Oggi parliamo con… Gaia Campo

Intervista a cura di Miriam Salladini

 

Benvenuta Gaia, siamo davvero felici di averti nostra ospite e di conoscerti un po’ meglio. Inizio subito con la prima domanda.

Parlaci di te e delle tue passioni.

Ciao! Mi chiamo Gaia Campo, ho vent’anni e vengo da Nicosia, un paese in provincia di Enna, nell’entroterra siciliano. Ho frequentato il Liceo Linguistico e dopo il diploma mi sono trasferita a Bergamo per frequentare la JAC di San Paolo d’Argon, dove attualmente studio Stampa 3D. Mi reputo una persona estremamente creativa, indipendente e spesso stravagante, sono cresciuta in un ambiente familiare dove l’amore, i valori e l’arte sono sempre stati al primo posto, dalla musica alla pittura alla scrittura, quindi credo che la passione per l’astratto sia qualcosa di viscerale che coltivo nel mio Io sin da piccola. Riconosco di essere (purtroppo o per fortuna) un tipo di persona che si annoia molto facilmente, perciò bramo le novità; stare in uno stesso posto troppo a lungo, fare sempre le stesse attività, non fa per me, quindi vario spesso: ho fatto danza e teatro a livello amatoriale per svariati anni, invece il disegno, la scrittura, fumettistica, la grafica e i lavori manuali sono sempre stati più passatempi che lavori veri e propri, non avrei mai pensato di farne la mia priorità.

 

Qual è stato il momento in cui hai deciso di iniziare a scrivere?

Come già detto in precedenza, scrivere (tra le altre attività) non l’ho mai considerata un’esigenza; più uno sfogo, un gioco nato in un momento di libertà. Crescendo la scrittura ha preso più importanza nella mia vita, fino a tramutarsi da piacevole passatempo a vera e propria necessità. Posso dire di aver cominciato a scrivere davvero nel momento in cui ho steso le prime righe, assecondando l’idea di produrre qualcosa dai miei stupidi pensieri adolescenziali.

Qual è il tuo pubblico ideale? A che tipo di lettore pensi quando scrivi?

Non credo di avere un target, un pubblico ideale. Persone di età differenti hanno già letto il mio romanzo, dai quattordici ai cinquant’anni, attribuendo interpretazioni e considerazioni diverse a fine lettura, quindi penso si adatti bene a qualsiasi età. Credo riesca a far sognare un tipo di amore più sincero, fiabesco, agli adolescenti e uno più concreto e consapevole agli adulti, accontentando tutti. Non penso al tipo di lettore che potrebbe interessarsi al mio romanzo, penso sia più apprezzato da menti leggere e sognatrici, un po’ svampite, innamorate dell’amore e attaccate alla sfera sensoriale, più che alla dimensione della concretezza nella vita reale.

 

Quali autori ti hanno formata maggiormente e come sei arrivata a loro?

Da bambina amavo autori come Fabio Volo e Federica Bosco, forse per il loro modo semplicistico di descrivere l’amore; crescendo mi sono innamorata di autori stranieri come Bukowski, Vanessa Diffenbaugh, Clara Sanchez e Paula Hawkins, per il loro modo di scrivere, per ciò che mi trasmettevano e per la psicologia dietro le loro opere. Un autore che mi ha stimolato è stato Pedro Chagas Freitas, non lo seguo particolarmente ma ho ritrovato, nel suo modo di scrivere, dei punti in comune che mi hanno permesso di concludere alcuni capitoli del libro. Sono autori che ho scoperto un po’per caso, un po’ sotto consiglio altrui.

 

Ci parli del tuo libro “Quando piove senza nuvole”?

“Quando piove senza nuvole” è un romanzo breve basato sul concetto di scrittura sensoriale, che consiste nell’analizzare un concetto basilare, semplice, e riscriverlo in modo da creare una sorta di empatia involontaria con il lettore. Il mio è un romanzo che punta a toccare nel profondo chi lo legge, permettendogli di immedesimarsi tra le righe di quelle pagine. “Quando piove senza nuvole” è anche un viaggio tra le carrozze di un treno e le pareti della psiche di due personaggi che prenderanno decisioni importanti in seguito all’incontro con Lo Sconosciuto, un vagabondo cantastorie che suona un ukulele blu.

 

Perché un lettore dovrebbe leggere il tuo libro?

Perché non dovrebbe? Credo che ogni libro ci lasci qualcosa in un modo o nell’altro e penso che il mio romanzo possa essere uno spunto di riflessione e un piccolo bagaglio di conoscenza, uno stimolo a conoscere l’arte e la musica nelle forme più disparate, nonché un appiglio nei momenti tristi. Questo è il progetto che voglio condividere con gli altri, far passare il concetto che l’amore vince sempre e in ogni forma e che è il motore che muove tutte le cose: “Perché l’amore non è convenzione, non si delimita. L’amore è per tutti. Uomini e donne hanno scritto versi, racconti, enciclopedie intere sull’amore in ogni sua forma e sfumatura e quindi perché continuare a farlo? Non ci sono abbastanza romanticherie nel mondo? Non abbiamo avuto la dose quotidiana di stucchevole dolcezza? Probabilmente no. Probabilmente non se ne avrà mai abbastanza e si continueranno a scrivere altri versi, altri racconti, altri libri e altre enciclopedie. L’amore è un mutaforma e chi ama deve sapersi adattare.”

 

Quanto conta la realtà e quanto l’immaginazione nella stesura di un libro?

Realtà ed immaginazione sono due concetti labili, così sottili e così vicini tra loro che può capitare di far fatica a distinguerli. Ritengo che, nella stesura di un libro, siano importanti in parti uguali, per rendere al meglio ciò che si vuole far arrivare al lettore.

 

Parlaci dell’emozione provata quando è stato pubblicato il tuo libro.

Quella mattina, la mattina del dieci Aprile, mi sono svegliata di buon umore come non mai. Il corriere è arrivato verso l’ora di pranzo e mi sono catapultata giù per le scale per ritirare le cento copie più attese di sempre. Il tipo del corriere ha visto un sorriso gigante e condizioni disastrose dirigersi frettolosamente verso un pacco grande quanto me, più o meno. In pigiama e ciabatte, ma ero felice. Non potevo crederci perché dopo tutta quell’attesa, finalmente, il sogno si era avverato ed era cartaceo e reale tra le mie mani.

 

C’è un personaggio che fa parte del tuo romanzo a cui ti senti particolarmente legata?

Non ho preferenze tra i personaggi del mio romanzo, forse più per gli avvenimenti descritti tra le pagine, ma se proprio dovessi scegliere direi Lo Sconosciuto, un folle innamorato che ha come unico obbiettivo quello di emozionare ed emozionarsi davanti alla bellezza del mondo.

 

Per terminare l’intervista ti chiediamo la tua ricetta preferita e una citazione che ti rappresenti.

Difficile scegliere la mia ricetta preferita , amo mangiare! Pensandoci, con molta difficoltà, direi i cannelloni ripieni al forno.

La citazione, invece, che più mi rappresenta è una frase del testo Winter di MezzoSangue: ”Questo inverno è solo una stagione, non lo spegne il sole”. Mi rappresenta e mi ricorda che anche nei momenti bui io posso essere Sole e posso splendere ancora.

 

Grazie Gaia per averci concesso parte del tuo tempo. Noi di Gialloecucina ti facciamo un grandissimo in bocca al lupo per il futuro!

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