Nuvole barocche – Paolacci & Ronco

Trama

È sabato mattina e Genova si sta risvegliando da una notte di tempesta gelida. La pioggia ha smesso di cadere e il vento che soffia da est inizia a diradare le nubi lasciando intravedere i colori dell’aurora. Ma non è il cielo ad attirare l’attenzione di un uomo in tenuta da jogging, quanto piuttosto un cumulo di stracci che giace sulla passeggiata a qualche decina di metri da lui. Mezz’ora dopo, il Porto Antico è invaso da poliziotti e agenti della Scientifica. Il ragazzo è riverso a terra, il volto tumefatto, indosso un cappotto rosa shocking con cui, la sera prima, non era passato inosservato alla festa che si teneva lì vicino a sostegno delle unioni civili. Si tratta di Andrea Pittaluga, studente universitario della Genova bene e nipote di un famoso architetto. Quando arriva sul posto in sella alla sua Guzzi, il vicequestore aggiunto Paolo Nigra ha già detto addio alla sua giornata di riposo e messo su la proverbiale faccia da poker che lo rende imperscrutabile anche ai suoi più stretti collaboratori. Quarant’anni, gay dichiarato, nel constatare il feroce accanimento sulla vittima Nigra fatica a non pensare a un’aggressione omofoba. Negli ultimi tempi non sono mancati episodi preoccupanti, da questo punto di vista. I primi sospettati, però, hanno un alibi e la polizia arranca nel tentativo di trovare altre piste. Nigra è a mani vuote, una condizione che non gli dà pace. Lo sa bene Rocco, il suo compagno, che ne sconta il malumore, sentendosi rinfacciare per l’ennesima volta la scelta di tenere nascosta la loro relazione. Il rischio che, questa volta, la giustizia debba rimanere senza un colpevole è reale. A meno di sospendere il giudizio e accettare il fatto che a dominare il destino degli uomini non sia altro che il caos.

Voce di Roberto Roganti

Recensione a cura di Achille Maccapani

Il percorso letterario, umano, civile e affettivo di Antonio Paolacci e Paola Ronco rappresenta una storia a parte, che ha condotto alla creazione di questo nuovo ciclo seriale di romanzi noir, improntato attorno alla figura del “vice-questore aggiunto” Paolo Nigra, di origini piemontesi, gay dichiarato, motociclista, chef per passione, e appassionato di musica e teatro, arruolatosi nella polizia dopo i fatti del G8. E soprattutto nella scelta della location: quella Genova post G8, alle prese con le ferite non ancora sanate di un territorio cittadino bollente, colmo di pregi e difetti, contraddizioni ed elementi unificatori. E tutto è partito proprio attraverso un nome comune, un punto fermo nella storia dell’editoria italiana degli ultimi cinquant’anni: quello di Luigi Bernardi. Perché proprio Bernardi, dopo miriadi di esperienze editoriali, non solo come scrittore, ma soprattutto come “uomo di cucina redazionale”; come “centrocampista mediano” pronto a sviluppare strategie editoriali di sicuro impatto, valorizzando – con grande lungimiranza temporale, rispetto ai tempi, non ancora maturi – la graphic novel (che invece nella vicina Francia aveva già da decenni una dignità ampiamente superiore in termini di spazi editoriali) e la narrativa noiristica, durante la sua esperienza svolta presso la piccola casa editrice Perdisa volle proprio il giovane Antonio Paolacci come direttore editoriale. Un rapporto tra maestro e discepolo, sviluppatosi attraverso la pubblicazione di libri che hanno lasciato il segno. E tra questi c’era “Corpi estranei”, un romanzo sull’epoca post anni di piombo, una scrittura coinvolgente e densa di profondità, firmato da una giovane autrice: la torinese, poi trasferitasi a Genova, Paola Ronco. L’evoluzione della vita, si sa, è piena di tantissime sorprese. Soprattutto positive. Perché da quel vissuto comune è nato un legame profondo, quello tra Antonio e Paola: coppia di lavoro e nella vita, ormai operativa da alcuni anni proprio a Genova. Attivissimi anche sui social network, presenti nella vita civile genovese, e soprattutto innamorati di questa città sempre coinvolta da evoluzioni, sconvolgimenti, mutazioni.

Ed è questo humus, questo vissuto che esplode in tutta la sua potenza nel primo episodio del ciclo Nigra: dove si evidenzia anzitutto una forte omogeneità tra le due scritture, e soprattutto si comprende benissimo come le regole della narrazione giallistica rappresentano la struttura per disegnare un quadro realistico, oggettivo, della Genova degli ultimi anni, e dove gli investigatori, tutti forestieri, affrontano il dipanarsi delle ricerche che derivano da un caso di omicidio verificatosi dalle parti del Porto Antico.

Già la scena iniziale, lo sguardo del cassiere di supermercato che la mattina prestissimo esce di casa per fare jogging, per poi trovarsi di fronte al giovane ragazzo agonizzante, ormai in fin di vita, vittima di un pestaggio e omicidio consumatosi al termine di una festa della comunità gay genovese correlata all’approvazione della nuova legge sulle unioni civili, aiuta a capire lo scenario attorno al quale si svilupperà l’intera narrazione. E qui si nota anche la capacità degli autori di saper prendere per mano il lettore, di guidarlo in questo reticolo di contraddizioni sociali, visibili nei rapporti relazionali tra i poliziotti, i sospettati, i testimoni, i personaggi ulteriori coinvolti (con un giusto spazio rivolto al compagno di Nigra, un simpaticissimo attore di teatro e fiction tv, napoletano e affascinante), nonché  anche attraverso il susseguirsi di scene a volte drammatiche, a volte divertenti e che si riallacciano alla tradizione della commedia all’italiana.

Innumerevoli le citazioni rinvenibili nel romanzo, non solo di teatro, ma anche della narrativa noir, delle fiction, delle serie tv, come pure divertente è la rielaborazione parodistica del fenomeno dei gialli seriali delle tv generaliste (“Il commissario Scognamiglio”), senza dimenticare il doveroso omaggio a Lucarelli che sempre vive e lotta insieme a noi. Ma ciò che mi affascina e mi colpisce in questo robusto e coinvolgente romanzo è la forte volontà (ben riuscita) degli autori di sviluppare una struttura narrativa di indubbio impatto che, pur non tradendo le origini ideologiche, sa convincere il lettore con intelligenza, con il giusto grado di ironia, e non accontentandosi di giungere alla soluzione finale, bensì preparandoti nelle ultimissime pagine a sfoderare il colpo di scena, quello che non ti aspetteresti affatto, dove ribalti tutta la situazione che credevi pacificamente consolidata, e invece era totalmente diversa, e ti sembra di vivere una sensazione di appagamento che non capita di frequente.

Ecco, quando leggo un romanzo noir italiano mi aspetto di scoprire un territorio, le sue criticità, quelle che non leggi sui giornali, che non trovi nelle veline predisposte dagli uffici stampa o dagli staff di comunicazione di questo o quel politico, e sono certo che – al di fuori della finzione narrativa – ci si possa trovare dentro una verità, una profondità e un’analisi, una visione (e non “la vision”, perché giustamente gli autori – sicuramente pronti a capire l’allusione – scoppierebbero in una deflagrante risata e in una reazione degna del Sordi degli anni d’oro) del contesto analizzato, il tutto con leggerezza, capacità di coinvolgimento e qualità narrativa. Ebbene, queste sensazioni le ho vissute e con grande senso di appagamento, divertendomi come un bambino in mezzo a una stanza di giocattoli, “Nuvole barocche”: un romanzo che davvero merita di essere letto e riletto. E soprattutto apprezzato fino in fondo.

Dettagli

  • Genere: thriller
  • Copertina rigida: 333 pagine
  • Editore: Piemme (29 gennaio 2019)
  • Collana: Piemme
  • Lingua: Italiano
  • ISBN-10: 8856670690
  • ISBN-13: 978-8856670691

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