ALLA RICERCA DEL LIBRO PERDUTO… a cura di Pasquale Schiavone Todo modo – Leonardo Sciascia

Trama

Il romanzo, ambientato negli anni settanta, ha come protagonista un famoso pittore, di cui non viene mai fatto il nome, che ha bisogno di un periodo di pace in solitudine. Alla vista di un cartello che indica un eremo, l’Eremo di Zafer (non meglio definito geograficamente), il pittore pensa di recarvisi. Scopre poi che l’eremo è stato trasformato in un hotel fondato dall’ambiguo Don Gaetano e che in certi periodi dell’anno ospita persone di alta estrazione sociale (ministri, politici, direttori di banche…) per ritiri spirituali.

L’ennesimo ritiro sarebbe iniziato dopo solo qualche giorno, e infatti nell’albergo si trovano, all’arrivo del pittore, soltanto cinque donne. A seguito del colloquio con Don Gaetano, enigmatico ed inquietante personaggio di vastissima cultura, al pittore viene concesso di rimanere ad assistere al ritiro spirituale. Ma, proprio durante la recita del rosario, si assiste all’omicidio di uno dei notabili, l’ex senatore Michelozzi: tutti vengono sospettati, meno che Don Gaetano, il pittore e il cuoco, che avevano assistito insieme all’accaduto, lontani dalla processione di Don Gaetano e dei suoi ospiti.

Il procuratore Scalambri, ex compagno di scuola del pittore e primo della classe, cerca di risolvere il delitto, ma ogni sua mossa gli viene suggerita dal pittore stesso. Una sera, ricostruendo l’accaduto, disegnandolo perfettamente nella memoria e su carta, il pittore trova la soluzione all’omicidio di Michelozzi, e anche quella all’omicidio dell’avvocato Voltrano, avvenuto dopo il primo. La soluzione, però, non viene rivelata e il giorno seguente Don Gaetano viene ritrovato morto nel bosco, con una pistola accanto al corpo. Per gli investigatori la matassa della vicenda pare insolubile; in chiusura non viene rivelato chi ha commesso i vari omicidi e l’eremo-albergo viene sgomberato. Lo stesso narratore, fra l’altro, si “dichiara colpevole” del delitto.

Con questo romanzo Sciascia ci fa capire che la verità è sotto gli occhi di tutti, ma proprio per questo nessuno la vede (come nel racconto poliziesco La lettera rubata di Edgar Allan Poe). Infatti, tenendo presente tale considerazione, un’attenta rilettura delle ultime pagine (e di alcune frasi dal significato o ambiguo o duplice) permette al lettore di avanzare ipotesi fondate sulla soluzione dell’enigma.

 

Recensione

In assoluto la migliore opera di Sciascia. Con maestria mescola il giallo alla filosofia, si serve di un lessico scorrevole ma articolato e abilmente giostrato per tenere con il fiato sospeso. Sciascia ci racconta tutto quello che non è raccontabile, tutto quello che non è visibile, e se è visibile lo è talmente per un attimo che, anche se siamo testimoni, non riusciamo a trattenere neanche un barlume di verità.

Attualissima la critica feroce di Sciascia sui poteri forti (Chiesa e Stato, politica) che fa riflettere su come siamo condizionati da essi nella nostra vita e come essi non vogliano che noi ragioniamo con la nostra testa. Il finale poi ci fa capire (senza fare spoiler) che la vita è così: non si capisce bene dove andremo a parare. Tutta la vicenda sembra irreale, ti porta ad isolarti assieme al protagonista in questo eremo sperduto nelle campagne siciliane e la figura che ti folgora è quella del sacerdote don Gaetano, acculturato prelato della Santa Chiesa Romana, moderno e alienante. Il nostro protagonista partecipa a una sorta di ritiro spirituale (che di spirituale ha ben poco) e durante la recita del rosario avviene un omicidio. Da quel momento in poi Sciascia ci guida in un’indagine che sembra non avere senso e forse non avere più importanza di chi ha commesso l’omicidio, perché, alla fine, siamo tutti colpevoli.

La cosa che forse inquieta di più è che non solo non riusciamo a leggere la realtà singolarmente ma non riusciamo a farlo neanche se siamo in gruppo, se siamo più di uno, neanche se siamo in tanti, neanche se siamo lì davanti, testimoni diretti, neanche se siamo chiamati per professione o per talento a doverlo fare. Un libro scorrevole nonostante sia denso di riferimenti alla storia antica, alla pittura, alla letteratura, alla mitologia e con citazioni in latino. Il romanzo è nettamente diviso in due parti di cui la prima rappresenta l’antefatto della seconda più ascrivibile al modello letterario del giallo e in cui entrano in scena i protagonisti, i loro rituali, i loro discorsi, il loro modus operandi (bellissima la pagina della recita-balletto del rosario… a quanti balletti odierni mi ha fatto pensare).

Un pittore, attratto da una scritta “Eremo di Zafer 3”, abbandona la strada principale e si immette in una strada secondaria che lo porta a scoprire un atipico albergo che avrebbe inglobato un presunto eremo e che, apparentemente isolato e vuoto, non può accoglierlo come ospite. Lì si terrà, a partire dal giorno successivo, un gran raduno di “clienti particolari” guidato dall’enigmatico e discusso Don Gaetano che li condurrà alla pratica degli esercizi spirituali. Per grazia ricevuta potrà parteciparvi anche lui… Proprio Sant’Ignazio di Loyola esortava a tale pratica degli esercizi spirituali con la formula :“ogni modo è valido per ottenere la grazia di Dio”.

Ogni modo? E qui subentra l’ironia di Sciascia che con una sintassi complessa e una prosa oscura, complicata, filosofeggiante, ricca di rimandi culturali utilizza la prima parte del romanzo per far dialogare il pittore famoso e il prete. Molto fra i due è sottinteso e il loro è un vero e proprio duello verbale, il prete allude, cita in un sottile gioco di rimandi culturali che stordisce. Il pittore rappresenta chiaramente la prospettiva laica e il prete lo beffeggia conducendolo per mano in un mondo imperfetto che è vittima dell’ostinata e laica attribuzione di perfezione che non ha e non può avere.

Il mondo chiuso e riprodotto nell’eremo è criptico nella sua essenza e quando sarà squarciato da una serie di omicidi a catena, in corso le indagini, tale rimarrà.

Il giallo rimarrà insoluto quasi a infrangerne l’essenza, la soluzione del delitto appunto, ma non l’efficacia, l’impianto narrativo fisso, geniale che l’omicidio del movente, voluto da Sciascia, renda tutti sospettabili e quindi nessuno…

Da leggere e rileggere e rileggere.

Dettagli

  • Genere: Giallo
  • Copertina flessibile: 121 pagine
  • Editore: Adelphi; 5 edizione (26 Febbraio 2003)
  • Collana: Gli Adelphi
  • Lingua: Italiano
  • ISBN-10: 8845917584
  • ISBN-13: 978-8845917585

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