I ragazzi del massacro – Giorgio Scerbanenco

Trama

Un’aula scolastica, una lavagna piena di parolacce e disegni osceni e il cadavere di una giovane donna completamente nuda, orrendamente massacrata di botte, i suoi abiti sparsi dappertutto. La vittima è Matilde Crescenzaghi, fragile e delicata signorina della piccola borghesia dell’Alta Italia, “insegnante di varie materie e anche buona educazione” nella scuola serale Andrea e Maria Fustagni. Un ambiente non molto raccomandabile, visto che spesso gli studenti sono già passati per il riformatorio o vengono da famiglie difficili. A risolvere il caso sarà un personaggio di culto come Duca Lamberti, medico e investigatore, alle prese questa volta con un ambiente insolito, morboso, feroce.

Recensione a cura di Pasquale Schiavone

INSEGNARE A SCUOLA, TALVOLTA, PUÒ ESSERE DAVVERO PERICOLOSO: ANZI, LETALE ” Scerbanenco fa un’icursione nel mondo dei disagiati, degli emarginati,mostrandocene lo squallore e la violenza senza compiacersi con dettagli splatter, ma descrivendola con poche parole che rendono immediatamente l’angoscia e la desolazione di certe situazioni. In questo racconto Scerbanenco riesce a trasmettere al lettore l’emozione negativa e sgradevole dello stupro di gruppo, come se stessimo effettivamente assistendo all’aggressione della maestrina Matilde Crescenzaghi, coscienzosa professoressa nella scuola serale milanese «Andrea e Maria Fustagni», massacrata dai propri allievi: undici ragazzi sulla strada della delinquenza con famiglie spesso disastrate alle spalle e problemi sociali vari, per capirci. Da quando leggo libri di questo genere, credo che questa sia la scena meglio descritta di un omicidio violento. è una descrizione disturbante, un pugno alla bocca dello stomaco, eppure una meravigliosa prova di scrittura. Un racconto dallo stile di scrittura diretto e senza fronzoli, che svela in modo nudo e crudo un massacro avvenuto in una scuola, di una insegnante, da parte di alcuni studenti. La descrizione del massacro fa venire i brividi e lascia interdetti per la sua crudezza sottile, priva di dettagli efferati e, nonostante questo, così atroce e oscena. Il ritratto della società che emerge dal romanzo è spaventoso, tanto più perché Scerbanenco non calca mai la mano , ma resta sempre, pur nell’orrore e nella disperazione che racconta, assolutamente sobrio. Quello che colpisce è l’immersione nella realtà dei “reietti” della Milano dell’epoca. Ragazzi figli di tossici, prostitute, papponi, drogati a loro volta oppure omosessuali, affetti da turbe psichiche. Un corollario di un’umanità alla deriva che ha sempre fatto parte della società milanese, solo che in quell’occasione si era resa colpevole di un assurdo massacro.
Le indagini iniziano subito con con l’interrogatorio in questura del «branco» per ricostruire la dinamica del brutale omicidio – adrenaliniche le scene descritte sul terzo grado a cui i ragazzi vengono sottoposti, tutti giovani fra i tredici e i vent’anni, per poi, dopo un susseguirsi di vicende abbastanza movimentate. Lamberti, personaggio spiccio e diretto, condurrà le indagini rischiando molto in prima persona pur di arrivare in fondo alla verità, insieme con il paziente Mascaranti, l’inseparabile Livia Ussaro e gli inevitabili contrasti di opinioni e modi di agire con il grande capo sardo, Càrrua.
l palcoscenico della trama è il solito: la Milano anni Sessanta, grigia, umida, soffocata dal traffico, con i suoi suburbi desolati e anonimi dove prolificano degrado e malavita.
Inalterata la capacità dell’autore di accendere l’attenzione del lettore su una storia dura, con tutti i risvolti tematici di emarginazione e devianza giovanile, disadattabilità sociale, droga e carcere minorile, affrontando tra le righe argomenti consueti del disagio che si respira nelle periferie di ieri, di oggi, di sempre. Difficile non rimanere folgorati da uno scrittore così diretto e capace di portarci negli abissi più scuri dell’animo umano in un’apnea che si rivela funzionale alla piacevolezza del libro, con i suoi personaggi così precisamente incastonati nel racconto. E’ una lettura affascinante che ti incolla alla pagina e ti fa entrare in un quotidiano di orrori di cui, anche se non ce ne rendiamo sempre conto, facciamo purtroppo parte…
“Un’aula scolastica, una lavagna piena di parolacce e disegni osceni e il cadavere di una giovane donna completamente nuda, orrendamente massacrata di botte, i suoi abiti sparsi dappertutto. La vittima è Matilde Crescenzaghi, fragile e delicata signorina della piccola borghesia dell’Alta Italia, “insegnante di varie materie e anche buona educazione” nella scuola serale Andrea e Maria Fustagni. Un ambiente non molto raccomandabile, visto che spesso gli studenti sono già passati per il riformatorio o vengono da famiglie difficili. A risolvere il caso sarà un personaggio di culto come Duca Lamberti, medico e investigatore, alle prese questa volta con un ambiente insolito, morboso, feroce. ”
Una storia crudele, orribile, il massacro di una piccola maestra di una scuola serale, compiuto dai suoi allievi, ragazzi difficili, che la donna era convinta di poter aiutare… ” Ì FIGLI NON RACCONTANO MAI NIENTE AI GENITORI. PARLANO CON GLI AMICI, CONFESSANO TUTTO AL PRIMO CHE INCONTRANO AL BAR O PER LA STRADA, MA AL PADRE O ALLA MADRE NON FANNO MAI NESSUNA CONFIDENZA. .

Dettagli

  • Copertina flessibile: 237 pagine
  • Editore: Garzanti Libri (29 maggio 2014)
  • Lingua:Italiano
  • ISBN-10: 8811687799
  • ISBN-13:  978-8811687795
  • Genere: Gialli e thriller

 

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