Ti suggerisco un film (tra un libro e l’altro) Pietro (2010)

A cura di Emanuele Marchetto

Regia di Daniele Gaglianone. Con Pietro Casella, Francesco Lattarulo, Fabrizio Nicastro, Giuseppe Mattia, Diego Canteri
Il film ha vinto il secondo premio della Giuria dei giovani al festival di Locarno.
Pietro vive a Torino e mantiene il fratello tossicomane. I due vivono in un appartamento lasciato loro in eredità. Pietro ha un leggero ritardo mentale che lo mette al centro dell’irrisione degli amici del fratello. Un giorno conosce una ragazza e qualcosa nella sua vita cambia.


Dodici giorni di lavorazione, poco più di 100.000 euro di budget (il film è praticamente auto-prodotto dalla troupe) e due mesi di prove per un film piccolo nella forma, ma enorme per potenza comunicativa. Il regista racconta una storia di squallore quotidiano come specchio dell’Italia intera, in “un periodo storico che considera deprimente”(Daniele Gaglianone), dove la violenza e l’alienazione la fanno da padrone. Per far questo utilizza gli angoli più sporchi e decadenti di Torino, fotografati da Gherardo Gossi con toni cupi, in linea con l’animo tormentato del protagonista; una scelta quasi espressionista, amplificata anche dal comparto sonoro e da alcune scelte di montaggio, che spezzano l’azione con delle schermate nere.
Parliamo ora del protagonista: la storia di un emarginato che cerca un briciolo di felicità in un ambiente ostile non è certo nuova, ma Gaglianone non la butta mai sul patetismo. Pietro non è ostacolato dal suo ritardo mentale (molto lieve), ma dalle persone che lo circondano, prodotti di una società priva di ideali, “un’Italia triste, violenta, arrogante e morta”(Giona Nazzaro, Film tv). A questo punto la rivalsa finale del protagonista può essere letta sia come un grido disperato di chi non riesce ad omologarsi alle logiche sociali, sia un desiderio, quasi nazifascista, di fare pulizia (un po’ come Lou Castel ne I pugni in tasca).
Un film che va sostenuto e che non ha avuto il successo meritato perché considerato da molti “troppo radicale”. è invece coraggioso e sincero, ma soprattutto libero.

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