Oggi parliamo con… Stefano Cassini

Intervista a cura di Caterina Pezzi Melchiorre

 

Eccoci nella nostra cucina con Stefano Cassini autore de “L’enigma del turco”. Allora Stefano, cominciamo col darti il benvenuto in questo spazio dedicato alla letteratura ma anche – come si evince dal nome del blog – alla cucina. La prima cosa che vorrei chiederti è chi è lo Stefano Cassini scrittore?

Una persona che ha unito due passioni: ciclismo e natura. Nei miei giri in bicicletta ho sempre amato osservare i luoghi e, a un certo punto, mi sono accorto che mi piaceva l’idea di raccontarli. Ho pensato che sarebbe stato bello farlo facendoli diventare la cornice di una storia.

 

Leggendo il titolo del tuo romanzo viene da chiedersi: “chi è il turco?”, puoi dirci se si tratta di uno dei protagonisti della storia?

Possiamo dire che il turco ha, effettivamente, un suo ruolo che però è un po’ particolare. Ora non fatemi dire troppo.

 

Come nasce l’idea di ambientare la storia nelle valli di Fiemme e Fassa?

Frequento quelle zone fin dagli anni novanta. Mi hanno sempre affascinato sia per i luoghi che per la cultura. Mi è venuto naturale sceglierli come scenario per il mio romanzo.

Abbiamo notato che all’interno del libro ci sono delle parti in lingua locale. La cosa è interessante.

La lingua è parte essenziale della cultura. Quando ho immaginato i miei personaggi e i loro dialoghi ho ritenuto normale che, almeno in parte, avvenissero nella loro lingua.

 

Quindi conosci bene la lingua locale?

Non esattamente. Nei miei anni di frequentazione ho avuto la fortuna di creare rapporti di amicizia con diverse persone. Una di queste è la responsabile linguistica dell’istituto culturale ladino. Da lei ho avuto un grande aiuto per la scrittura delle parti in lingua locale.

 

Quanto contano i luoghi all’interno della tua narrazione?

Contano moltissimo. Così come la lingua, la descrizione dei paesaggi ha lo scopo di far sì che il lettore abbia la sensazione di trovarsi all’interno della storia.

 

Avremo occasione, in futuro, di leggere altre avventure del Commissario Gabriele Poli? Abbiamo come la sensazione di trovarci di fronte a un Commissario Montalbano delle Dolomiti.

Il paragone è impegnativo. Però non posso nascondere che Camilleri per me è sicuramente un modello. Detto questo, sì ho già diverse idee che sto sviluppando. Il mio progetto è quello di creare una serie.

 

Quanto di autobiografico c’è nelle storie che racconti nei tuoi romanzi?

Direi parecchio, sicuramente il mio vissuto personale ha inciso sulla storia che ho raccontato. Un esempio su tutti: Gabriele Poli è un appassionato di ciclismo come lo sono io.

 

In che modo costruisci i tuoi personaggi?

Preferisco descriverne il carattere e i sentimenti piuttosto che l’aspetto fisico. Mi piace l’idea che il lettore possa immaginarli liberamente secondo la sua personale sensibilità.

 

Cosa diresti a un tuo potenziale lettore per convincerlo a voler scoprire cosa si nasconde dietro “L’enigma del turco?”

Gli direi: “Lasciati trasportare da una storia avvincente. Ti sembrerà di essere insieme al Commissario Poli impegnato a indagare immerso in uno scenario meraviglioso”.

 

Ora però, visto che ci troviamo in cucina, mi piacerebbe che ci dicessi qual è uno dei tuoi piatti preferiti.

Dato che la mia passione per il Trentino non è solo legata a luoghi e tradizioni, ma anche agli aspetti enogastronomici, scelgo un piatto tipico della zona: i canederli col burro fuso accompagnati da un calice di buon Teroldego.

 

Ti ringrazio per la bella chiacchierata. Prima di salutarti ti chiedo di lasciarci con una citazione che consideri importante per te.

“Io sono il padrone del mio destino, il capitano della mia anima” (Invictus)

 

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