La cura dell’acqua salata – Antonella Ossorio

Trama

Galizia iberica, 1730. Brais Barreiro, un argentiere de La Coruna, per sottrarsi alla giustizia dopo aver ucciso un facoltoso cliente, riesce a imbarcarsi, dicendo di chiamarsi Santiago Romero, su un mercantile inglese diretto a Genova che, dopo varie soste a Tunisi e a Palermo, lo sbarcherà a Napoli in condizioni di salute assai critiche. Brais ha sviluppato una tossicodipendenza da stramonium, il lungo e disagevole viaggio lo ha debilitato, ed è ridotto un cencio. Incosciente e preda di deliri e visioni, verrà raccolto da una popolana che lo curerà e ne farà il suo compagno, inconsapevole che Brais reca con sé un segreto: un “sapo gallego”, ovvero una specie di collana molto elaborata, nel quale si concentra un oscuro e spaventoso potere, come il senso di una sventura incombente dalla quale però non è possibile liberarsi. La “maledizione” del sapo gallego influirà sulla storia della famiglia Romero per secoli, storia che si dipanerà tra la Tripolitania del 1915 e la Napoli del 1943.

Recensione a cura di Angelo Mascolo

 

In esergo a quest’ultimo lavoro della Ossorio si trova un estratto di un altro libro. Diluvio a Norderney della scrittrice danese Karen Blixen. Poche battute ma che voglio riportarvi integralmente:

«Conosco una cura per tutti i mali: l’acqua salata».
«Acqua salata?» feci io.
«Sì» disse egli. «In un modo o nell’altro: sudore, o lacrime, o acqua di mare».

 

Ora, che l’acqua di mare possa avere potere curativi può sembrare, sotto la lente positivista, addirittura una stregoneria. Roba da medioevo se non addirittura da Inquisizione. Se non ci credete, o stentate a farlo, vi cito un episodio personale. Molti anni fa, nel periodo della mia infanzia, soffrivo di una forma assai acuta di dermatite. Né unguenti né pomate né farmaco erano riusciti a guarirmi. Fino a un giorno. Il sabato santo. Era questo, infatti, l’unico giorno dell’anno in cui, secondo una vecchia tradizione, l’acqua marina poteva fare il miracolo. E compierlo in un momento preciso della giornata: a mezzogiorno. Con lo «scioglimento della gloria», ovvero la fine del triduo della Passione e il compiersi della pienezza Pasquale. In questo tempo – che va dal mezzogiorno del sabato pre-pasquale alla domenica di Resurrezione – chi è affetto da particolari malattie o disturbi, guarisce. Basta semplicemente recarsi su un arenile, in prossimità di acqua salata, recitare un’Ave Maria, Padre Nostro e Gloria e ogni cosa scompare. Ancora ricordo, la mia guarigione. Immersi le ginocchia in acqua. Mia nonna recitò insieme a tutta la famiglia le preghiere di rito. Da quel giorno, non ci crederete, la mia dermatite è scomparsa per sempre.

 

Superstizione? Suggestione? Niente di tutto questo. Solo una verità, certa. Il mare guarisce. Riporta alla vita, ricuce lembi di esistenze spezzate, ricompone ferite, crea ex novo storie, vincoli e legami. Esattamente quello che accade ne «La cura dell’acqua salata». In questo libro il talento principale di Antonella Ossorio, infatti, risiede nel saper dialogare, e di riflesso farlo fare anche a noi, con mondi diversi eppure custodi di un’unica identità. Particolarmente apprezzabile il quadro storico dentro il quale si immergono le vicende dei personaggi (la Napoli nella sua fase di passaggio dalla dominazione asburgica all’avvento dei Borbone fino ai bombardamenti del ’43). Infine, da sottolineare due aspetti molto interessanti. Primo, la contaminatio di forme, lingue e linguaggi in un equilibrio vivacissimo; secondo, l’elemento magico di cui è intrisa la storia che rimanda a molta letteratura del mondo latinoamericano.

 

 

Dettagli

 

  • Genere: Narrativa
  • Copertina flessibile: 299 pagine
  • Editore: Neri Pozza (22 febbraio 2018)
  • Collana: I narratori delle tavole
  • Lingua: Italiano
  • ISBN-10: 8854515000
  • ISBN-13: 978-8854515000

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