Pecunia non olet – Alessandro Da Rold

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Trama

La mafia che non uccide ma vende armi. Elicotteri, mitragliatrici, bombe, fregate militari: un arsenale ricchissimo e pronto all’uso là dove le guerre causano morti e arricchiscono i portafogli di speculatori e dittatori. La storia raccontata da Da Rold è incredibile perché fa vedere come l’illegalità criminale possa trasformarsi in una pratica normale e ripetuta, al punto che un latitante come Vito Palazzolo, «uno dei soggetti più pericolosi della comunità criminale internazionale», ricercato già da Giovanni Falcone e finalmente arrestato nel 2012, riesce a entrare nei salotti buoni del commercio internazionale e fare affari con Finmeccanica, Agusta e vari governi, incluso il Sudafrica di Nelson Mandela.

A dire di no sono pochi: alcuni valorosi magistrati del Sud, di Napoli e Palermo, cui si affiancheranno quelli del Nord, di Busto Arsizio e di Milano. Dice di no, pagandone il prezzo, anche Francesco Maria Tuccillo, avvocato e manager napoletano, direttore di Finmeccanica per l’Africa subsahariana. Nonostante il vento spiri a favore di chi agisce nell’illecito, alla fine la verità vincerà. La partita è enorme: in gioco c’è il destino del colosso della difesa, attraversato da scandali e arresti e da un intrico di poteri, in cui si mescolano politica, servizi segreti, mafia, massoneria, criminalità organizzata, che ha compromesso la competitività dell’industria italiana e messo in gioco il futuro economico del nostro paese, la sua capacità di creare lavoro e il suo ruolo sullo scacchiere internazionale

Voce di Rino Casazza

Recensione a cura di Rino Casazza

Si sarebbe portati a pensare che dopo la bufera di Tangentopoli gli intrallazzi tra politica ed economia siano, se non superati, per lo meno significativamente ridotti.

Nel suo saggio “Pecunia non olet”, Alessandro Da Rold  ci disillude, raccontandoci con puntigliosa precisione una storia diversa, che coinvolge una delle aziende vanto dell’industria pubblica italiana, leader nel settore dell’alta tecnologia: Finmeccanica.

Questa azienda è da sempre specializzata nella fabbricazione di mezzi di trasporto civili e militari, sia producendo prodotti finiti (ad esempio ha detenuto a lungo la proprietà dell’Alfa Romeo e fin dagli anni 80 controlla la Agusta Elicotteri) che loro componenti elettromeccanici. All’inizio degli anni 2000 Finmeccanica ha deciso di sviluppare il settore dell’aerospazio e della difesa, e questo ha segnato l’inizio della degenerazione. La domanda di aeromobili e sistemi d’arma, provenendo dagli stati che vogliono rafforzare la propria potenza militare, rappresenta una fonte di lucro notevole in quanto le commesse hanno valori elevatissimi e i clienti non badano a spese. Dove girano così tanti soldi, intuitivamente, sorgono due problemi: per assicurarsi gli affari si può essere tentati, o addirittura costretti a “ungere le ruote”; inoltre le elevate cifre in gioco attirano i grandi capitali illeciti e malavitosi.

“Pecunia non olet” ruota per l’appunto intorno alla figura sulfurea di Vito Palazzolo, un adepto di Cosa Nostra appartenente alla famigerata cosca corleonese, cui ha offerto preziosi servigi nell’ attività di riciclaggio del denaro sporco. A un certo punto questo personaggio, più o meno ufficialmente, risulta attivo come consulente/promoter di Finmeccanica, impegnata a espandersi nel ricco mercato africano della difesa. Già: l’Africa è un continente sottosviluppato, afflitto da una miseria diffusa, ma i suoi governi, non solo quello ricchissimo del Sud Africa, hanno fame di armamenti…

Pur negata con decisione dall’alta dirigenza di Finmeccanica, l’influente presenza di un improponibile compagno di viaggio come Vito Palazzolo finisce per essere riconosciuta da varie inchieste che portano alla luce, decapitando più volte i vertici aziendali, episodi di corruzione legati alle commesse aerospaziali e militari, non solo in Africa ma anche in altre parti del mondo, come ad esempio l’India con quella che proverbialmente viene chiamata “tangente indiana”.

Dobbiamo dunque disperare?

La situazione non sembra allegra perché la mafia, con la sua perversa capacità corruttiva che fa leva sul Dio denaro, è ancora viva e vegeta. Tuttavia il libro di Da Rold lascia aperti due spiragli di luce: innanzitutto il marcio di Finmeccanica alla fine emerge, pur con fatica, grazie all’azione incisiva degli inquirenti. Inoltre questo risultato è ottenuto grazie all’irriducibile correttezza di un dirigente, Francesco Maria Tuccillo che, scoperto il rapporto tra Finmeccanica e Vito Palazzolo, non ha mai smesso di segnalarne la grave stortura, anche a prezzo di conseguenze negative sulla carriera.

 

Dettagli

Genere:  Giornalismo d’inchiesta

Copertina flessibile: 227 pagine

Editore: Chiarelettere (17 gennaio 2019)

Collana: Principioattivo

ISBN-10: 8861909957

ISBN-13: 978-8861909953

 

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