Dopo tanta nebbia – Gabriella Genisi

Trama

Lolita Lobosco è stata promossa questore e deve trasferirsi a Padova. Ma gli inizi non sono facili: l’ambiente si rivela più intollerante del previsto, la nebbia confonde i pensieri e mortifica i capelli, l’orizzonte d’acqua di Bari è troppo lontano per curare la solitudine. Anche il lavoro stenta a decollare, e poi, con i nuovi colleghi, proprio non riesce a legare. Solo grazie all’aiuto e ai consigli di Giancarlo Caruso, affascinante vicequestore di origini siciliane, le cose migliorano, mentre un caso di bullismo – la scomparsa, nell’omertà generale, di un ragazzo da uno dei licei più in vista della città del Santo – mette a dura prova il talento investigativo di Lolì. Dopo tanto freddo, intorno e nell’anima, la commissaria più bella del Mediterraneo riesce finalmente a farsi richiamare nella sua amata Puglia, dove pure l’attende un mistero da risolvere: una sensuale arpista è stata massacrata in un appartamento. I sospetti sono tanti, ma c’è uno strano testimone… Alle due estremità della penisola, tra panzerotti e pettole di Natale, la passionale poliziotta barese torna a ricercare la verità, sui luoghi di delitti efferati e nel fondo stropicciato del proprio cuore.

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Oggi parliamo con… Luigi Vergallo

Intervista a cura di Dario Brunetti

 

Abbiamo il piacere d’incontrare per giallo e cucina Luigi Vergallo, in libreria con il suo romanzo ‘’Omicidio alla Statale”. Benvenuto Luigi, parlaci dell’incredibile storia di Guillermo soprannominato El Tiburón ‘’lo squalo’’, come nasce l’idea di questo personaggio?

Tiburón sì è fatto largo nella mia testa pian piano, volevo un personaggio che potesse tenere insieme due città e due quartieri (Barcellona/Raval e Milano/Ticinese) naturalmente diversi fra loro ma anche accomunati da un’analoga tradizione di presenza operaia e anche di presenza piccolo-malavitosa. Tiburón nasce a Barcellona e poi a 18 anni si sposta a Milano, città di origine di Primo, l’anarchico italiano che lo ha cresciuto. Per tutti questi motivi, la città lombarda per lui è sì una città nuova, ma è comunque una città che sa in qualche modo riconoscere, e che cercherà di conoscere sempre meglio percorrendola in lungo e largo nello svolgimento delle sue attività criminali.

 

Chi ha avuto l’opportunità di leggere questo romanzo scoprirà che ci si lega facilmente al Tiburón, ci sai spiegare il perché?

In fondo Tiburón è un buono, un personaggio capace di empatia. Nello stesso tempo delinque perché in fondo non ha mai visto fare qualcosa di diverso. È stato addestrato per quello, una volta avremmo detto “lo hanno disegnato così”. Inoltre, egli svela pienamente la contraddizione di queste nostre società contemporanee, in cui le categorie di bene e di male si fanno porose e si contaminano, e in definitiva mostrano la loro inadeguatezza gnoseologica.

 

Come mai hai scelto un personaggio che ha un approccio così duro con le donne?

Tiburón ha un approccio duro con le donne? J

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L’angolo di Dolcepentolina

Seppie ripiene di caponata

  • 8 seppie pulite
  • 200 gr di peperoni
  • 20 gr di uva passa
  • 20 gr di mandorle tritate
  • 1 spicchio d’aglio, vino bianco secco
  • 500 gr di melanzane
  • 150 gr di cipolle rosse
  • 30 gr di pangrattato
  • olio evo, 20 gr di capperi dissalati

Tagliare le melanzane a fette spesse, spennellarle d’olio e disporle su una teglia foderata insieme ai peperoni interi e le cipolle tagliate a metà.

Infornare per 30 min a 160 gradi.

Spellare i peperoni e tagliarli a striscioline, le cipolle a spicchi e le melanzane a cubetti.

Dividere i tentacoli dal corpo delle seppie.

Versare in una padella l’olio, l’aglio e i tentacoli tritati, i capperi e regolare di sale, quindi spruzzare con il vino.

Cuocere a fuoco lento per far evaporare il vino, aggiungere peperoni, cipolle, melanzane, uva passa, pangrattato e mandorle.

Riempire i calamari con la farcia e chiuderli con uno stecchino quindi adagiarli in una pirofila e ricoprirli di pangrattato.

Infornare a 180 gradi per 25 min avendo cura di creare una crosticina croccante

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Naviganti delle tenebre – Carlo Mazza

Trama

Dopo “Lupi di fronte al mare” e “Il cromosoma dell’orchidea” ritorna il capitano Bosdaves e la sua Bari mediterranea e crepuscolare. L’ombroso carabiniere dovrà indagare sulla scomparsa di Samira, unica superstite della strage di una famiglia etiope risalente a molti anni prima. Nello scenario di un Sud che pare soccombere all’assalto di una criminalità pervasiva, emerge un’umanità che ostenta la propria disfatta: un cinico faccendiere che medita di trapiantarsi a Santo Domingo; una donna perseguitata dall’infelicità e amante di un sanguinario capoclan; un intellettuale tormentato dal desiderio di espiazione. Una vicenda che restituisce una Bari animata dall’epopea migrante e descritta nei suoi giorni più fulgidi, dedicati al culto di San Nicola, emblema di un ecumenico messaggio di salvezza.

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I MAESTRI DEL GIALLO – ÉMILE GABORIAU

a cura di Luigi Guicciardi

 

ÉMILE GABORIAU

“Compito del lettore è quello di scoprire l’assassino, compito dell’autore è quello di mettere fuori strada il lettore.” Potrebbe esser questa, a conti fatti, la prima definizione storica del mystery, il romanzo giallo classico, dovuta a Émile Gaboriau (1832-1873), padre di monsieur Lecoq, il secondo grande detective della narrativa dopo l’Auguste Dupin di Edgar Allan Poe. Eccentrico scrittore, questo Gaboriau: giunto al giornalismo dopo innumerevoli mestieri, e infine segretario di quel Paul Féval autore dei Misteri di Londra e di altri feuilleton di successo alla metà dell’Ottocento, Gaboriau cominciò la sua produzione sotto il segno del romanzo d’avventura, prima di conoscere un vecchio ispettore di polizia che pare lo abbia informato delle tecniche investigative allora in auge. Tecniche che dovettero essere molto illuminanti, se è vero che – attingendo per lo più a fatti di cronaca criminale-giudiziaria – lo scrittore cominciò da quel momento a ritagliarsi un posto d’onore nella storia della letteratura poliziesca.

Nella Francia dei quotidiani a tiratura altissima, grazie ai romanzi a puntate dei vari Sue, Féval, Ponson du Terrail o Montépin, neanche Gaboriau poteva sfuggire a tali modalità promozionali: e infatti il suo primo Giallo, L’affare Lerouge – ispirato dall’assassinio, rimasto inspiegato, di tale Cèlestine Lerouge – fu pubblicato su Le Pays nel corso del 1863 e ripubblicato su Le Soleil tre anni dopo, con un tale successo da orientare subito, nel segno del Giallo, le successive opzioni narrative di Gaboriau, da Il dramma d’Orcival e Il dossier 113, entrambi del 1867, a Monsieur Lecoq del 1869.

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Oggi parliamo con… Ezio Gavazzeni

Intervista a cura di Dario Brunetti

 

Abbiamo il piacere d’incontrare per giallo e cucina Ezio Gavazzeni in libreria con il suo romanzo ‘’Rosso Notte”, con il suo protagonista Manlio Rune.

Benvenuto !!! Tanto per iniziare parlaci magari, per chi ancora non lo conoscesse, di questo personaggio, da dove è venuta l’ispirazione e inoltre quali sono i suoi pregi e i suoi difetti?

Un saluto a tutti i lettori di Giallo Cucina e grazie Dario per avermi dato questa opportunità. Mah… che dire, Manlio Rune è un investigatore per le assicurazioni, possiede uno studio con una collaboratrice, Elena, che non chiama segretaria. Di lui hanno detto: “Che sembra uscito da una lavatrice ma si sono scordati di stirarlo.”

È un personaggio che cercavo da tempo perché non è il solito poliziotto, carabiniere, magistrato… uomo delle istituzioni per sintetizzare. In più avevo voglia di recuperare un personaggio un pò hard boiled da inserire in una metropoli come Milano, anche se il suo raggio d’azione è spesso oltre i confini della città.

Mi chiedi se ha dei pregi, beh sì, segue delle regole proprie che spesso lo mettono in rotta di collisione con le istituzioni, sa mettersi in gioco in prima persona e non scende a compromessi. Mi chiedi i suoi difetti principali, beh… innumerevoli. Il primo è che non riesce a instaurare un amore duraturo. Ama le donne, si infila in storie complesse con donne difficili ma alla fine è solo innamorato dell’amore. Antepone l’amicizia a tutto il resto. Altro difetto, che non mi appartiene come suo creatore, fuma sigarette senza il filtro. E ultimo, ma non ultimo, se c’è bisogno di menare le mani non si tira indietro anche se non è un manesco.

 

Si può dire che, nei due romanzi che si sono succeduti, fino ad arrivare a “Rosso Notte”, il personaggio di Rune prende sempre più consistenza trovando la giusta dimensione rispetto a “Motel 309” che è il tuo primo romanzo?

Assolutamente sì. Nel primo romanzo dove appare, Motel 309, Manlio Rune è un investigatore che si lascia un po’ portare dalla corrente. Guida una Volvo SW scassata e segue il proprio istinto, è certamente un solitario, segue le storie come se in fondo ci fosse un premio ad attenderlo. Nel successivo Il Tempo non Dimentica assume più una connotazione metropolitana e hard boiled. È perfettamente inserito nel tessuto della città, ne conosce gli anfratti bui, le persone più o meno positive che la abitano e si muove con sicurezza passando da una situazione all’altra. Addirittura, cosa stranissima per un investigatore privato classico, accetta di collaborare con un poliziotto facendo squadra. Ha acquistato da una vedova una MG spider gialla del 1968 e si muove con quella lungo i viali di Milano in perfetta sintonia con il mezzo. L’impressione è che non potrebbe mai separarsene. In quest’ultimo romanzo, Rosso Notte, Manlio Rune, ma tutti i personaggi del libro lo chiamano semplicemente Rune, si muove nel mondo delle scommesse clandestine e dei racket che le controllano. Va fino in fondo mettendosi in gioco, sua caratteristica fondamentale fin dalla sua nascita, e non fa sconti a nessuno. Credo che ci si possa innamorare di un personaggio così, e già ci sono dei fan che lo seguono e che aspettano la prossima storia, perché credo che Rune sia il tipo di uomo che tutti vorrebbero incontrare e avere come amico.

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Non si uccide per amore – Rosa Teruzzi

Trama

Un biglietto, ormai ingiallito, trovato in una vecchia camicia a quadri nel fondo di un armadio, riporta la memoria di Libera, la fioraia del Giambellino, all’episodio più doloroso della sua vita. Quella camicia è del marito, ucciso vent’anni prima senza che mai sia stato trovato il colpevole, e quel biglietto sembra scritto da una donna. Ma tanto tempo è passato: perché riaprire antiche ferite? Libera ha sempre cercato di dimenticare, piano piano ha messo su un’attività che funziona, se la cava abbastanza bene, altri uomini la sfiorano e la corteggiano. Eppure, quel buco nero della sua esistenza continua a visitare le sue notti insonni, tanto più che – ora lo vede bene – alcuni particolari, nell’archiviazione del caso, la convincono sempre meno. E così, dopo essersi improvvisata detective, nei romanzi precedenti, per risolvere i casi degli altri, questa volta Libera vuole trovare il coraggio per rivangare le vicende del suo passato. Con l’aiuto della madre, eccentrica insegnante di yoga dalla battuta facile e dai costumi spregiudicati, e di una giovane cronista di nera con un sesto senso per i misteri – e nonostante la vana opposizione della figlia poliziotta – Libera si spingerà dalla sua Milano fino in Calabria, per trovare una risposta alle domande che l’opprimono da vent’anni e per guardare in faccia l’amara verità. E per scoprire che forse il nemico si nasconde molto più vicino di quanto avesse mai immaginato.

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I bambini delle Case Lunghe – Corrado Peli

Trama

  1. A Case Lunghe, località della piccola frazione di San Felice nella Bassa bolognese, la vita scorre lenta e i bambini crescono giocando nei campi e nei casolari abbandonati. Ma quei silenzi, quegli orizzonti bassi, quelle nebbie che sembrano non diradarsi mai custodiscono segreti inconfessabili, violenze soffocate nel perbenismo, passioni proibite consumate e rinnegate, silenzi ottenuti col ricatto… Finché un gruppo di bambini si ribella tragicamente all’ipocrisia e alla violenza degli adulti, ristabilendo un nuovo ordine destinato in apparenza a durare. Ma trentun anni dopo, quando don Stefano Vitali viene inviato a San Felice per curare i particolari burocratici di un ingente lascito alla parrocchia della frazione, dietro a quella realtà riemerge un dramma ormai dimenticato, pronto a reclamare che il cerchio venga chiuso una volta per tutte.

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Nessun posto per nascondersi – Luigi Guicciardi

Trama

Molte cose risultano estranee alla mentalità e allo spirito di una squadra di calcio, e una di queste è l’omicidio. Fino alla notte in cui, appena finito il campionato, viene torturato e ucciso il medico sociale della Modenese F.C. L’indagine, affidata al commissario Cataldo e subito difficile per assenza di indizi e di moventi, si complica ancor più al ritrovamento, due giorni dopo, di un altro cadavere, stavolta ben più noto in città: il brasiliano Valdir, bomber della squadra e fidanzato con la figlia del ricco sponsor. L’opinione pubblica è scossa, i tifosi sconvolti, e Cataldo – al culmine della maturità professionale, ma incupito da una pena segreta, che riguarda la sua vita privata – inizia un lungo e angoscioso viaggio attraverso un mondo a lui del tutto ignoto. Coadiuvato da due giovani colleghi, spesso ahimè in competizione fra loro, il commissario penetra ben presto in un sordido intrigo di omertà, passioni illecite, doppie vite, ricatti, tradimenti, invidie, vendette, avidità, dove ognuno ha qualcosa da nascondere e nessuno è come sembra che sia. E mentre l’assassino continua a insanguinare l’ambiente calcistico di nuove vittime, Cataldo è costretto a impegnarsi in una corsa disperata contro il tempo – tra i segreti del passato e gli orrori del presente – e insieme a lui il lettore vive lo stesso tormento di brancolare nel buio e, fino all’ultimo, di vedere impunita una serie di delitti freddi e spietati.

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La strategia del gambero – Piero Colaprico

Trama

Corrado Genito è un ex agente per la sicurezza dello stato finito in prigione “per aver voluto salvare con tutti i mezzi, soprattutto quelli illeciti, l’ostaggio di un sequestro e, diciamolo, per scoparsi alla grande la moglie del rapito, l’ex Miss Sorriso Maretta Zara. Per lei, e per i soldi in ballo, una montagna di soldi, s’era lanciato in una strategia sbagliata”. A farne le spese, il vecchio collega ispettore della Omicidi, nonché suo migliore amico, Francesco Bagni, che era rimasto a terra condannando Genito a lunghi anni di galera e a un indomabile “corpo a corpo con la tristezza”. I servizi segreti, però, lo fanno evadere perché solo lui è in grado di portare a termine una missione: deve infiltrarsi all’interno dei due clan ’ndranghetisti che detengono il potere in un paesino fra Milano e Varese, Ranirate. Per tutti gli anni ottanta e novanta gli Spanò e i Corallo si sono combattuti a suon di brutali omicidi, ma da qualche tempo sembrano volere la pace, e l’imminente matrimonio fra “Kurt” Spanò e la bella Ada Corallo dovrebbe sancirla. Una pace cercata in nome degli affari che contano, e naturalmente tocca a Genito scoprire quali siano. Per riuscirci i servizi gli danno carta bianca, così lui si inventa un metodo di infiltrazione inedito: la strategia del gambero.

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