La ballata di un piccolo giocatore – Laurence Osborne

Trama

Denunciato per truffa dalla vedova del dirigente di una miniera di rame, un oscuro avvocato della «pingue e azzimata provincia inglese» fugge a Hong Kong, deciso ad affidare alla cieca casualità del gioco d’azzardo le sorti del cospicuo bottino sottratto all’ingenua signora.

Ed è proprio l’azzardo la regola di via del protagonista che passa le sue giornate a giocare a baccarat nei casinò. È un giocatore incallito, dedito più a perdere che a vincere, lui è consapevole che perdere è più facile che vincere. Perdere è meglio di una vittoria, e lo sanno tutti che non si è giocatori veri finché segretamente non si preferisce perdere.

Questa è la sua filosofia e nelle sue notti bianche di giocatore si trascina da un casinò all’altro giocandosi persino l’anima, fino alla sconfitta. Sarà il baccarat a iniziarlo alle leggi della probabilità. Non riesce a spiegare perché subisca il fascino di questo gioco intrigante. «Si possono vincere o perdere milioni in pochissimo tempo, e lo stesso vale per il banco. Nel baccarat c’è il pericolo, come uno spigolo d’acciaio; c’è l’estasi e la sciagura».

Lord Doyle si spinge oltre i confini della sua esistenza, fa dell’azzardo e del rischio le regole innaturali per sfidare la sua stessa vita. Sa benissimo che il rischio è alto al tavolo da gioco e che il caso non esiste. Quello che conta è lasciarsi inebriare dall’adrenalina. Vincere o perdere non fa differenza.

«Quando giochi, sei solo davanti al destino, e non è una cosa che capiti spesso. Quando giochi sei un fascio di nervi. Il tuo battito cardiaco accelera a un ritmo insopportabile».

Lord Doyle ogni volta che fa la sua puntata ha la sensazione di camminare su un cratere. Davanti al banco avverte tutte le possibilità minacciose del gioco.

Voce di Dario Brunetti

Incontriamo una donna intimidatoria, conosciuta come “nonna”, che ogni notte fa cadere migliaia di dollari di Hong Kong per vendicarsi del marito esitante. La connessione più importante di Doyle è con Dao-Ming, una ragazza con un cuore d’oro proverbiale, l’unica relazione veramente umana che Doyle è in grado di stabilire. La sua preoccupazione – e talvolta la sua ossessione – è il gioco del baccarat. Impariamo che ogni mano è intrinsecamente corta, e il dramma emerge dalle enormi somme vinte e perse nel turno di una carta. Assistiamo radicalmente al cambio di status di Doyle dal perdente al vincitore; poiché un “nove naturale” è la migliore mano possibile nel baccarat, Doyle diventa una specie di celebrità quando inizia a mettere insieme mano dopo mano questi nove e i proprietari dei casinò sviluppano un comprensibile interesse per questo aumento della sua “fortuna”. “Con la sua fortuna in ascesa, Doyle gioca un’ultima mano e decide di puntare tutto sul risultato.

Osborne ricrea magistralmente l’atmosfera dei casinò e la psicologia dei giocatori di baccarat e ti lascia il desiderio di tentare la fortuna al gioco.

Recensione a cura di Pasquale Schiavone

“LA RISONANZA DEI CLASSICI DI DOSTOEVSKIJ E GRAHAM GREENE, “LA BALLATA DI UN PICCOLO GIOCATORE” È UN RACCONTO SENZA TEMPO INTRISO DI INQUIETANTE SUSPENSE E RICCA ATMOSFERA”

LA BALLATA DI UN PICCOLO GIOCATORE: dalla frase di apertura, è chiaro che LAWRENCE OSBORNE sa cosa sta facendo, che tu sei nelle mani di uno scrittore sicuro. Il secondo romanzo oscuro ed elegantemente realizzato da LAWRENCE OSBORNE (dopo CACCIATORI NEL BUIO), sperimenterete il mondo del gioco d’azzardo nei casinò più gloriosi di Macao e lasciano intravedere l’insaziabile e desolata natura della dipendenza. Il narratore, noto come Lord Doyle, nonostante non abbia alcuna pretesa reale sul titolo nobiliare, non è un personaggio particolarmente simpatico. È un avvocato moralmente in bancarotta, colpevole di appropriazione indebita di centinaia di migliaia di sterline da una donna anziana collocata nel suo istituto finanziario in Inghilterra. Quando si accorge di essere vicino a farsi prendere, prende i soldi e fugge a Macao, il territorio cinese famoso per i suoi casinò e, come alcuni chiamano, adorazione superstiziosa di fortuna.

La storia – una narrativa in prima persona terribilmente solitaria, ma splendidamente scritta – segue Lord Doyle nei suoi giorni senza tempo a giocare a Macao e ti attira attraverso l’intensa, spesso dolorosa esperienza di guardare qualcuno perdere tutto e vincere tutto ancora e ancora. Diventa chiaro che, per Doyle, il gioco d’azzardo non riguarda i soldi; “TUTTI SANNO CHE NON SEI UN VERO GIOCATORE FINCHÉ NON PREFERISCI SEGRETAMENTE PERDERE.” Riguarda la corsa – il MOMENTO SENSUALE, VUOTO MA CARICO DI ANTICIPAZIONE, LA MENTE CHE SI SVUOTA COME UNO SCARICO, O CHE CORRE COME UN PICCOLO INSETTO SENZA ALI”.

Le osservazioni di Doyle su coloro che lo circondano e i suoi giudizi sul suo posto nella vita sono filosofici e sorprendentemente auto-consapevoli, nonostante la sua incapacità di controllare le sue compulsioni. OSBORNE crea con successo un mondo paradossale in cui simultaneamente esistono suspense e futilità, e sono facilmente catturati nella poesia drammatica di tutto questo. Ciò che sembra una giocosità spensierata è una maschera per vendetta crudele, una striscia vincente può alimentare rabbia virile, e perdere tutto è il debole sussurro della libertà. Oltre alla narrativa forte e contemplativa, il senso del luogo di OSBORNE rende LA BALLATA DI UN PICCOLO GIOCATORE un romanzo eccezionale. Questo libro non avrebbe potuto aver luogo nei casinò del deserto di Las Vegas o Montecarlo di Monaco. A Macao, l’antica tradizione cinese si mescola agli ideali occidentali: la fortuna è una decisione degli dei, e si ritiene che gli insaziabili fantasmi dell’aldilà buddhista camminino tra i vivi. Proprio come i tossicodipendenti del gioco d’azzardo, “che soffrono continuamente di fame e sete, non possono saziare o schiaffeggiare né la brama… Per i cinesi il regno dei fantasmi affamati è simile all’inferno nel mondo cristiano: i suoi abitanti hanno bocche grandi come occhi e stomachi grandi come caverne.” In questo modo, le linee tra la realtà e il soprannaturale sono sfumate, e quando Doyle inizia a perdere se stesso, il libro assume una seducente qualità da fantasma.

Combinato con le descrizioni sensuali del paesaggio urbano umido e subtropicale di Macao, il libro crea un’esperienza viscerale da non perdere. Il personaggio più intrigante, Dao-Ming, sembra trascendere il mondo falso e ingannevole dei casinò, nonostante la sua occupazione come prostituta. Vede attraverso le bugie e la disperazione di Lord Doyle e sceglie con calma di aiutarlo, anche se non è una compagna calda e tenera. È emotivamente impenetrabile con una sorta di calma risoluzione che affascina – e in seguito ti mistifica. La scrittura è meravigliosamente sparsa, navigandoti attraverso i casinò di Macao, immergendosi nella cultura cinese. L’unico problema è che è difficile entrare in empatia con qualcuno dei personaggi. Come il fantasma che insegue Lord Doyle, i cavi sembrano trasparenti senza la definizione necessaria perché il lettore possa radicarsi per loro, ei personaggi secondari vanno e vengono come le sorti di Lord Doyle. Tuttavia, la qualità della prosa compensa queste carenze.

Anche se a volte il ritmo del romanzo sembra lento, la scrupolosa e attenta scrittura di OSBORNE rende ogni momento utile. In punta di piedi tra il concreto e il soprannaturale, crea una realtà inquietante per i suoi personaggi che è allo stesso tempo vuoto e triste, ma certamente non privo di poesia. Raccomando questo libro ai lettori che amano viaggiare e immagini ricche e a coloro che non si rifanno a una narrazione interna più lenta, oscura, ma intensa. Sarà una lettura veloce che vorrai ricominciare non appena finisci.

Dettagli

  • Genere: narrativa
  • Copertina flessibile:215 pagine
  • Editore:Adelphi (9 ottobre 2018)
  • Collana:Fabula
  • Lingua:Italiano
  • ISBN-10:8845933121
  • ISBN-13:978-8845933127

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