Stasera al cinema… 18 Regali di Francesco Amato

Trama

18 Regali, film diretto da Francesco Amato, è la storia di Elisa (Vittoria Puccini), che a 40 anni ha perso la vita a causa di un male incurabile, lasciando il marito e la figlioletta di solo un anno. Sapendo di non avere speranze di vita la donna, prima della sua dipartita, pensa a come restare vicino alla piccola dopo la sua morte. È così che ogni anno nel giorno del suo compleanno Anna (Benedetta Porcaroli) riceve un regalo da suo padre Alessio (Edoardo Leo) per conto della madre, fino alla maggiore età. Con questi diciotto regali Elisa dimostra a sua figlia che, nonostante un fato avverso, lei c’è e che le è accanto. Il giorno in cui compie 18 anni, alla ragazza viene consegnato l’ultimo dono, ma Anna invece di presenziare alla sua festa organizzatela dal padre, decide di fuggire. Un regalo non sembra poter colmare il vuoto lasciato dalla madre, un’assenza che l’ha spinta sempre a ribellarsi, anche il giorno del suo compleanno, decidendo di girovagare nella notte piuttosto che festeggiare. Giovane, piena di pensieri, triste e addolorata, Anna non si accorge che una macchina corre dritta verso di lei, investendola. Quando si risveglia dal suo incidente la giovane riceve il regalo che ha sempre voluto nella sua vita: sua madre è lì con lei. Finalmente le due donne possono confrontarsi, parlare e conoscersi.

 

Recensione a cura di Stefania Ghelfi Tani

Avevo grandi aspettative, una storia vera che in parte mi tocca personalmente; purtroppo questa pellicola di Francesco Amato non mi ha colpita nel profondo.

Comprendo come il tema dovesse essere affrontato in punta di piedi per rispetto verso la reale protagonista e la sua famiglia ma forse la delicatezza della narrazione è troppa e non permette un coinvolgimento emotivo che la perdita descritta avrebbe richiesto.

Amato sceglie un percorso non banale, potremmo definirlo surreale, permettendo sì ai nostri occhi un confronto tra madre e figlia ma portando, a mio avviso, ad una distanza emozionale. Grande rispetto da parte del regista, (la sceneggiatura è scritta da Massimo Gaudioso e Davide Lantieri affiancati da Alessio Vincenzotto, il vero padre) ma questo riguardo sicuramente dovuto si risolve in un distacco, e nonostante la vicenda reale sia intensa e tragica, lo spettatore non riesce ad entrare in empatia completa con i protagonisti. La manipolazione temporale fantastica che allontana dalla realtà non lascia spazio alla creazione di propri pensieri, sensazioni, emozioni.

Vittoria Puccini ed Edoardo Leo sono bravi ma forse troppo misurati, la prova attoriale di Benedetta Porcaroli è invece straordinaria, incarna perfettamente l’adolescente ribelle piena di sofferenza interiore. Sguardi, azioni , immobilità, tremore, parole, silenzi: recita con ogni grammo di se stessa.

Scegliere di lasciare qualcosa per accompagnare il proprio figlio non potendo essere presenti è un gesto di grande amore, responsabilità e tenerezza. Tentare, in minima parte, di colmare un vuoto, di depositare un’eredità sentimentale è bellissimo, difficile, generoso ed egoistico al tempo stesso.

Cosa significa ricevere ogni anno in dono un pensiero da chi non si è mai conosciuto, sapere che questo ciclo avrà una fine, dire grazie e addio a chi non c’è pur facendo sentire la propria presenza? Sofferenza, melanconia, rabbia e cos’altro?

Cosa significa restare e fare il lavoro di due, dare l’amore di due, comprendere, imparare, insegnare, leggere nell’animo di un figlio e mettere da parte il proprio dolore?

Penso che la reazione sia del tutto soggettiva e niente sia passibile di giudizio ma solo di comprensione ed empatia.

Si esce dalla sala dispiaciuti ma non fortemente addolorati con la sensazione che manchi qualcosa. È la storia a commuovere, non il film. Ma un racconto così potente non è certo facile da portare sullo schermo, molti i rischi.

Un film che mi ha dato brezza ma avrei voluto tempesta, mi ha accarezzata ma avrei voluto essere schiaffeggiata, mi ha graffiata ma avrei voluto essere ferita, mi ha assaggiata ma avrei voluto essere divorata, mi ha donato due lacrime ma ne avrei desiderate mille.

Non mi ha scavata, mi ha sfiorata.

Comunque da vedere per ricordare sempre di dare il giusto valore alla vita, all’amore, al tempo.

 

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