Oggi parliamo con… Michele Catozzi

a cura di Alessandro Noseda

È venuto a trovarci uno scrittore grande amico di Gialloecucina: Michele Catozzi.

 

Benvenuto Michele!

M.C.: Grazie per l’ospitalità e complimenti per la tenacia con cui porti avanti il progetto di Gialloecucina. Otto anni di blog non sono impresa da tutti!

 

Sei da qualche giorno in libreria con “Marea tossica” (TEA), l’ultima indagine del commissario Aldani. Ci anticipi qualcosa?

 

M.C.: Inizierei con una citazione dalla quarta di copertina del libro: “Un nuovo caso per il commissario Nicola Aldani, tra le ombre senza pace del Petrolchimico di Porto Marghera e le luci di una Venezia fredda, minacciata e bellissima”. Non è opera mia ma del mio editore. Credo colga appieno l’essenza del romanzo.

Proseguirei con la dedica sul frontespizio: “Agli operai del Petrolchimico, immolati a una modernità di plastica, traditi dai padroni, morti per i propri figli”. Questa l’ho scritta io e, mi rendo conto, è molto impegnativa.

Infine la storia, che è abbastanza intricata, come sempre d’altronde, e di cui non svelerò troppo: c’è un cadavere restituito dal terreno avvelenato dell’ex Petrolchimico e tre anziani morti in un misterioso incidente nautico nella laguna di Venezia. L’indagine si svolge al tempo attuale (in realtà nel 2013), ma su di essa incombono i fantasmi dolenti del Petrolchimico con il suo retaggio di centinaia di operai morti per CVM (il gas cancerogeno da cui si ricavava il PVC, la plastica) e un processo giudiziario la cui sentenza storica è arrivata troppo tardi lasciando una ferita mal cicatrizzata.

Aldani è profondamente coinvolto da quel luogo che tocca corde profonde nei suoi ricordi.

La stesura di questa terza indagine di Aldani, che arriva dopo “Acqua morta” e “Laguna nera” (entrambi pubblicati da TEA) e che si dipana tra Porto Marghera e Venezia, è stata per me un percorso faticoso, anche perché legato a ricordi personali. Sono stato assorbito da un lungo lavoro di ricerca e documentazione, per ricostruire con precisione la storia del Petrolchimico, anche se poi nel romanzo ho utilizzato solo una piccola parte delle informazioni raccolte. Ho scritto una corposa nota autore soltanto per spiegarlo ai lettori. La nota inizia così: “Questa è la storia di un’ossessione”. Direi che rende bene l’idea, non trovi?

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