Oggi parliamo con.. Roberta Nicolò

A cura di Adriana Rezonico

Abbiamo il piacere di ospitare oggi Roberta Nicolò Grazie del t tuo tempo Ti vuoi presentare al lettori di GialloeCucina?

Sono una giornalista ticinese e un consulente in comunicazione che da sempre si occupa di temi legati alla cultura e alla società. Sono di Lugano, la mia famiglia è originaria di Locarno, ma ho studiato e vissuto a lungo a Siena dove ho unito l’antropologia, il mio amore per la cultura e la passione per il linguaggio in tutte le sue forme, sfumature, possibilità. Ho shakerato tutti questi ingredienti facendone non un cocktail ma un mestiere.

 

Quando cominciasti a scrivere e perché?

Ho sempre amato scrivere, fin da ragazzina. Il tema in classe era una gioia. Esprimermi attraverso le parole fa parte di me. O meglio, tutte le forme espressive mi affascinano: la fotografia, il cinema, il teatro. La scrittura è quella che sento appartenermi maggiormente.

Ci parli di non sono Cappuccetto Rosso?

Non sono cappuccetto rosso è un racconto breve. Il racconto della mia vita, o meglio di parte della mia vita. È la narrazione di una bambina, di una ragazza, di una donna vittime di pedofilia. Una storia che non vuole fare del voyerismo, ma che, al contrario, trasporta il lettore all’interno della personalità di una vittima che sceglie di liberarsi di quell’ombra, che sceglie di vivere e di essere felice. È come fare un tuffo nella mia vita, immergersi nel profondo dell’anima per riemergere cambiati. È un racconto senza fronzoli. Schietto e sincero. Si legge in un fiato, poi si rilegge e rilegge ancora. Allora non è più solo la mia storia ma anche parte della vostra.

 

Dove hai trovato il coraggio per affrontare temi così delicati?

Il coraggio, se di coraggio si può parlare, era semplicemente dentro di me. Più che di coraggio però io parlo sempre di responsabilità. In un mondo dove la comunicazione è aggressiva e sensazionalistica, dove il tema della pedofilia viene troppo spesso affrontato con un atteggiamento istintivo che non lascia però spazio ad una riflessione più profonda e costruttiva, mi sono sentita in dovere agire concretamente per dare uno spunto nuovo. Sono una giornalista, il mio forte è scrivere. Avevo una storia, la mia, che poteva servire ad aprire un varco per tematizzare andando oltre i cliché e ho scelto di farlo. Il mio scopo è quello di dare un sostegno alla prevenzione in tutte le sue forme.

 

Ami la tua terra. Quali luoghi in particolare?

Amo molto la mia terra. Ho vissuto all’estero per oltre vent’anni e sono tornata in Ticino nel 2014 proprio perché sentivo che era giunto il momento di dare qualcosa al mio Paese. Mi mancavano il profumo dei boschi e le montagne. Io sono ticinese e i miei luoghi d’affezione sono legati al territorio. Adoro il lago di Lugano, il suo colore e il suo profumo. Amo le montagne maestose che ti sovrastano arrivando al Gottardo e soprattutto amo le valli: la valle di Muggio, La Maggia, Blenio.

 

Prossimi progetti editoriali?

Ho appena scritto un cortometraggio, proprio tratto da non sono cappuccetto rosso, che sarà in tournage in autunno e sto iniziando un percorso di incontri con delle persone che hanno commesso il reato di pedofilia e che si stanno sottoponendo ad un programma di recupero e accompagnamento in carcere. Scriverò la storia di un pedofilo, lavorerò con lui accogliendo il suo racconto per trasmetterlo al pubblico. Oggi è quanto mai necessario capire che chi si macchia di un reato come questo ha alle spalle una storia fatta di profonda sofferenza, di violenza subita, di richieste d’aiuto mancate. Questo non giustifica il reato commesso e non vuole essere una ricerca della depenalizzazione, tutt’altro, ma serve per iniziare un ragionamento serio e concreto in un’ottica di prevenzione primaria. Prevenire un abuso è l’unico obiettivo da perseguire per sradicare il fenomeno della pedofilia. Per poter sviluppare dei programmi preventivi efficaci occorre anche che la mentalità dell’opinione pubblica cambi e che si inizi ad accettare l’idea che chi è a rischio di un comportamento deviato possa avere una struttura specializzata, del personale competente al quale rivolgersi, questo proprio per far si che non arrivi a compiere un reato. Se riesco a capirlo io che sono stata una vittima, credo che lo sforzo lo possano davvero fare tutti. È altressì importante che chi si è già macchiato di questo reato venga accompagnato e seguito per evitare che si possa incorrere in una recidiva.

 

Come lettrice cosa ami tenere sul comodino?

Sono una grande appassionata della letteratura latinoamericana. Sul mio comodino non mancano Amado o Vargas Llosa. Ma c’è anche un manuale di sceneggiatura e un testo di critica cinematografica.

 

Grazie per la chiacchierata. Come consuetudine ti preghiamo di darci una ricetta e citazione preferita.

CITAZIONE

Una delle cose più difficili non è cambiare la società, ma cambiare te stesso.
(Nelson Mandela)

RICETTA

Ce li faceva sempre mia mamma quando eravamo piccoli! Li adoro!

Pancake:

100 g di farina

  • 1 uovo
  • 1 bicchiere di latte a temperatura ambiente
  • 15 g di zucchero
  • 1 cucchiaio di olio di semi
  • lievito
  • burro
  • sale

 

in una ciotola mescolare la farina setacciata, lo zucchero e un pizzico di sale, un uovo e con una frusta sbattere con cura il tutto. Aggiungere un cucchiaio d’olio e il latte. Unire un cucchiaino di lievito setacciato e mescolare. Coprire e lasciare riposare per 2 ore a temperatura ambiente. In un padellino antiaderente ben caldo lasciare fondere un fiocchetto di burro e versare un mestolino di pastella, lasciando che si stenda in un disco. Cuocere il pancake da entrambi i lati senza farlo colorire troppo, girandolo con una paletta. Proseguire fino a esaurimento della pastella. Servire i pancake ben caldi con vari sciroppi a piacere o marmellate.

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