Il ragazzo di Auschwitz – Steve Ross

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Trama

Il 29 ottobre 1939 la vita di Szmulek Rozental cambia per sempre. I nazisti marciano sul villaggio dove abita, in Polonia, distruggendo le sinagoghe e cacciando i rabbini. Due persone muoiono durante quel primo giorno di saccheggio, ma il peggio deve ancora arrivare. Molto presto tutta la sua famiglia sarà uccisa, e Szmulek, a soli otto anni, è costretto ad affrontare l’incubo dell’Olocausto. Con tenacia e determinazione e grazie all’aiuto di altri prigionieri, sopravvive ad alcuni tra i più letali campi di concentramento, tra cui Dachau, Auschwitz, Bergen Belsen. Stuprato, picchiato, sottoposto per sei anni a ogni genere di privazione, vede la sua famiglia e i suoi amici morire. Ma essere riuscito a sopravvivere a questo inferno lo ha spinto a combattere per raccontare alle generazioni future gli errori che non dovranno mai più essere commessi. Dopo la liberazione da parte degli americani, si è trasferito a Boston dove, sotto il nome di Steve Ross, ha cominciato una nuova vita, lavorando costantemente per tenere viva la memoria degli orrori delle persecuzioni. Questo libro è la sua testimonianza.

Voce di Roberto Roganti

 Recensione a cura di Roberto Gassi

L’incubo per Steve Ross (Szmulek Rozental) comincia con la Notte dei Cristalli, con il pogrom (termine storico di derivazione russa che significa letteralmente “devastazione”, con cui venivano indicate le sommosse popolari antisemite) condotto dagli ufficiali del Partito Nazista e dalla Gioventù hitleriana su istigazione di Joseph Goebbels, nella notte tra il 9 e il 10 novembre 1938 in Germania, Austria e Cecoslovacchia.

Nei pogrom del novembre 1938 furono bruciate o completamente distrutte almeno 1.406 sinagoghe e case di preghiera ebraiche. Distrutti i cimiteri e i luoghi di aggregazione della comunità semitica, migliaia di negozi e di case private.

Una storia articolata in trentasei capitoli, dal primo “Il ragazzo di Auschwitz”, all’ultimo “La liberazione”. Un viaggio temporale che si alterna tra gli anni quaranta della seconda guerra mondiale e gli anni sessanta, in cui ha inizio la carriera di assistente sociale del protagonista. Un viaggio tra due vite, quella di Szmulek Rozental, ragazzo polacco di otto anni il cui mondo sarà capovolto e sconvolto a partire dal 29 ottobre 1939, quando i nazisti marceranno sul villaggio di Łódź in cui abita con la sua amata e numerosa famiglia, e quella di Steve Ross, il nome con cui l’America lo battezza quando vi arriva orfano e profugo di guerra nel 1949.

“Lo dicono ogni volta che si spegne un sopravvissuto all’Olocausto, durante gli eventi commemorativi in tutto il Paese. Non dimenticare. Non dimenticare.”

Steve Ross (Szmulek Rozental), durante la sua vita, ha continuato ad essere testimone attivo e divulgatore degli orrori che ha vissuto nei campi di concentramento, ci spiega come il ritornello “Non dimenticare” sia stato per lui, sino alla vecchiaia, una condanna che gli imponeva di non scordare mai quei momenti di violenza subita, quella morte che non aveva motivazione alcuna, quella morte che s’imprimeva negli occhi di un bambino di otto anni, segnando la sua anima e  la sua esistenza in modo permanente.

Un bambino che, divenuto uomo, avrebbe voluto solo dimenticare. Nonostante questo sono proprio quei ricordi, il raccontare i suoi incubi, la chiave che gli permette di aprire le porte dei cuori e di toccare le anime dei bambini e dei ragazzi che il lavoro di assistente sociale ha messo sulla sua strada. Non mancheranno le docce sotto cui praticherà forti e dolorosi scrub per esfoliare la sua pelle, per lavare via quei ricordi di fame, di omicidi e quel puzzo di morte che si porta dietro fin da bambino.

“Stavo cercando di salvare questi ragazzi da un’infanzia di sofferenze come la mia, eppure erano loro a salvare me.” Un do ut des grazie al quale Steve Ross, rimediando alle storture delle vite altrui e dei suoi ragazzi, riesce a superare i propri incubi.

Il “Non dimenticare” diviene per Steve un imperativo da concretizzare e lo fa attivandosi per la realizzazione del monumento “New England holocaust memorial” a Boston, che rappresenta lo sforzo di oltre 3.000 individui e organizzazioni  che si uniscono per creare un vibrante faro di memoria, sperando così di promuovere la riflessione su una delle grandi tragedie del nostro tempo. Ci racconta Michael Ross nell’introduzione: “Il fatto stesso che il monumento in memoria dell’Olocausto sia stato dissacrato due volte durante la stesura di questo libro non fa che rendermi ancora più fermo nella convinzione che tutti, in tutto il mondo, dovrebbero conoscere questa storia.”

Quindi non mi resta che invitarvi a leggerla.

So che altri hanno sofferto quanto me; e io stesso ho conosciuto tante persone che non sono sopravvissute. Adesso ho ottantasette anni e continuo ad aspettare l’istante in cui riuscirò a dimenticare tutti quelli che abbiamo perduto. Mi chiamo Steve Ross, anche se non è stato questo il mio primo nome. Quando nacqui, ero Szmulek Rozental. La mia vita cominciò a Łódź, in Polonia, nel 1931.

 

Dettagli 

  • Genere: Biografie ed autobiografie
  • Copertina flessibile: 284 pagine
  • Editore: Newton Compton Editori (10 gennaio 2019)
  • Collana: I volti della storia
  • Lingua: Italiano
  • ISBN-10: 8822725603
  • ISBN-13: 978-8822725608

 

 

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