Ti consiglio un film (tra un libro e l’altro) Changeling di Clint Eastwood

Trama

Los Angeles, marzo 1928: un piacevole sabato mattina in un quartiere popolare alla periferia della città; una madre nubile, Christine Collins (il premio Oscar Angelina Jolie) saluta il figlioletto Walter di nove anni e si incammina verso la società telefonica dove lavora come centralinista. Rientrata nella modesta abitazione dove vive con il figlio, si trova davanti al peggior incubo di qualunque genitore: la scomparsa del figlio. Le lunghe ed estenuanti ricerche di Walter, che sembra sparito senza aver lasciato traccia, non portano a nulla finché, cinque mesi dopo, un bambino, che afferma di essere Walter, viene riconsegnato alla polizia che non vede l’ora di sfruttare l’ondata di popolarità che seguirà al ricongiungimento della madre col figlio. Stordita dalla confusione di poliziotti, reporter e fotografi e sopraffatta da un insieme di emozioni contrastanti, Christine accetta di riprendersi il ragazzo pur sapendo che quel bambino non ha nulla a che fare con il piccolo Walter. Nei vari tentativi per convincere la polizia a riprendere le ricerche del figlio, Christine si rende conto che, nella Los Angeles dell’era del Proibizionismo, le donne non devono sfidare il sistema. Tacciata di paranoia e infermità mentale fino ad essere internata, trova un alleato nel reverendo Gustav Briegleb (John Malkovich), attivista della comunità presbiteriana locale, che la aiuta a trovare risposte alla scomparsa del figlio. Basato su fatti realmente accaduti.

Recensione a cura di Stefania Ghelfi Tani

Clint Eastwood, ancora una volta, firma una splendida e drammatica pellicola ispirata, purtroppo, ad una storia vera accaduta a Los Angeles alla fine degli anni Venti.

Il regista si conferma in grado di produrre un ottimo film che sa anche indagare le profondità dell’animo umano, narrando la fragilità e la forza del singolo di fronte all’arroganza dei potenti e all’arbitrarietà della giustizia dovuta e meritata ma spesso non elargita.

Nonostante la trama sia emotivamente coinvolgente e complessa, con pesanti implicazioni sociali e politiche, il film scorre in modo semplice, essenziale lasciando allo spettatore da una parte l’inevitabile empatia verso una madre inascoltata, umiliata e ridotta al silenzio e dall’altra il forte sdegno verso la polizia e le istituzioni che ne seguono e/o subiscono i dettami o meglio le regole, gli ordini, le imposizioni.

La trama si basa sulla lotta per la giustizia, per i propri diritti contro un potere sbagliato, arrogante e prevaricatore che si fa forte e padrone sui più deboli. Denuncia i gratuiti soprusi delle istituzioni a scapito dell’individuo che alla fine verranno – anche se troppo tardi – processate e punite.

Protagonista indiscussa di tutta la pellicola un’intensa Angelina Jolie che presta volto, anima, disperazione e coraggio alla vera Christine Collins.

Ottima la ricostruzione storica: la fotografia di Tom Stern, le melanconiche musiche dello stesso Eastwood, le scenografie di James J. Murakami, i favolosi costumi di Deborah Hopper.

Temi, che spesso ricorrono nelle opere di Eastwood, sono la corruzione, la ricerca della verità, la giustizia, il rapporto tra individuo e potere, la pena di morte (forte l’immagine dell’impiccagione), il paziente che è reso oggetto nel sistema sanitario (l’internamento di Christine in manicomio).

Una storia intensa e commovente, altamente drammatica come la vita della reale Christine Collins che ha però ha messo in crisi e poi in discussione, fino a portare in un aula di tribunale, una potentissima macchina politica, così come è riuscita a liberare donne da un ingiusto internamento in manicomio, con annesso elettroshock, rinchiuse senza mai essere state sottoposte a perizie psichiatriche solo perché la polizia così aveva deciso, in quanto “scomode”.

Speranza, forza e determinazione sono motori fondamentali per poter scardinare radicati e ferrei poteri del Sistema. Bisogna sempre e comunque lottare, solo così si può talvolta vincere!

Da vedere!

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