Oggi parliamo con… Corrado De Rosa

Intervista a cura di Alessandro Noseda

 

Abbiamo il piacere di ospitare nella nostra cucina Corrado De Rosa, in libreria con L’uomo che dorme.

Benvenuto! Noi di Gialloecucina chiediamo sempre agli ospiti una ricetta speciale. Se ti va, la prepariamo insieme mentre chiacchieriamo…

Cosa cuciniamo? Ci dai ingredienti e modalità di preparazione?

Confesso di non saper cucinare neppure un uovo fritto, quindi con una ricetta potrei combinare guai enormi. Se devo scegliere qualcosa che mi pacerebbe mangiare oggi, direi i tubetti con i totani. Un piatto che arriva direttamente dalla costiera Amalfitana.

 

Scegli pure un vino. Hai preferenze?

Un Nero d’Avola.

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Il tatuatore di Auschwitz – Heather Morris

Trama

Il cielo di un grigio sconosciuto incombe sulla fila di donne. Da quel momento in poi sarà solo una sequenza inanimata di numeri tatuata sul braccio. Ad Auschwitz Lale, ebreo come loro, è l’artefice di quell’orrendo compito. Lavora a testa bassa per non vedere un dolore così simile al suo. Quel giorno però Lale alza lo sguardo un solo istante. Ed è allora che incrocia due occhi che, in quel mondo senza colori, nascondono un intero arcobaleno. Il suo nome è Gita. Un nome che Lale non può più dimenticare. Perché Gita diventa la sua luce in quel buio infinito. La ragazza racconta poco di sé, come se non essendoci un futuro non avesse senso nemmeno il passato. Eppure sono le emozioni a parlare per loro. Sono i piccoli momenti rubati a quella assurda quotidianità ad avvicinarli. Ma dove sono rinchiusi non c’è posto per l’amore. Dove si combatte per un pezzo di pane e per salvare la propria vita, l’amore è un sogno ormai dimenticato. Non per Lale e Gita che sono pronti a tutto per nascondere e proteggere quello che hanno. E quando il destino vuole separarli nella gola rimangono strozzate quelle parole che hanno solo potuto sussurrare. Parole di un domani insieme che a loro sembra precluso. Dovranno lottare per poterle dire di nuovo. Dovranno crederci davvero per urlarle finalmente in un abbraccio. Senza più morte e dolore intorno. Solo due giovani e la loro voglia di stare insieme. Solo due giovani più forti della malvagità del mondo.

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Libri in Viaggio “Così crudele è la fine” di Mirko Zilahy

a cura di Francesca Mancini

Esce il 3 maggio per Longanesi “Così crudele è la fine” di Mirko Zilahy.

Dopo aver analizzato il tema della giustizia nei luoghi della Roma post-industriale in “È così che si uccide”, e il rapporto tra realtà e illusione muovendosi tra la mitologia greca e l’arte classica in “La forma del buio”, l’autore arriva all’epilogo della sua trilogia ambientata a Roma.

Con “Così crudele è la fine” esplora la multiforme idea dell’identità attraverso l’ultima battaglia col male del suo commissario Enrico Mancini.

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Figli dell’angelo nero – Giuliano Fontanella

Trama

Meno di una settimana dopo la conclusione di “L’Affare Moreau”, nel capitolo conclusivo della trilogia, “Figli dell’Angelo Nero”, il detective Spada, di ritorno verso Roma dopo la soluzione di un semplice caso, riceve una telefonata del commissario Burma, che lo attira verso una nuova pericolosa situazione. In una scuola di viale Manzoni uno squilibrato ha preso bambini e insegnante come ostaggi, pretendendo di avere al più presto un colloquio con lui. Impegnato nel tentativo di salvare giovani vite, l’investigatore non potrà dare ascolto ad un’altrettanto urgente richiesta di aiuto da parte dell’ex moglie Melania. Le conseguenze saranno molto gravi, e Diego Spada inizierà così la più pericolosa e personale delle sue indagini. D’ora in poi avrà a che fare con una girandola di bizzarri personaggi: una vecchia cieca e rancorosa, la sua astiosa domestica piena di segreti, la non del tutto ingenua nipote, e i crudeli adepti di una setta satanica. Nella sua solitaria risalita da un abisso di affranto scoraggiamento, giungerà infine non solo a districare il bandolo dell’ingarbugliata matassa, ma persino a sciogliere quello dell’antico trauma della sua giovinezza.

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Vinpeel degli orizzonti – Peppe Millanta

Trama

Un cartello sbiadito con su scritto “Benvenuti a Dinterbild”. Un pugno di case gettate alla rinfusa intorno a una locanda. Una comunità che pare sospesa nel tempo. Una strada da cui non arriva più nessuno, e nessuno ricorda più dove porti. E gli occhi di Vinpeel, l’unico ragazzino di questa bizzarra comunità, che una notte, scrutando l’orizzonte, si convince che al di là di questo mondo esitante ci sia qualcos’altro.

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Prosecco connection – Fulvio Luna Romero

Trama

Carlo Caccia è un investigatore privato e si trova a dover affrontare dei casi fin troppo inquietanti in una terra a lui sconosciuta, dove la criminalità organizzata si è impadronita del nord-est dell’Italia, corrompendo politici e imprenditori.

Un fascicolo prezioso e riservato, che promette fuochi d’artificio e riguarda la costruzione di quel grande sistema di dighe mobili che prende il nome di Mose, è nelle mani del libero professionista Marcello Zuliani di Treviso, un noto faccendiere chiamato ”il trafficone”, che si va a schiantare con la sua auto contro un casello della a 4. Come si spiega questo strano incidente?

Questa sarà una delle prime morti accidentali a cui la polizia o meglio Carlo Caccia dovrà dare più di una spiegazione.

L’investigatore privato viene chiamato in causa da un certo signor Matteo Lovato che gli affida un incarico apparentemente molto semplice: un tale Andrea Massarin gli ha acquistato della merce per un valore di trentamila euro e da quel momento se ne sono perse le tracce.

Così l’investigatore privato e il suo fedele amico Zottarelli  dovranno trovare al più presto l’uomo scomparso, ma giunti presso la sua abitazione faranno un’inaspettata scoperta, perché troveranno il Massarin ormai morto. Al momento del rinvenimento del cadavere giunge in loco la polizia e a farne le spese maggiori sarà proprio il fedele amico Zottarelli che aveva un conto in sospeso con la vittima.

Come mai la polizia era al corrente del loro sopralluogo nella casa di Massarin? I due amici di lunga data sono caduti in una trappola? Per l’investigatore privato si prospetteranno tempi difficili, dovrà dimostrare l’innocenza del suo amico e in più dovrà scoprire cosa c’è dietro queste due morti sospette.

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Cardona e gli ardori del giovane pensionato – Patrizio Pacioni

Trama

Ve lo immaginate che un lunedì, il più difficile e indigesto giorno della settimana, scorra via senza che si verifichino fastidiosi imprevisti? È difficile, ma potrebbe anche accadere, a patto che non vi troviate a Monteselva.

È così che Cardona si trova coinvolto in una faccenda che, pur presentandosi sulle prime come un’indagine di ordinaria amministrazione, ben presto si rivela per quello che è: un’autentica e spinosissima grana da gestire e risolvere prima che, sull’orologio, scocchi l’ora fissata in un bizzarro ultimatum. Un ‘semplice’ caso di molestie, un intrigo domestico e minimale, ma non per questo meno appassionante e coinvolgente, per dipanare il quale, secondo le regole auree del giallo, l’Autore si premura di fornire all’Amato Lettore tutti gli indizi necessari. Per risolvere l’enigma basterà saperli individuare e collegare tra loro.

Già, come se fosse facile.

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Follia Maggiore – Alessandro Robecchi

Trama

Umberto Serrani è un elegante, anziano, ricco signore cullato dai suoi rimpianti. Riservato, distaccato, finalmente padrone del suo tempo dopo una vita passata a «mettere al sicuro» le fortune altrui, specie se sospette e ingombranti, un lavoro che gli ha permesso di tessere legami invisibili che arrivano dappertutto. Quando apprende della morte di Giulia – un amore di venticinque anni prima, intenso, totale, un rimpianto mai sopito – decide di capire, agire, pagare vecchi debiti. Vuole sapere di quella morte assurda che sembra uno scippo finito male, chi è stato, perché. E vuole sapere tutto di quella donna per tanti anni amata nel silenzio e nella lontananza, della sua vita solitaria e ordinata, delle sue speranze e delle sue difficoltà, della figlia Sonia, promettente soprano. Assolda per questo una coppia di strani investigatori, Carlo Monterossi e Oscar Falcone: il primo è un mago della televisione, che però odia; il secondo sa nuotare in tutti gli ambienti e ha uno speciale sesto senso per le cause giuste. Intanto, sull’omicidio lavorano anche Ghezzi e Carella, sovrintendenti di polizia, «due cani da polpaccio», che vogliono chiudere il caso, fare giustizia, capire. I quattro, indipendentemente gli uni dagli altri, dragheranno le acque fetide che hanno inghiottito Giulia, con il sottofondo delle arie d’opera in cui la giovane Sonia si esercita per realizzare il suo sogno.

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Stasera al cinema… I, Tonya di Craig Gillespie

a cura di Stefania Ghelfi Tani

La storia vera della pattinatrice sul ghiaccio Tonya Harding – o presunta vera – dato che si basa su interviste piuttosto contraddittorie.

Protagonista, prima dello sport, è l’ambiente in cui Tonya cresce. Sin da piccola e fino all’età adulta subisce una madre incombente, onnipresente, perfida, che le impartisce continue violenze fisiche e psicologiche, un padre che la abbandona e un marito anch’egli violento in un rapporto patologico.

Una madre, interpretata dalla vincitrice dell’Oscar Allison Janney, con la sigaretta sempre in mano – sembra di sentirne l’odore che impregna ogni cosa – la frangetta e i lineamenti taglienti che la rendono ancora più dispotica e avara di sentimenti, pronta solo a picchiare, umiliare, esigere e rinfacciare ogni istante i sacrifici economici fatti per permettere alla figlia di pattinare.

Tonya appena può sfugge alla genitrice per ritrovarsi però con un marito che si comporta in modo analogo e conosce solo la legge delle botte.

Solo il volare sul ghiaccio la nutre, pur avendo contro anche la giuria che non guarda solo alla tecnica ma all’immagine che nella società americana è essenziale, a costo di lasciare il talento in secondo piano.

L’unico obiettivo è la vittoria, l’unica ragione di vita di figlia e madre per arrivare in parte alla gratificazione personale per Tonya, ma soprattutto ai soldi e all’evasione da un mondo fatto di abusi e violenza.

Nessuno la culla, la accarezza e la protegge, vive nella miseria umana e fisica in mezzo a mobili di formica, moquette macchiata, troppo fumo e alcool. Vive di percosse, di allenamenti estenuanti, di rifiuti che minano il suo animo fino al triste epilogo della sua carriera.

Tonya diventa una ragazza aggressiva pur conservando un lato dolce e romantico. Una vita costellata da qualche grande successo ma da tanta infelicità, cocenti delusioni e tradimenti emotivi, cicatrici inferte nel corpo e nell’anima.

Una donna sola – sempre e comunque – che lotta contro la famiglia, contro le avversarie, contro i giurati e contro se stessa per tentare di emergere, per avere il plauso e l’apprezzamento almeno del pubblico. Tonya non riesce a sfuggire alle sue origine quasi che il suo destino fosse scritto nel DNA e, come dirà lei stessa,, sa solo pattinare e se la si priva di questo la si priva della vita.

Margot Robbie rende la sua Tonya nel migliore dei modi: è credibile, drammatica, indifesa, violenta, incompresa, determinata. Un anello debole che pur essendo criticabile è una vittima della società, non ha armi per difendersi, non ha seconde chances.

Il regista ci mostra un dramma umano senza arrivare mai alla verità. Quale sarà? Di chi ci si può davvero fidare? Ognuno ha la sua versione dei fatti, ognuno accusa l’altro, gli eventi sono plasmati dai media per fare audience. C’è del ridicolo in come si prendono sul serio certi personaggi che tali non sono; l’ignoranza e la stupidità umana che agiscono senza un vantaggio e causano solo danni.

Si mettono in scena gli anni ’80 – abiti, trucco, parrucco – la misera provincia americana, il potere dei media, la sete statunitense di eroi e di colpevoli, la volontà di essere se stessi contro la richiesta di un’omologazione, la crescita identificata dal carattere formato dal proprio vissuto, la contrapposizione tra l’importanza dell’estetica, dell’apparenza e l’essere.

La fotografia non dell’America stereotipata di Hollywood, di Manhattan, di Boston, ma quella degli ultimi, di coloro che cercano – spesso invano – di farcela, dei non eletti.

Il ritratto non di un focolare domestico bensì di legami aridi, atti solo a sfruttare l’altro a proprio beneficio, senza mai compassione, tenerezza, affetto, amore, empatia.

 

Oggi parliamo con… Alessia Bronico

intervista a cura di Alessandro Noseda

 

Abbiamo il piacere di ospitare Alessia Bronico, ispirata poetessa abruzzese.

Benvenuta!

Sappiamo da dove vieni e cosa fai. Cosa non sappiamo che ci vuoi raccontare di te?

Innanzitutto grazie per l’ospitalità.

Cosa non sapete? Per esempio che il giallo è uno dei colori che amo di più, che insegno, che sono mamma, che detesto i pressappochisti, che sono come la mia terra ma non ci trascorro che un lembo di tempo.

 

L’abito della Felicità (LietoColle) è la tua silloge d’esordio. Quando, come e perché è nato il tuo amore per la poesia?

Sul quando e sul come possiamo ragionare, sul perché non molto… non sono stata io a scegliere. Di recente mi hanno raccontato che scrivevo poesie già dalle elementari, ma onestamente io non ricordo, è stata una sorpresa anche per me.

 

Ti piace presentare in pubblico? Una domanda che ti fanno sempre i lettori e una che vorresti ti facessero e non arriva mai.

Delle presentazioni mi piace lo scambio con chi viene ad ascoltare, mi piace la condivisione, a volte sono nate buone amicizie o delle collaborazioni. Ho molta cura delle parole mie e di quelle degli altri. Una domanda che mi fanno sempre è quella che tu mi hai posto precedentemente. Non mi aspetto mai nulla di preciso, ho imparato a non farmi troppe aspettative, sono deleterie e precludono alla meraviglia dei nuovi incontri. E poi, non è detto che io debba rispondere a tutte le domande.

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