Asia. Ombre e intrighi nella Brescia che conta – Roberto Van Heughten

Trama

Primavera 2009. Il crack Lehmann Brothers mostra i suoi nefasti effetti anche nella provincia bresciana, terra di industriali ed enormi patrimoni di antica genesi. Fra queste spicca la famiglia Vangadizza, a capo di un impero economico che ha sedi in tutto il mondo. Una famiglia e un’azienda in apparenza solidissime, sconvolte dalla tragica e improvvisa morte del fondatore, il Cavalier Cesare, di cui, al termine di una frettolosa indagine, gli inquirenti decretano il suicidio. Asia, nipote prediletta, al fianco del nonno nella conduzione delle imprese, non si rassegna a questa versione, né all’apertura del testamento che causa un improvviso stato di povertà suo e delle due sorelle: Allegra, frivola, appariscente, capricciosa, e Ambra, pittrice di successo dalla personalità fragile e insicura. Davvero il nonno ha deciso di togliersi la vita? E dove è finito il suo immenso patrimonio? E soprattutto, che c’entra in tutto questo Gianluca Vanetti, biografo di professione, malato di golf e residente con la gatta Opal nella bellissima casa sul meteorite, nel cuore della Valtènesi? Un romanzo in cui figure ambigue si muovono sullo sfondo di una vicenda che assume connotati sempre più misteriosi e tragici. Un giallo classico ambientato in due mondi popolati da personaggi feroci e spietati: l’alta finanza e la famiglia.

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I MAESTRI DEL GIALLO – JACQUES FUTRELLE

a cura di Luigi Guicciardi

Se ripensassimo oggi al Titanic – affondato nelle acque del Nord Atlantico il 15 aprile 1912 – tra le opere ispirate in qualche modo a quel tragico evento forse ci verrebbero in mente un poemetto di Hans Magnus Enzensberger, La fine del Titanic (1978; tr. it. 1980), un album di Francesco De Gregori, Titanic (1982) e soprattutto il film di James Cameron, quel Titanic del 1997 che consacrò la fama di  Leonardo Di Caprio e Kate Winslet. Ma quel che pochi ricordano è che con quella tragedia s’interseca anche la storia del Giallo nella figura di Jacques Futrelle, unico scrittore di polizieschi a risultare realmente nell’elenco delle vittime del Titanic.

 

Nato a Pike County, in Georgia, il 9 aprile 1875 da una famiglia di discendenze ugonotte, lo statunitense Jacques Heath Futrelle fu per quasi tutta la sua breve vita un giornalista. Iniziò dalla cronaca sportiva dell”Atlanta Journal”, passò al “Boston Post”, al “New York Herald” e infine al “Boston American”, sulle cui pagine, nel 1905, esordì il protagonista dei suoi primi Gialli, il coltissimo professor Augustus S.F.X. Van Dusen, detto Thinking Machine (ossia “La Macchina pensante”, per la sua costante applicazione della logica alla soluzione dei casi polizieschi), in una versione a puntate di The Problem of Cell 13. Il successo di questo nuovo personaggio fu tale da indurre Futrelle a lasciare il “Boston American” e a dedicarsi ai romanzi e ai racconti a tempo pieno, che compose in prevalenza nella sua casa a Scituate nel Massachusetts (da lui battezzata “Stepping Stones”), dove visse con la moglie, la scrittrice Lily May Peel, sposata nel 1895, e i due figli Virginia e Jacques John jr.

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Il tribunale degli uccelli – Agnes Ravatn

Trama

Allis Hagtorn, giovane promessa della tv travolta da uno scandalo, decide di lasciare il lavoro e il marito e di cercare rifugio nell’anonimato di un lavoro umile. In una sorta di esilio volontario, accetta il posto di domestica al servizio di Sigurd Bagge, un quarantenne misterioso che vive appartato sulla riva di un fiordo. Allis dovrà servirgli tre pasti al giorno, occuparsi della villetta e del giardino, e lasciarlo in pace. Protetta dalla natura norvegese, tra il bosco e il mare, messa a confronto con sfide per lei inedite, come cucinare un pollo arrosto, dissodare un terreno abbandonato o respingere un’invasione di roditori, Allis si convince che la vita le abbia offerto una seconda possibilità. Ben presto, però, il fascino oscuro di quell’imprevedibile padrone di casa comincia a dominare i suoi giorni. A mano a mano che i due si avvicinano, prende corpo una domanda cruciale: chi è Sigurd Bagge, e che cosa vuole da Allis? Il romanzo di Agnes Ravatn è attraversato da un’inquietudine strisciante. La costa deserta e isolata, uccelli hitchcockiani e colpe segrete fanno da sfondo a un thriller psicologico, una storia di paure e misfatti, reali e immaginari, segnata dalle ossessioni e dalla ricerca del controllo; una storia in cui il seducente paesaggio nordico – foreste, fiordi, parchi dalla vegetazione selvaggia – diventa esso stesso protagonista, e i due personaggi principali, ambigui, sfuggenti, indecifrabili, alimentano il senso di disagio, distillando terrore a ogni pagina.

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Il giallo di ponte sisto – Max e Francesco Morini

Trama

Quando un giovane comico, Simone Rossmann, scompare, l’ispettore Ceratti è chiamato a seguire le indagini. Recatosi nell’appartamento del ragazzo, trova un vecchio disco incantato su un grammofono, che ripete la parola “morire”. La voce del disco è quella del divo del varietà del Novecento, Ettore Petrolini. Sembrerebbe una macabra coincidenza, ma le stranezze non sono finite: il palazzo in cui l’appartamento si trova è proprio quello dove aveva vissuto il grande attore romano e l’appartamento è tappezzato da sue immagini, foto e locandine. Ceratti convoca allora il suo amico libraio, Ettore Misericordia, chiedendogli come al solito un aiuto nelle indagini. Un caso così intricato, infatti, ha bisogno dell’intuito di qualcuno in grado di immergersi totalmente nella storia di inizio Novecento, senza tralasciare i dettagli più insoliti che potrebbero rivelarsi determinanti. Ha così inizio un’indagine rocambolesca, che si addentra nella vita movimentata di Ettore Petrolini, un uomo vissuto quasi un secolo prima. I misteri del passato si intrecciano con quelli del presente dando vita a un’avventura piena di colpi di scena tra palazzi e strade romane.

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Il montacarichi – Frederic Dard

Trama

All’interno di un cortile parigino adibito a legatoria, un montacarichi conduce all’appartamento di Madame Dravet. A qualche strada da lì, una sera di Natale dei primi anni Sessanta, Albert Herbin, appena uscito di prigione, è solo al tavolo di un rinomato ristorante della città. Qui i suoi occhi incontrano la signora Dravet, che siede insieme alla figlia. La donna è bellissima. In maniera del tutto imprevedibile e altrettanto efficace, l’uomo riesce ad accompagnare a casa la donna, che infine lo invita per un ultimo bicchiere al secondo piano di questo stabile per metà abitazione, per metà fabbrica.L’attrazione tra i due sembra essere destinata a concludersi sul comodo divano del salotto di Madame, ma invece su quel divano giace disteso, assassinato, il marito della donna. Nelle ore che seguono, e fino all’alba, Albert si troverà avvinto a fatti concitati, legato al destino di Madame Dravet e al suo ruolo misterioso in questa conturbante vicenda. Noir francese allo stato puro, Il montacarichi è una gemma del genere, un bianco e nero nitido con una femme fatale irresistibile.

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Sarà una lunga notte – Dov Alfon

Trama

Quando il commissario Jules Léger, della polizia giudiziaria di Parigi, arriva al Terminal 2 dell’aeroporto Charles de Gaulle, il mal di testa è in agguato e la situazione già piuttosto complicata: Yaniv Meidan, venticinquenne israeliano sbarcato dal volo El Al 319 proveniente da Tel Aviv e innocuo responsabile marketing di un’azienda di software, è appena scomparso da uno dei luoghi più sicuri di Francia. I filmati delle videocamere sorveglianza mostrano Meidan salire in ascensore in compagnia di una bionda e subito dopo… sparire nel nulla. Il colonello Zeev Abadi, responsabile fresco di nomina dell’unità 8200 dei Servizi segreti israeliani, si trova a Parigi “per caso”. Sempre che uno al caso ci creda. E adesso pretende di ficcare il naso nelle indagini di un sempre più diffidente Léger. Mentre al quartier generale di Tel Aviv gli aggiornamenti di intelligence sul caso Meidan si succedono a ritmo vertiginoso, un secondo cittadino israeliano reduce dal volo El Al 319 viene prelevato con la forza da un commando cinese. Trasformando quello che pareva un caso di polizia in un inquietante garbuglio su scala internazionale. Ambientato nell’arco di ventiquattro, concitatissime ore tra Parigi, Tel Aviv, Washington e Macao, e scandito da un numero impressionante di cadaveri e colpi di scena, Sarà una lunga notte è un thriller intelligente dall’intreccio straordinariamente efficace e venato di tagliente ironia. In grado di illuminare, grazie all’esperienza sul campo del suo autore, gli aspetti più opachi e paradossali del mondo in cui viviamo. Con 60.000 copie vendute e 24 settimane in testa alle classifiche in Israele, Sarà una lunga notte è un caso editoriale in corso di traduzione in 12 paesi, destinato a diventare una serie tv prodotta dai creatori di Hatufim, la serie che ha ispirato Homeland.

 

Recensione  a cura di Rino Casazza

Conoscendo personalmente e apprezzando l’opera dei due maggiori autori italiani di “spy story”, Stefano Di Marino e Andrea Carlo Ceppi, maestri nel confezionare trame spionistiche avvincenti, di respiro internazionale e ancorate all’attualità, non ho trovato particolarmente originali le vicende di “Sarà una lunga notte”di Dov Alfon.

Alfon risulta essere un addetto ai lavori in quanto ex agente del Mossad, ma neanche questo è un fattore di novità, visto che i citati due alfieri di “Segretissimo”sono profondi conoscitori e documentati saggisti di storia e tecniche dello spionaggio e comunque la schiera degli ex “007” passati alla narrativa è parecchio folta. Essa annovera, per esempio, i famosissimi John Le Carré e Graham Greene.

Di “sarà una lunga notte “si loda il ritmo indiavolato.

Come indica il titolo, la storia si dipana con continui colpi a sorpresa in un tempo brevissimo, ma lo schema è già conosciuto.

Solo per citare alcuni esempi, anche “Cripto”di Dan Brown ha queste caratteristiche, e ricordo, una decina d’anni fa, l’enorme effetto ottovolante che creava la vicenda “concentrata”de “Il giorno dopo domani”di Allan Folsom.

Ciò premesso, “sarà una lunga notte”resta un libro interessante, consigliabile per pregi che vanno al di là dello stretto argomento spionistico.

Indico i più notevoli.

La storia d’amore tra due dei protagonisti, la spigolosa ma brillante funzionaria dell’unità speciale del Mossad e il suo capo all’estero, caduto in disgrazia ma resuscitato per l’occasione.

I due sono predestinati ad amarsi prima di conoscersi e parlarsi al telefono. È un colpo di fulmine che sboccia a distanza, e procede tra colloqui rigorosamente professionali in cui si scambiano invece che dolci effusioni incisivi pareri sul caso spinoso che debbono risolvere.

Alla base, c’è l’aspetto che segue.

La sindrome dell’abnegazione.

Spesso ci si chiede da dove viene la forza militare di Israele, e il romanzo entra felicemente nella mentalità di un popolo accerchiato che vuole, fortissimamente vuole sopravvivere. Il suo servizio segreto non è esente dai vizi e dalle deviazioni di queste strutture, come neanche il suo esercito e il suo stesso governo, ma è destinato a venirne a capo con una tenacia incrollabile che è un po’ anche una condanna. Chi ha ricevuto direttamente da Dio le “Tavole della Legge” può perdersi e traballare, ma mai fallire.

 

Dettagli

  • Copertina rigida: 491 pagine
  • Editore: DeA Planeta Libri (28 maggio 2019)
  • Lingua: Italiano
  • ISBN-10: 8851171432
  • ISBN-13: 978-8851171438

La Guerra dei Marsi – James Fantauzzi

Trama

La storia illustrata della guerra sociale, detta anche guerra marsica, scritta e disegnata dal marsicano James Fantauzzi, ci narra le fasi salienti delle vicende che portarono i popoli italici, marsi compresi, a entrare in conflitto, nel 91 a. C., con la più grande potenza militare e politica dell’epoca: la Repubblica romana. Poppedio Silone, comandante dei marsi, vedendo svanire la possibilità di ottenere la cittadinanza romana per sé e per tutti gli italici a seguito dell’uccisione del tribuno della plebe e fidato amico Livio Druso, assume il comando di un esercito di 200.000 uomini insieme al sannita Gavio Papio Mutilo, per iniziare le ostilità. Dopo lunghi mesi di sanguinose battaglie contro le legioni di Roma, da Ascoli a Taranto, Silone rimarrà l’unico vero capo indiscusso di quella confederazione entrata nella storia con la denominazione… Italia.

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Vecchie noiose – Gaia de Beaumont

Trama

Che cosa succede se una donna appena pensionata ma ancora in cerca del grande amore decide di trasferirsi in un paesino nel quale improvvisamente si accorge di essere la più giovane, di essere cioè circondata da vecchi? Anzi, da vecchie? C’è chi è sempre di pessimo umore e chi prega; una è in prigione da anni, una fa la spiritosa, un’altra parla alla gatta sovrappeso, e altre ancora – macerate dall’invidia – guardano dall’alto in basso le vicine tracannando litri di caffè e quantità indescrivibili di alcol. I mariti sono morti da anni. Le signore sono molto anziane ma potrebbero vivere ancora uno o due decenni, come pure succede, e allora fanno quel che possono: vanno dal parrucchiere, giocano a Scarabeo, cercano di capire come funzionano i nuovi apparecchi telefonici, commentano gli avvenimenti di cronaca. Stordite dai fantasmagorici colori dei nuovi televisori a schermo piatto, dove sedicenti profeti annunciano «l’imminente fine del mondo», prendono per buono tutto quello che sentono. Inoltre, Maria Gioconda, la scriteriata giovanetta appena giunta in paese, si appresta a sovvertire per sempre la loro vita quotidiana, affiancata da un carosello di personaggi indimenticabili: un prete che non vede l’ora di scappare, un vanaglorioso novantenne in pantaloncini «blu oltremare o blu oltrecielo» che si allena per la maratona di Londra, negozianti che invecchiano insieme alla loro clientela, un cane duro d’orecchi, un becchino depravato a cui piacciono le vecchie signore, e poi mariti defunti che di notte appaiono per rassicurarle, amiche pettegole, nuore cattive, figli depressi e vendicativi. Con ironia, fantasticheria e un’attentissima osservazione del mondo contemporaneo, Gaia de Beaumont racconta l’avventura – quasi western – di come si arriva e si scappa dalla vecchiaia.

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Il Pianto dell’Alba. Ultima ombra per il commissario Ricciardi – Maurizio de Giovanni

Trama

Con un colpo di scena struggente il commissario Ricciardi chiude il suo ciclo.

«La paura, pensò Ricciardi. La paura, quella morsa allo stomaco e al cuore, il respiro che si fa corto, il sudore. Se hai qualcuno che ami, se qualcuno dipende da te, la paura è diversa. Cambia colore.»

Tutto il dolore del mondo, è questo che la vita ha riservato a Ricciardi. Almeno fino a un anno fa. Poi, a dispetto del buonsenso e delle paure, un pezzo di felicità lo ha preso al volo pure lui. Solo che il destino non prevede sconti per chi è condannato dalla nascita a dare compassione ricevendo in cambio sofferenza, e non è dunque su un omicidio qualsiasi che il commissario si trova a indagare nel torrido luglio del 1934. Il morto è l’uomo che per poco non gli ha tolto la speranza di un futuro; il principale sospettato, una donna che lo ha desiderato, e lo desidera ancora, con passione inesauribile. Così, prima di scoprire in modo definitivo se davanti a sé, ad attenderlo, c’è una notte perenne o se ogni giorno arriverà l’alba con le sue promesse, deve ancora una volta, più che mai, affrontare il male. E tentare di ricomporre, per quanto è possibile, ciò che altri hanno spezzato.

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