I MAESTRI DEL GIALLO a cura di Luigi Guicciardi – DOROTHY SAYERS

Dopo tanti giallisti, ritratti nei mesi scorsi, in parte dimenticati dai lettori contemporanei, ecco stavolta una firma inglese che non esige particolari sforzi mnemonici, risultando tuttora una delle più popolari scrittrici di romanzi polizieschi dopo Agatha Christie grazie al suo personaggio, a sua volta celeberrimo, di lord Peter Wimsey. La definizione di giallista, tuttavia, appare riduttiva nei confronti delle molteplici attività culturali della Sayers, che fu via via – nei 64 anni della sua vita – insegnante di letteratura, redattrice pubblicitaria, poetessa e drammaturga d’àmbito religioso, traduttrice, saggista e critico letterario. Interessi culturali diversi, quindi, e diverse tipologie di opere, su cui peraltro non ci soffermeremo, non rientrando nei confini del genere Giallo, fatta eccezione solo per la straordinaria opera di traduzione e commento della Divina Commedia del nostro Dante Alighieri, che fin dalla giovinezza aveva affascinato lei, una delle prime donne laureata con lode a Oxford in letteratura medievale nel 1915. Avviata a metà degli anni Trenta, e sentita come una “missione sacra”, la traduzione della Commedia si arrestò agli ultimi canti del Paradiso a causa della morte della Sayers, avvenuta a Witham il 17 dicembre 1957. Per la cronaca, l’Inferno (I: Hell) apparve nel 1949, il Purgatorio (II: Purgatory) nel 1955, e il Paradiso (III: Paradise) – incompiuto e completato da Barbara Reynolds – nel 1962, meritandosi l’apprezzamento di Umberto Eco, che in Mouse or Rat? (London, 2003) attribuì alla versione della Sayers la palma di miglior traduzione in lingua inglese, “nel mantenere almeno gli endecasillabi e la rima.”

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