Oggi parliamo con… Davide Pappalardo

Intervista a cura di Laura Villa.

Innanzitutto vorrei ringraziare Davide Pappalardo  per averci concesso un pò del suo tempo per questa intervista. Ho da poco terminato di leggere “Buonasera (signorina)”  . Un romanzo noir davvero molto bello che ho letto tutto d’un fiato in pochissimi giorni. Inizio subito con la prima domanda:

  • Tu ti definisci un bravo “ragazzo” siciliano di quasi 40 anni che scrivendo storie di delinquenti con un linguaggio crudo e “ di impatto” si riscatta dalla costrizione del dover essere sempre e comunque una brava persona. La pensi ancora così?

No, qualcosa è cambiato. Il far vivere una parte di me che di solito non emerge o che non esiste era una necessità più legata al primo romanzo. Sto compiendo un processo di maturazione, come penso accada a tutti quelli che imboccano il misterioso sentiero della scrittura. E adesso non ne sento più l’esigenza. Nonostante questo, mi diverte sempre parlare di duri o presunti tali, come è accaduto col protagonista di Buonasera (signorina), Libero Russo che è un duro alla rovescia, uno che scappa a gambe levate di fronte all’azione.

  • Quanto è difficile scrivere romanzi che definirei di genere noir oggi in Italia ?

La difficoltà non risiede tanto nello scrivere un noir o un romanzo di qualunque altro genere. In Italia il materiale per il noir è disponibile a bizzeffe. Vedi i fatti di cronaca o viceversa vedi alcuni romanzi che hanno anticipato vicende come quelle di mafia capitale. La difficoltà principale sta in primo luogo nel trovare un editore ed io ho avuto la fortuna di imbattermi in Eclissi, casa editrice indipendente e combattiva e poi, la vera prova del fuoco, è la distribuzione che purtroppo privilegia i grandi colossi editoriali a scapito delle novità, di linguaggi meno omologati e di sperimentazioni. Tutti aspetti che invece alcune piccole case editrici hanno il coraggio di portare avanti.

  • Il titolo del tuo libro richiama quello di una vecchia canzone di Fred Buscaglione,      come mai questa scelta?

Libero Russo, il protagonista del mio romanzo, è un patito delle canzoni di Fred Buscaglione. Buonasera (signorina) è un brano che mi ha fornito la possibilità di delineare anche il personaggio di Libero, un po’ guascone e un po’ malinconico. Il repertorio del cantante di Che bambola si sposava in maniera perfetta con le atmosfere fumose, fatte da night, bulli e pupe, tipiche degli hard boiled con cui ho voluto cimentarmi. Il motivo è presto detto: Leo Chiosso, l’uomo che scriveva i testi per Fred, era un avido lettore di questo genere di stampo americano.

  • Leggo dalla tua biografia che hai iniziato a scrivere dopo il tuo trasferimento a Bologna, è vero?

Confermo. Avevo già cominciato a scrivere a undici anni. Custodisco gelosamente un quaderno delle medie che contiene il mio primo racconto di mistero e paura. Poi ho continuato, più grandicello, con collaborazioni giornalistiche e infine ho cominciato a provare a fare sul serio a Bologna. Sotto le Torri ho trovato un ambiente culturale favorevole e anche la mia dimensione umana preferita. E così prima ho dato vita a Milano Pastis, romanzo ispirato a un fatto realmente accaduto e cioè la rapina di via Monte Napoleone del 1964 e poi a Buonasera (signorina).

  • Com’ è nato “Buonasera (signorina) “ ci puoi parlare del tuo ultimo libro?

Per lavorare su Milano Pastis ho effettuato una grande lavoro di ricerca documentale e di archivio sui “Marsigliesi” e sulle compagini criminali che arrivarono dalla Francia tra gli anni ’60 e ’70. Nella storia dei “Marsigliesi” c’era un fatto di sangue che si prestava come spunto per un giallo classico: l’omicidio del braccio destro di un vecchio boss della mala. Il crimine era avvenuto a Roma e io per dare continuità “territoriale” a Milano Pastis ho trasferito tutto a Milano e da giallo classico mi sono spostato sull’hard boiled, introducendo la figura dell’investigatore deluso e fallito ma storpiando volutamente il genere con tocchi di ironia e con elementi di intro+spezione. Sarà pure un fallito Libero ma pensa, rimugina ed è pure capace di scherzare sulle sue crepe esistenziali, quando non precipita nelle sue angosce.

  • Alcuni buoni motivi per leggere il tuo romanzo…

Rappresenta qualcosa di diverso dal solito per ambientazione, linguaggio, a tratti crudo, commistione di elementi differenti come il grottesco e l’introspezione psicologica. Lo abbiamo definito entrambi un hard boiled e va bene ma in realtà attraversa diversi generi. Con Buonasera (signorina) non stai leggendo un giallo, eppure il giallo c’è, con il caso di risolvere. Buonasera (signorina) non può certo essere definito un rosa ma ci solo le storie d’amore, difficili, turpi, angoscianti ma ci sono. Non è un thriller ma non manca l’adrenalina, c’è poi l’umorismo, è presente persino il gotico. Può anche essere considerato un romanzo psicologico con un protagonista così complesso che si porta dietro un greve fardello. Con Buonasera (signorina) ho provato a far divertire, a far riflettere e persino a far commuovere. Non ho scelto una strada comoda, facile e commerciale. Non penso di aver scritto chissà cosa ma un libro che si discosta dai soliti binari sì. Tutto questo può anche spiazzare, a favore o contro, ma offre un buon motivo per provare a leggere il mio romanzo.

  • Per terminare l’intervista noi del blog chiediamo sempre la citazione preferita e una ricetta. Puoi dirci le tue?

“Un uomo così dolce, come fa ad essere così cattivo?

Se non fossi duro, non sarei vivo. Se non riuscissi ad essere dolce, non meriterei di essere vivo.”

Raymond Chandler (Marlowe in Ancora una notte).

Chandler non ha bisogno di ulteriori commenti.

Per quanto riguarda la ricetta, dunque, dunque… direi toast con prosciutto e sottilette. Aspetta che chiamo mia mamma. Se ricordi Libero in Buonasera (signorina) non è quello che può essere definito un gran gourmet. Però c’è un passaggio in cui rimembra il profumo delle melanzane fritte che gli apre una voragine nello stomaco e quindi ne approfitto per dettarti la ricetta di quella che è internazionalmente conosciuta come pasta alla Norma ma che è comunemente chiamata pasta con le melanzane fritte.

Servono pomodori, melanzane e ricotta salata. Le melanzane vanno lavate per bene, si devono friggere con olio d’oliva e poi quando la pasta e i pomodori sono pronti si mette su una spolverata di ricotta salata. Al di là delle ricetta, che ho illustrato malissimo, è un piatto che mi ricorda la mia infanzia, la mia Sicilia e di cui vado ghiotto. Se do seguito al personaggio di Libero mi sa che diventerà il suo piatto principe, foriero di sapori e di ricordi.

Se mi permetti vorrei aggiungere un’ultima cosa. Vorrei dedicare quest’intervista a Tiziana “Edvige Hermione”, prematuramente scomparsa in un incidente. L’ho frequentata virtualmente per due settimane per scambi di battute su libri e scrittori. In due settimane, direttamente o indirettamente, mi ha procurato interviste, contatti, firma copie in librerie, recensioni, dimostrando uno sviscerato amore per i libri che non le faceva fare distinzione tra scrittori affermati e non, libri conosciuti e altri meno conosciuti, piccole case editrici e colossi editoriali. Questa dedica certo non potrà servire a lei ma credo sia giusto, quando possibile, renderle  omaggio e continuare a ricordare la passione da lei profusa ogni giorno per il magico mondo dei libri.

  • Grazie ancora per il tempo che ci hai concesso ed in bocca al lupo per tutto. Ti lascio con la promessa di leggere il tuo prossimo libro e per le parole che hai rivolto ad una cara amica e eccezionale lettrice purrtroppo scomparsa prematuramente: Edvidge Hermione.
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