L’ultima volontà – Roberto Perrone

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Recensione a cura di Massimo Ghigi

Ho scoperto Roberto Perrone e il suo Annibale “Carrarmato” Canessa con il precedente libro della serie, ‘L’estate degli inganni’, e sono rimasto folgorato! Libro letteralmente divorato! Stessa sorte è toccata a questo nuovo ‘L’ultima volontà’ che ha definitivamente messo l’autore nella mia lista dei preferiti.

Noir bellissimo dove si mischiano tracce di altri generi in una perfetta miscela; un finale da giallo, umani sentimenti e passioni disseminati lungo il racconto, action in giusta quantità e sempre al servizio della storia, mai esagerato a rendere il tutto finto o macchiettistico.

Il protagonista, Annibale Canessa, è la personificazione, il compendio di tutto quanto sottolineato in precedenza; è assolutamente credibile con la sua umanità, la sua fallibilità; talvolta e, nello stesso tempo, è personaggio fuori dall’ordinario con il suo profondo senso di giustizia, mai e poi mai piegato da compromessi o comodi distinguo.

Canessa ha poche, semplici regole, alle quali si attiene scrupolosamente; una di queste è tenere sempre gli affetti lontano dal pericolo che, con il suo lavoro di ex colonnello dell’Arma di fatto mai andato in pensione, inevitabilmente comportano. Ecco però che, suo malgrado, questa volta le persone a lui più care si trovano nel bel mezzo di una doppia indagine ad altissimo rischio.

Ci sono tanti morti più o meno ‘freddi’ a cui dare giustizia, a cui ridare dignità dopo che sono anche stati macchiati da calunnie; Canessa lo deve a loro, lo deve a chi chiede il suo aiuto e lo deve a se stesso e al rispetto dei propri principi; ripeto,  non ci sono compromessi e non guarda in faccia a nessuno perché spesso, purtroppo, scoprire la verità, comporta un prezzo alto da pagare.

La scrittura di Perrone è veramente lineare e diventa semplice seguire le sue trame, nonostante ci siano vari personaggi coinvolti o, talvolta, ci si trovi catapultati nel passato, tramite ricordi narrati o flash-back; la lettura è assolutamente agevole e scorrevole, pregio non da poco, che porta il lettore a macinare pagine per vedere ‘dove andrà a parare’ l’autore!

Una duplice trama molto avvincente e intrigante che, inevitabilmente alla resa dei conti, porta un unico nome sul libro dei cattivi di ‘Carrarmato’ Canessa; conoscendo il tipo, mi sa che finire su quel libro è quanto mai da evitare!

Non mi resta che consigliare spassionatamente la lettura di questo ennesimo colpo messo a segno dalla Rizzoli, per impreziosire una collana ìda avere tutta e anche da rileggere! Un plauso al bravissimo Roberto Perrone, autore e narratore con i fiocchi!

Alla prossima!

Trama

Un ex brigatista rosso ammette in punto di morte di non aver compiuto la strage per cui ha scontato decenni di galera. Non è stato lui ad aver massacrato, nel 1986, tre carabinieri nella campagna emiliana. Una confessione al contrario che significa solo una cosa: i veri assassini sono ancora in libertà. E sono potenti. Hanno depistato, intorbidito le acque, creato un labirinto di specchi in cui la verità sembra irraggiungibile. Ma l’ex colonnello dell’Arma Annibale Canessa non si fermerà di fronte a nulla pur di fare giustizia, ed è per questo che riunisce la sua squadra: il fido maresciallo Ivan Repetto, Piercarlo Rossi detto il Vampa, miliardario e aspirante uomo d’azione, l’atipico hacker Matteo Bernasconi. Con loro affronta un’indagine che lo porterà a esplorare i recessi più oscuri della storia italiana, un caso che affonda le radici nelle ombre della Resistenza e della Liberazione, e le allunga fino ad oggi, nei palazzi romani della politica. Una pista di sangue lunga settant’anni, costellata di morti innocenti e di segreti inconfessabili. Mentre il colpevole continua a tessere le sue trame, l’ex colonnello si ritroverà faccia a faccia con l’anima nera di un Paese in pace, ma mai pacificato. Con la terza avventura di Annibale “Carrarmato” Canessa, Roberto Perrone torna ad affondare le mani nelle pieghe più oscure della storia d’Italia.

Dettagli

  • Genere: Noir
  • Copertina flessibile: 415 pagine
  • Editore: Rizzoli (16aprile 2019)
  • Collana: Nero Rizzoli
  • Lingua: Italiano
  • ISBN-10: 8817129941
  • ISBN-13: 978-8817129947

 

La donna del lago – Valerio Marra

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Recensione a cura di Gino Campaner (ginodeilibri)

La donna del lago è la riedizione edita da Newton Compton di uno dei primi libri scritti da Valerio Marra ossia “Il volto del male” che nel 2016 ottenne consensi e diversi meritati riconoscimenti. Questa nuova edizione, ne siamo certi, non sarà sicuramente da meno.

Troviamo Lorenzo Festa, giovane e ambizioso poliziotto, ancora nella veste di sostituto commissario (ora è vicequestore) coadiuvato dal fidatissimo ed efficiente agente scelto Russo. Il caso da risolvere risulta spinoso, soprattutto per le implicazioni che potrebbero scaturirne. E’ stata infatti assassinata la compagna di un noto presentatore televisivo nonché ex moglie di un famoso pittore. Le ipotesi investigative sono più di una e con l’avanzare del racconto le indagini si complicano ulteriormente per il possibile coinvolgimento di nuovi insospettabili indiziati. In più la vita privata di Festa si intrica ulteriormente, grazie a vicende sentimentali che lo mettono in difficoltà: la relazione nata col sostituto procuratore Antonella Greco soddisfa una sua irrefrenabile ambizione (con lei al suo fianco sarebbe più semplice fare carriera) o rappresenta il preludio di un vero amore? Alla fine Festa riuscirà a tirare le fila dell’intera vicenda, ma a volte giungere alla verità non è poi così importante, soprattutto se la cosa può mettere a repentaglio la carriera.

Personalmente ho trovato “La donna del lago” un ottimo giallo, denso di momenti emozionanti e con una discreta suspense. La brevità dei capitoli e l’incalzare delle indagini aiutano a tenere desta l’attenzione; a mio parere la seconda parte è più vivace e briosa della prima. Il finale, poi, è un vero tourbillon di avvenimenti con sorprese a ogni pagina e con una conclusione imprevedibile. Complimenti all’autore che aspetto presto con una nuova avventura del vicequestore Festa.

 

Trama

In un’afosa mattina di fine estate, il cadavere di una donna emerge dalle limacciose acque del lago, seminando lo sconcerto tra gli abitanti della tranquilla cittadina di Castel Gandolfo. La donna è molto conosciuta in paese, in quanto al centro di una vicenda amorosa che coinvolge l’ex marito, pittore in crisi, e un noto presentatore televisivo. Il caso viene assegnato a Lorenzo Festa, sostituto commissario giovane e ambizioso, che dovrà confrontarsi con personaggi poco avvezzi alla verità, nonché con il fumoso ambiente della politica e il mistero di un’antica setta. Tutto sembra parte dello stesso disegno, ma Festa sa bene che in un caso simile nulla può essere dato per scontato. L’indagine, infatti, si rivela ben presto una discesa progressiva e implacabile verso gli inferi della follia umana. Il giovane commissario dovrà scandagliare gli antri più bui del vivere quotidiano, per scoprire quanto labile e a volte ingannevole possa essere il confine tra normalità e pazzia.

 

Dettagli

  • Genere: giallo
  • Copertina flessibile: 254 pagine
  • Editore: Newton Compton (9 maggio 2019)
  • Collana: Nuova narrativa Newton
  • Lingua: Italiano
  • ISBN-10: 8822727398
  • ISBN-13: 978-8822727398

 

Ti ammazzerò stasera- Marco Neirotti

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Recensione a cura di Stefano Cassini

Marco Neirotti ci porta in un paese innominato. Senza un nome perché potrebbe trovarsi in qualsiasi parte d’Italia dove esiste  il problema della convivenza tra diverse etnie (albanesi, rumeni, nord e centro africani).

La situazione è affrontata in modi diversi: si va dalla solidarietà dei volontari all’odio di chi sente minacciata la propria esistenza e cultura. A metà strada, tra questi due atteggiamenti, c’è quello di  un vecchio, ex galeotto, che conduce la sua esistenza ai margini del paese, sia da un punto di vista di rapporti umani che in senso fisico. Unica compagnia, una piccola banda di cani anch’essi rifiuti della società.

Il suo senso di onestà lo porterà a scontrarsi con giovani irrequieti, che scaricano le proprie frustrazioni e le tensioni con i genitori, nell’odio verso gli immigrati e vedono nel vecchio, testimone di un attentato al centro dove sono tenuti i nuovi arrivati, un ostacolo ai loro piani xenofobi.

I carabinieri però, perfettamente a conoscenza degli umori del paese faranno di tutto per evitare che qualcuno si faccia male. Ci riusciranno? Forte della sua esperienza di giornalista “sul campo”, l’autore disegna uno spaccato della società attuale. Non mancano frecciate alle istituzioni colpevoli di non saper gestire il problema dell’integrazione.

Trama

Un centro di provincia cresciuto rapidamente, non più paese e non ancora città, confuso tra un’identità di antichi valori che si sfaldano e una nuova identità ricalcata sul modello proposto con insistenza dai media. Qui sono state accolte e integrate nel tempo emigrazioni diverse, ma l’arrivo di profughi sistemati in un’ex caserma fa divampare con violenza l’inquietudine, la paura, il bisogno di nemici che rispecchiano il clima che stiamo vivendo oggi. Dopo il lancio di molotov nella struttura, la tensione irrompe in tutti gli ambienti. Nell’arco di una giornata i pochi militari della stazione dei Carabinieri devono fronteggiare segnali di razzismo violento, l’irrequietezza dei rifugiati, il progetto d’omicidio messo a punto da un esaltato e due suoi gregari, la cecità di genitori, l’ira opposta di gente pacifica che si oppone al nuovo clima. Vittime designate di due azioni sono gli stranieri nell’ex caserma e un ex detenuto per omicidio che, scontata la pena, vive in una baracca fuori paese con un branco di cani randagi ed è l’unico a schierarsi dalla parte della legge. La mattina si annuncia un’azione violenta. I carabinieri cercano di arginare un disastro in cui più d’uno diventa pronto ad ammazzare. Chi, prima che la giornata finisca, riuscirà nell’intento?

Dettagli

  • Genere: Narrativa contemporanea
  • Copertina flessibile: 148 pagine
  • Editore: Golem edizioni (11 aprile 2019)
  • Collana: Mondo
  • Lingua: Italiano
  • ISBN-10: 8885785344
  • ISBN-13: 978-8885785342

Il gusto speziato dell’amore – Silvia Casini

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Recensione a cura di Alessandra Rinaldi

“É giunta l’ora di fare vedere l’arcobaleno che è in te

NeIl gusto speziato dell’amore di arcobaleni ce ne sono parecchi: gli odori delle spezie, il sapore del cibo, l’armonia della musica, il calore dell’amore, il profumo dell’amicizia.

Una combinazione di colori descritti con competenza: ricette gustose abbinate a brani musicali scelti appositamente, l’amore che si contrappone a alla ragione, la sofferenza che vuole lasciare spazio alla felicità. Tutto amalgamato per dare vita a una storia intrigante, a un romanzo rosa che fa sorridere, ma anche sognare.

I protagonisti principali sono Stella e Gabriele, ma a svolgere un ruolo decisivo per l’originalità della trama sono i personaggi comprimari. Lisa, Tommaso, la nonna Egle e soprattutto Maria rivestono un ruolo determinante nel rendere il romanzo ancora più godibile.

L’intreccio lo si intuisce già dalle prime battute, in qualche punto risulta banale e troppo simile ai classici film di Meg Ryan, ma i dialoghi sono credibili e la narrazione risulta comunque avvincente.

Una coprotagonista importante è la città di Roma. L’autrice riesce a farci percepire il vento, i profumi, gli odori e il cicaleccio delle persone. La capitale viene descritta con dettagli accurati, i quartieri sono ben delimitati e le acque del Tevere diventano quasi un sussurro.

Stella gestisce una libreria insieme a sua sorella. Ha scritto un libro di successo sotto pseudonimo.

Si è “nascosta” dietro a un altro nome, non solo per il desiderio di maggiore privacy, ma per sfuggire a un passato doloroso e, soprattutto, per la difficoltà di accettarsi.

Isolarsi, per Stella, è un modo per mascherarsi, per creare una vita meno complicata e per sognare qualcosa di diverso.

E scopriremo che anche Gabriele non è quello che tutti si aspettano. Dietro al suo cinismo, si cela un uomo che ha sofferto e che ha trovato nella cucina un modo per esprimere se stesso.

Il romanzo è una continua altalena tra un passato doloroso e un presente pieno di sogni e speranze.

E il finale è una sorpresa per il lettore: pagine di ricette originali e creative.

Un libro da annusare, inventare e immaginare.

 

Trama

Stella si è trasferita da Firenze a Roma per dimenticare il suo ex e aprire una libreria galleggiante sul Tevere specializzata in arte culinaria: Il sapore dei libri. Proprio dalla fusione di queste passioni è nato «Florario rock», il ricettario che Stella ha firmato con lo pseudonimo JosephineAlcott, best-seller e caso editoriale dell’anno. Per superare il divorzio, Gabriele ha deciso di trasferirsi da New York a Roma, dove gestisce una società di format TV e si dedica alla sua passione segreta: la cucina. Il giorno in cui si imbatte nella lettura di «Florario rock», gli eventi prendono una piega inattesa. Ne è talmente entusiasta da scrivere all’autrice dando inizio a una fitta corrispondenza. Ma il giorno in cui organizza un evento per incontrare l’acclamata scrittrice, Gabriele scoprirà che non esiste alcuna JosephineAlcott…

 

Dettagli

  • Genere: Narrativa erotica e rosa
  • Copertina flessibile: 352 pagine
  • Editore: Leggereditore (26 settembre 2018)
  • Collana: Narrartiva
  • Lingua: Italiano
  • ISBN-10: 8865089830
  • ISBN-13: 978-8865089835

 

Alba Nera – Giancarlo De Cataldo

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Recensione a cura di Livia Frigiotti

Giancarlo De Cataldo torna in libreria per la collana Nero Rizzoli presentando un personaggio femminile, ma non è la sua prima apparizione. Alba Doria nasce all’interno della raccolta “Sbirre” insieme alle due protagoniste dei racconti al femminile di Carlotto e De Giovanni, sempre per la collana Nero Rizzoli.

Alba è un’esperta del web attraverso il quale sa di poter trovare notizie e soluzioni. Ma il web nasconde ombre nere nelle sue pieghe più recondite, pieghe scure di cui non si conosce neanche l’esistenza: una rete parallela dove il crimine trova la libertà di esprimersi. Alba lo sa benissimo e cerca di sfruttare la sua conoscenza e le tecnologie a suo favore, per arrivare a risolvere casi che si presentano subito complessi, sembrano “delitti perfetti” senza soluzione, pronti per l’archiviazione.

E’ vero che la realtà del crimine di oggi non è cambiata, non c’è evoluzione, si delinque sempre e comunque e si utilizza qualsiasi settore “commerciabile”. Le follie e le debolezze degli uomini portano al crimine più soldi di quanto si pensi. De Cataldo mette in risalto nuovamente il fatto che tutto abbia un movimento sotterraneo e parallelo, lo Stato compreso. Esistono forze che provvedono in maniera non legale a mantenere certi equilibri di potere.

Il personaggio principale però in questo romanzo non sembra essere davvero Alba; i suoi sentimenti e il suo sentire personale passano in secondo piano. La maggior parte del libro s’incentra sul personaggio di Sax, collega di Alba, un uomo e un poliziotto che a un certo punto della sua vita decide di volere di più, molto di più, fino ad avere una doppia vita, divisa fra la legalità e il crimine, quello dei “servizi” che mantengono gli equilibri dello Stato e del potere. Questo offusca il personaggio di Alba lungo tutto il romanzo, Alba riesce a esprimere le sue maggiori capacità sul finale, forse troppo tardi per poter godere delle sue qualità appieno.

Purtroppo, però, dati i successi di Romanzo Criminale, dall’autore ci aspettiamo sempre molto, sbagliando forse. Personalmente ho amato moltissimo la sua scrittura rapida, veloce con dei tempi scanditi e giustamente definiti. Nel caso di Alba Nera, invece, De Cataldo sembra aver perso un po’della sua lucidità e della sua scorrevolezza di scrittura, arrivando alla realizzazione di un prodotto confusionario e farraginoso. E’ carico di descrizioni lunghe, alcune inutili e ripetitive. Tecnicamente non funziona con periodi temporali, è caratterizzato da una sorta di andare avanti e indietro nel tempo che fa perdere la piacevolezza della lettura e implica una concentrazione troppo elevata per il lettore, che forse vorrebbe solo godersi un po’ di tempo per una fuga dal mondo di tutti i giorni, invece di perdersi fra le pagine. Certo il tema è interessante, l’autore ci regala come sempre nozioni di giustizia e di come si muova il crimine, che dovremmo tutti sapere, ma in questo caso sono stati ripetuti schemi già visti, lasciando indietro una intuizione nuova che avrebbe sicuramente giovato di più al prodotto finale.

 

Trama

Dicono che i tempi sono cambiati. E invece è l’Italia di sempre, che esibisce il suo ghigno feroce. Lo sa bene il commissario Alba Doria. Sospesa tra la luce e il buio, Alba è affetta da un micidiale disturbo della personalità. Lo chiamano la Triade Oscura, misto di narcisismo, sociopatia e abilità manipolatoria, capace di ispirare i peggiori criminali o sostenere i vincenti che conquistano la cima della piramide. Ma neanche la mente più lucida può considerare ogni variabile. Così quando il fantasma di un assassino, che tutti credevano morto, torna a colpire, la Doria dovrà vedersela con i segreti del passato. Tanto più che a tornare sono anche il Biondo e il dottor Sax, rispettivamente il compagno e l’amico di quei giorni lontani: poliziotto irruente e tormentato, il primo; funzionario dei Servizi e virtuoso del jazz, il secondo. Toccherà ad Alba chiudere i giochi nelle pieghe di una Roma trasformata in una metropoli sudamericana, popolata da reietti che vivono in veri e propri slum dove vige la legge del più forte. Giancarlo De Cataldo esplora in apnea l’abisso del presente, l’incubo collettivo infestato da hater e uomini che odiano le donne, da sadici torturatori e mercanti di carne umana, da gattopardeschi potenti e nuovi padroni. Quando l’odio diventa il business migliore, solo il primo raggio di un’alba spietata può rischiarare le tenebre che ci avvolgono.

 

Dettagli

  • Genere: Thriller
  • Editore: Rizzoli (30 aprile 2019)
  • Collana: Nero Rizzoli
  • Lingua: Italiano
  • ISBN-10: 8817141496
  • ISBN-13: 978-8817141499

 

Come un padre – Marco Martani

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Recensione a cura di Luciana Fredella

Una narrazione molto vivace e ritmata trattiene il lettore incollandolo alle pagine del romanzo. Gli “attori” e la vicenda sono molto ben delineati. In particolare la descrizione degli stati d’animo di Orso, il protagonista, coinvolgono il lettore che entra in empatia con lui, tanto da assolvere ogni nefandezza che quest’ultimo commette.

Orso infatti si rivela un uomo dall’animo gentile, un uomo che, a un certo punto della sua vita, ha preso una decisione molto sofferta per difendere un valore: l’amore, confidando sulla lealtà del suo mentore, il Rosso. Tutto cambia quando è costretto ad abbandonare una realtà a cui non ha mai sentito di appartenere per ritornare alla vita, la sua, quella che ha atteso per tanti, troppi anni, salvo scoprire che per tutti gli anni in cui ha servito il Rosso è stato ingannato.

Il tradimento dilania il suo cuore tuttavia gli concede una chance, un nuovo modo di affrontare la realtà e di conoscere un lato di sé che non avrebbe mai pensato di possedere, ritrovando se stesso e forse la libertà di vivere i suoi sentimenti. Ogni scena del romanzo è perfettamente descritta, tanto da farci riuscire a visualizzarla, facendo emergere la competenza in campo cinematografico dell’autore Marco Martani.

 

Trama

Per chiunque, anche per il più spietato dei killer, prima o poi arriva il momento di guardarsi dentro e fare i conti con la propria natura. Per Orso, braccio destro dello spietato boss marsigliese conosciuto come il Rosso, quel momento viene dopo un infarto e la scoperta di non essere immortale. Orso. Lo chiamano così per il corpo possente e l’istinto da predatore solitario, ma a battergli nel petto è il più umano dei desideri: poter rivedere la donna che un tempo ha amato, e la loro figlia ormai adulta. Infatti, per proteggerle dall’organizzazione per cui lavorava, ha dovuto accettare un patto terribile: abbandonarle per sempre, rinunciare persino a parlarne, e continuare a servire il Rosso. Per tutta la vita Orso non ha fatto altro, diventando un guerriero infallibile. Di più, una leggenda. Ma ora, in virtù della loro amicizia, chiede al boss un aiuto a colmare quel vuoto. Un aiuto che non arriva. Il Rosso lo vuole ancora al suo fianco. Orso decide di andare lo stesso. Si trova così diretto verso l’Italia, con in mano una foto e il nome del paese dove le due donne vivono, e dove potrebbe deporre le armi una volta per sempre. Non può immaginare che le porte del suo inferno personale, anziché chiudersi, si sono appena spalancate.

  • Genere: Thriller
  • Copertina flessibile: 443 pagine
  • Editore: DeA Planeta Libri (5 marzo 2019)
  • Collana: Narrativa Italiana
  • Lingua: Italiano
  • ISBN-10: 8851169373
  • ISBN-13: 978-8851169374

Palato da detective -Rubrica a cura di Giusy Giulianini ed Enrico Luceri

RICETTE DI CUCINA E RICETTE PER OMICIDI 2 Parte

Articolo di Giusy Giulianini

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Sul continente intanto, nel 1930, fa la sua prima apparizione il Jules Maigret di Georges Simenon, con il quale il cibo entra di prepotenza nella narrativa crime e acquista il rango di spaccato di vita quotidiano. Maigret, convinto tradizionalista, predilige la cucina tipica francese, cibi semplici e gustosi da consumare a casa custoditi con cura da sua moglie, mentre lui le sciorina i progressi delle indagini, oppure nelle brassèrie o nei piccoli ristoranti parigini, in testa la trattoria Dauphine. Tra i suoi piatti preferiti c’è la zuppa di cipolle gratinata (L’affare Picpus), il soufflé Terranova (Al convegno dei Terranova), il pollo al vino (Maigret si confida).

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E per restare in Francia, nel cuore del polar, Fabio Montale di Jean Claude Izzo ci guida nella sua Marsiglia, lungo un itinerario in cui i crimini s’intrecciano ai mille profumi e sapori di una cucina mediterranea e multietnica la locale bouillabaisse incontra la Grecia dei dolmades e dei tarama e termina con la dolcezza araba dei louklom, magari annaffiata da un calice di bianco ligure. Tra il Bar de Maraichers e il mercato di Longue de Capucins, dalla Canabière al Vieux Port, Fabio Montale fa del proprio assenso a quella colorata cucina di fusione il suo atto di ribellione alle tensioni razziali.

Per arrivare a casa nostra, ma non solo, è indubbio che oggi il cibo sia elemento universale e trainante, imposto all’attenzione da chef che sono i nuovi guru di questo secolo, ma anche espressione caratterizzante di una territorialità che seduce i lettori stranieri. Serge Quadrupani sostiene che il colore ambientale, ivi compreso quello eno-gastronomico, è uno dei più forti motivi di appeal dei francesi verso gli autori italiani, affermazione senz’altro corroborata dalla presenza di Andrea Camilleri al vertice degli italiani più venduti in Francia e dalla definizione di “Simenon italiano” che Le Figaro ha di recente attribuito a Valerio Varesi.

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Salvo Montalbano di Andrea Camilleri è saldamente ancorato ai cardini della cucina siciliana, per la quale vale sempre la pena di concedersi una sosta salva vita, consumata a casa grazie alle abili mani della cammarera Adelina o nella trattoria vista mare di Calogero: arancini, alici con la cipollata, caponatina (La gita a Tindari), pasta ‘ncasciata, triglie e mille altre golosità.

E che dire del Franco Soneri di Valerio Varesi?

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Per lui il cibo assurge a sinonimo addirittura di stati d’animo, come quel senso di incertezza davanti alla mutata scena criminale parmense che lo fa annaspare e galleggiare come “un anolino nel brodo in bollore” (La legge del Corano), ma anche di consolazione per quel suo carattere così immutabile, l’unico riconoscibile in una società in cui si fatica a ritrovare la ragione di un’appartenenza: “Certe volte penso che ciò che è rimasto di noi sia tutto qui, dentro il rettangolo di un tavolo”.

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Per Kostas Charitos di Petros Markaris i ghemistà di sua moglie Adriana, pomodori e peperoni ripieni di riso al forno, sono invece il segnale di riappacificazione dopo l’ennesimo litigio. Lei sa che quello è il tallone di Achille del commissario e lo sfrutta come messaggio di pace. Charitos è goloso ma non ci pensa proprio a cucinare e non va nemmeno al ristorante, però talvolta si abbandona al piacere di un souvlaki mentre magari rimpiange il koulouri della sua giovinezza, il pane greco al sesamo impastato con il miele che allora riempiva di semini la sua scrivania.

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Per Pepe Carvalho, il detective gourmet di Manuel Vàzquez Montalbàn, il cibo è un veicolo per il raggiungimento di una felicità immediata e va associato al sesso con accostamenti opportuni, non meno di quanto occorre fare con i vini. Lui tuttavia non ha regole, passa dalla bruschetta a cibi più complessi come la fideuà che prepara di persona ne Gli uccelli di Bangkok, un piatto catalano simile alla paella ma che prevede una pasta lunga e sottile, i fidelini.

In conclusione, mi auguro che questa mia carrellata valga a dimostrare che il food noir, oggi molto di moda e in continua espansione anche tra gli autori dei paesi non mediterranei, non nasce ai giorni nostri ma esiste da tempo, almeno per la narrativa d’indagine. E si è affermato a tal punto che gli chef hanno un ruolo non trascurabile tra i detective non istituzionali, basti ricordare Gone Bamboo dello statunitense Anthony Bourdain  e la serie dei gialli culinari della tedesca Brigitte Glaser con protagonista la cuoca Katharina Schweitzer.

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Jeanine Larmouth, autrice del celebre Murder on the Menu,  già negli anni ’70 affermava:  “L’arte culinaria condivide qualcosa di importante con la risoluzione di un mistero, devi raccogliere gli ingredienti nelle stesse modalità. Se i gialli contengono menù di ricette per gli omicidi, perché non possono contenere anche menù di ricette per il buon cibo?”

Tra cibo e delitti esiste di sicuro un legame sotterraneo e ancestrale, mi auguro però non fino al punto di dar ragione a Montalban quando afferma:“ Per mangiare, bisogna ammazzare”.

 

 

 

 

Ritrovarsi – Raffaele Messina

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Recensione a cura di Anna De Riggi

Ritrovarsi è una storia nella storia, un romanzo storico ma anche d’amore, in cui ci si può riconoscere grazie all’analisi dettagliata che l’autore fa di tempi e luoghi che non tutti abbiamo vissuto.

Un’epoca tremenda, di guerra e dolore, quella che va dal 1938 al 1944. La storia di una famiglia, i suoi disagi, gli spostamenti, le idee politiche, le paure di quegli anni con i drammatici risvolti che tutti conosciamo.

L’autore con una scrittura limpida e analitica, uno stile semplice e colloquiale, senza enfasi o retorica scuote  le coscienze e rende consapevoli di quella memoria.

Ritrovarsi presuppone l’essersi perduti e in qualche modo il libro di Raffaele Messina segue questo filo conduttore. Il perdersi di una città dolente  e ammaliante come Napoli.  Il perdersi dietro la tenerezza di un grande amore ma riappropriarsi  di quella memoria storica che traccia percorsi di  riflessione su valori solidi  per una società più giusta e libera.

Attraverso l’esperienza umana della guerra, inoltre l’autore, fa scoprire al lettore tutto il dolore e la disperazione di quella  barbarie, regalandoci un contatto con la Storia libero da  contaminazioni ideologiche, svolgendo una funzione educativa e culturale che è propria solo delle grandi opere.

In 27 capitoli, Raffaele Messina, ricostruisce il contesto e le problematiche degli anni della seconda guerra mondiale e racconta un evento epocale come le “Quattro giornate di Napoli” che vide l’insurrezione della città contro l’oppressione nazifascista. Una ribellione eroica e coraggiosa, storia civile di uomini che volevano la fine di una guerra che era costata tante vite.

Situazioni drammatiche descritte in modo autentico e sincero dall’autore che ne coglie tutte le  sfumature; confermando spessore e umanità dei protagonisti, intreccia una storia dove l’amore è qualcosa di solido, una promessa duratura che non morirà mai.

Un amore fa da sfondo a una storia cinica fredda e angosciante, di guerra, razzismo, fuga, ricerche e inquietudini, rivelatrice  di quella condizione umana sofferente e fragile tra disperazione e volontà di vita ma anche portatrice di solidarietà fraterna. Coraggio di ritrovarsi  attraverso nuove speranze e una riconquistata dignità umana.

Italo Calvino nel 1947 ne “Il sentiero dei nidi di ragno“ decide di trattare la Resistenza in maniera indiretta e lo fa attraverso gli occhi di un bambino. Anche qui l’autore sembra usare gli occhi del giovane Francesco per riproporre la storia di chi vince l’umiliazione e il dolore e li trasforma in un’arma per conquistare la libertà.

Ritrovarsi è proprio questo, riprendersi la vita e percorrere le sue strade senza mai smettere di sognare e amare.

Trama

Sullo sfondo di un’isola ancestrale come Capri e i mille colori di Napoli, si dipana la storia di Francesco dall’infanzia all’adolescenza. La maturazione di un giovane all’età adulta raccontata dal di dentro delle sue emozioni,delle sue passioni e dei suoi dolori; una trasformazione che procede di pari passo a quella della società in cui vive. Francesco Nestasi è un ragazzo intelligente e coraggioso, deciso e ostinato,figlio del comandante della stazione dei carabinieri Real di Capri,trascorre con la famiglia i suoi primi 11 anni di vita in quell’isola incantevole.Circondato da un gruppo di amici di cui si sente il capo indiscusso, passa le sue giornate sfidandosi con loro in prove di destrezza e di coraggio e fantasticando sul suo sogno più grande: fidanzarsi con Patrizia di cui è pazzamente innamorata. Patrizia assennata e ubbidiente che ha “l’unico torto”di essere  ebrea. Un amore semplice e puro capace di resistere a tutte le difficoltà, nato tra i banchi di una Chiesa e le stradine di Capri che spesso Francesco, percorre  correndo in largo  e in lungo,solo per vederla. Tanti sogni dei due,spezzati prima del nascere da quegli eventi disastrosi che portarono Patrizia a scappare via da Capri con la sua famiglia per la promulgazione delle leggi razziali. Quegli anni spensierati vissuti in una Capri meravigliosa,con la sua natura incontaminata,i suoi campi inondati di fiori profumati che si ergono fino all’orizzonte,verso il mare,saranno dolci ricordi anche per Francesco che di lì a poco causa del trasferimento del padre lascerà Capri per Napoli. Di qui l’esperienza formativa di Francesco su tutti i piani, l’impetuoso rapporto con il padre,il sentimento mai sfiorito che lo legava a Patrizia,mai dimenticata, l’incontro con il signor Salviati, unica guida morale che gli insegna a non giudicare dalle apparenze e ad avere pazienza. Su tutto incombe una guerra assurda,inizialmente sottovalutata e minimizzata  poi vissuta in tutte le sue atrocità e implicazioni. Bombardamenti,scoppi irrefrenabili, massacri di civili, macerie dappertutto: “Attorno a loro, il silenzio profondo dei cadaveri, i lamenti sordi e intronanti dei feriti, le grida disperate dei superstiti“ fino alla riscossa di quelle “Quattro  giornate”quattro giornate di ribellione  e di rivincita.

Dettagli

  • Copertina flessibile:175 pagine
  • Genere: Narrativa
  • Editore:Guida (14 dicembre 2018)
  • Collana:Pagine d’autore
  • Lingua:Italiano
  • ISBN-10:8868664917
  • ISBN-13:978-8868664916

 

 

Libri in viaggio “Il pianto dell’alba” di Maurizio De Giovanni

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Rubrica a cura di Vienna Rao

Il 25 giugno uscirà per Einaudi “Il pianto dell’alba”, l’ultima indagine del commissario Ricciardi, di Maurizio De Giovanni.

Trama

Con un colpo di scena struggente il commissario Ricciardi chiude il suo ciclo.

“La paura, pensò Ricciardi. La paura, quella morsa allo stomaco e al cuore, il respiro che si fa corto, il sudore. Se hai qualcuno che ami, se qualcuno dipende da te, la paura è diversa. Cambia colore.”

 

 

Hai mai corso tra le nuvole? – Lorenzo Cioce

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Recensione a cura di Emanuela Di Matteo

Rarefatto, eppure propositivo, delicato e al contempo vitaminico, lo stile poetico di Lorenzo Cioce scorre come un evento atmosferico, un vento fresco che scuote, una tempesta di primavera. Hai Mai corso tra le Nuvole?, raccolta poetica del giovane autore romano, nato nel 1991, infatti, non è per niente un invito a restare sospesi nell’atmosfera inconsistente del sogno, al contrario, è lo stimolo a raggiungere i propri obiettivi e i propri sogni andandoseli a prendere direttamente lassù, fra le nuvole e anche di corsa. Correndo come quando si è giovani e correre è l’unico modo ragionevolmente possibile per spostarsi da un luogo all’altro. Nel caso di Lorenzo Cioce, significa percorrere la distanza che separa l’aspirazione dalla sua realizzazione.

Oltre alle poesie che toccano i temi che hanno ispirato il poeta: l’amore, la felicità, la noia, la nostalgia, la rabbia, brevi ritratti familiari e di vita di tutti i giorni, ci sono anche poesie civili di consapevolezza e la traduzione di alcune poesie sia in inglese che in portoghese.  Inoltre alcuni lavori rivelano fin da subito di essere stati ispirati a musical e opere drammatiche.

Le poesie di Lorenzo Cioce  sono trame leggere, vanno guardate in controluce come la tela tessuta da un ragno, per poterne apprezzare le sfumature delicate, che sono belle proprio perché riflettono la luce. E la luce è quella dell’anima dell’autore.

Tutt’altro che oscure e intellettuali, le poesie arrivano al cuore con naturalezza. Tant’è che la parte finale del libro è dedicata alle opinioni delle persone comuni, dei lettori intervistati,  di ogni età, che esprimono pareri sull’opera. Spiegare perché una cosa risulta bella e un’altra meno è quasi impossibile in poesia: si tratta di grazia, freschezza, alchimia, proprio come in un ricetta di cucina. Si tratta di melodia che risuona all’orecchio, di note intonate che riecheggiano, ricordano e rimandano alla propria memoria della bellezza.

La prima raccolta di poesie dell’autore risale al 2012: Lo Sprecainchiostro. Anche in essa Cioce ritraeva emozioni e sentimenti.  Poesia viva, vitale, che cammina, anzi, corre, è quella di Lorenzo Cioce. Per stargli dietro bisogna essere sempre un passo avanti

 

Trama

La spensieratezza di un giovane poeta e della sua ombra: l’incalzante visione di un oggi confuso che si ostina a cercare il suo ordine. Le poesie di Lorenzo Cioce svelano un poeta innamorato dell’amore, appassionato e sensuale anche quando racconta la sua società di uomini e donne, colti in frammenti di dettagli sfuggenti e immediati che si trasformano in ritratti e autoritratti di rara freschezza e immediatezza. Il tratto comune, tra visione e realismo è, infine una sottile ironia, delicata e pungente. “Hai mai corso tra le nuvole?”, cinquanta poesie scritte in quattro anni di lavoro, ricerca e ispirazione, è la seconda raccolta di Lorenzo Cioce dopo “Lo sprecainchiostro” pubblicato a 20 anni con Terre Sommerse.

 

Dettagli

  • Genere: poesia
  • Copertina flessibile: 80 pagine
  • Editore: Minerva Edizioni (Bologna); 1 edizione (19 settembre 2016)
  • Collana: Ginkgo Biloba
  • Lingua: Italiano
  • ISBN-10: 8873818722
  • ISBN-13: 978-8873818724