I MAESTRI DEL GIALLO – HENRY WADE

a cura di Luigi Guicciardi

 

 

Il desiderio di riscoprire i grandi giallisti inglesi della Golden Age – e in particolare quelli raccolti intorno al mitico Detection Club di Londra (su cui si veda il nostro ultimo ritratto dedicato ad Anthony Berkeley) – non può esimerci adesso dal considerare Henry Wade, padre narrativo dell’ispettore John Poole di Scotland Yard e autore, seppur dimenticato, di altri romanzi meritevoli di un riesame.

 

Appartenente all’antica nobiltà britannica, Wade – il cui vero nome era Henry Lancelot Aubrey-Fletcher – nacque nel Surrey il 10 settembre 1887, figlio unico di sir Lancelot Aubrey-Fletcher, quinto baronetto di Clea Hall, contea di Cumberland, e di Emily Harriet Wade. Da principio studiò all’Eton College e alla Oxford University, poi seguì la carriera militare e svolse servizio attivo come ufficiale dei Granatieri in entrambi i conflitti mondiali, nel primo dei quali rimase ferito e ottenne la decorazione della Croix de Guerre. Nel secondo dopoguerra rivestì altre cariche pubbliche, in prevalenza di carattere onorifico, ma fu anche giudice di pace della contea del Buckinghamshire. Nella vita privata si sposò due volte, con Mary Augusta Chilton nel 1911 e con Nancy Cecil Reynolds nel 1965, quattro anni prima di morire, il 30 maggio 1969.

 

Con lo pseudonimo di Henry Wade, preso dal cognome della madre, ci risulta che abbia firmato ventun romanzi tra il 1926 e il 1957, in parte apparsi in Italia presso Crimen (sotto il fascismo), Casini e l’immancabile Mondadori, più un certo numero di racconti e romanzi brevi, mai tradotti da noi, di cui diremo. Fu anche uno dei membri fondatori del Detection Club, esperienza che gli permise di conoscere da vicino astri già nati o nascenti del Giallo inglese, quali Chesterton, la Sayers, Agatha Christie, Wills Crofts o John Rhode.

A vantaggio di studiosi impegnati o di semplici lettori, riteniamo utile mettere ordine nella produzione di Wade, redigendo un elenco cronologico dei suoi Gialli con le traduzioni italiane che ci è stato possibile conoscere, riservandoci per ultimo un commento critico sui suoi libri più importanti. Si comincia con The Verdict of You All del 1926, che inaugura la serie con l’ispettore Poole (Il delitto di mezzanotte, Crimen n. 17, 1932, a firma J. Briggs Myers), proseguendo via via con:

Missing Partners del 1928;

The Duke of York’s Steps del 1929 (La morte apparente, Crimen n. 4, 1931, a firma William Morley; poi Morte di un banchiere, a firma Henry Wade, Classici del Giallo Mondadori [CGM] 592, 1989);

Dying Alderman del 1930 (La morte del consigliere (Crimen n. 16, 1931, ancora a firma William Morley; poi Delitto nel municipio, a firma Henry Wade, I Gialli Mondadori [GM] 66, 1933, e via via nei Capolavori dei Gialli Mondadori [CapGM] 32, 1956, e CGM 895, 2001);

No Friendly Drop del 1931 (Il mistero della doppia morte, Crimen n. 19, 1932, a firma J. Briggs Myers; poi Il segreto di Tassart, a firma Henry Wade, CGM 189, 1974, e ancora CGM 1255, 2010;

Hanging Captain del 1932 (L’ultima sera, GM 79, 1933, poi CapGM 270, 1965;

Mist on the Saltings del 1933;

Constable Guard Thyself del 1934 (Il custode incustodito, GM 126, 1935; poi CapGM 92, 1958);

Bury Him Darkly del 1936;

The High Sheriff del 1937;

 Harvey in Scotland e Released for Death, entrambi del 1938;

Lonely Magdalen del 1940;

New Graves at Great Norne del 1947 (Terrore al villaggio, GM 2280, 1992);

Diplomat’s Folly del 1951 (La follia del diplomatico, GM 2206, 1991);

Be Kind to a Killer del 1952 (Condanna a morte, GM 302, 1954);

Heir Presumptive del 1953 (Erede presunto, GM 1752, 1982; poi CGM 807, 1997);

Too Soon to Die del 1953 (Troppo presto per morire, Casini [I Gialli del Secolo, 154] 1955; poi CGM 256, 1976);

Gold Was Our Grave del 1954;

A Dying Fall del 1955 (Una caduta fatale, Casini [I Gialli del Secolo, 242] 1956);

The Litmore Snatch del 1957.

 

Nessuna delle Short stories di Wade, invece (tutte degli anni Trenta), ci risulta tradotta – s’è detto – in italiano (The Three Keys; Duel; The Missing Undergraduate; Policeman’s Lot; Here Comes the Copper), senza contare altri racconti apparsi in antologie di Autori Vari, sempre negli anni ’30, o sulle pagine dell’Ellery Queen’s Mystery Magazine.

 

A giudizio di molti critici, i romanzi di Wade appaiono caratterizzati da una profonda omogeneità di stile e da un approccio razionale all’indagine, che utilizza strumenti rigorosamente aderenti alla tradizione del Giallo classico all’inglese. Fornito di precise nozioni in campo criminologico e tecnico, Wade ha sempre scelto la strada di un robusto realismo, avvalendosi di esso anche per disegnare fisionomie ambientali e psicologiche varie e accurate e dando vita a intrecci animati da una vitalità che manca, per esempio, alle opere di Freeman Wills Crofts (per cui rinviamo al nostro ritratto nei Maestri del Giallo del 3/7/2019), pur maestro dichiarato di Wade.

 

Come modernità di linguaggio e di strutture, “Wade trattiene parte del colore e degli espedienti cari al poliziesco di fine Ottocento (sparizioni, fughe, sostituzioni di identità, agnizioni finali), ma nella maggior parte dei suoi libri è superato quello schematismo così vincolante nei vecchi maestri” (così Di Vanni-Fossati, Guida al “Giallo”, Milano 1979), ed è inoltre possibile cogliere nei suoi romanzi un moderato ma continuo rinnovamento di temi, come, per esempio, nel ricorso, da parte della vittima, a un messaggio-chiave (Delitto nel municipio, 1930).

 

E’ soprattutto però negli anni Cinquanta che Wade pare staccarsi dalla tradizione del poliziesco classico per accostarsi a una narrativa più realistica, anticipando per molti versi autori di generazioni successive come John Wainwright. In Erede presunto e in Troppo presto per morire (1953), per esempio, colpisce la sua adesione ai canoni del thriller, così come è peculiare, in Una caduta fatale del 1955, l’indagine sulla morte di una donna che si spiega in modo plausibile sia come omicidio che come suicidio. Notevole è poi anche il ricorso di Wade al procedimento dell’inverted story, di cui l’esempio più probante può essere Mist on the Saltings del 1933, che però non abbiamo letto, data l’irreperibilità del testo in versione italiana.

 

Del primo Wade, invece, piace tuttora la felice vena descrittiva di un’Inghilterra di provincia, pittoresca nel suo grigiore, rivelata in romanzi come Morte di un banchiere (1929), Il segreto di Tassart (1931) o Il custode incustodito (1934), tutti caratterizzati dalla presenza del medesimo protagonista, l’ispettore John Poole, e che come tecnica di detection ricordano i romanzi di un altro autore inglese degli anni ’20 e ’30, Joseph Smith Fletcher.

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