Oggi parliamo con…Enrico Pompeo

A cura di Miriam Salladini

“Il drago, il custode, lo straniero” ha ricevuto 
il premio speciale della giuria al concorso nazionale di narrativa e poesia Alda Merini anno 2017 seconda edizione.

1)Spiegaci in poche parole chi sei, cosa ami fare e qual è il ruolo della scrittura nella tua vita?

Innanzitutto grazie per questa possibilità che mi date di parlare del mio lavoro. Evviva! Iniziamo: mi chiamo Enrico Pompeo, ho 44 anni e da dieci lavoro come insegnante di italiano, storia e geografia alle scuole medie nella mia città natale, Livorno. Ho sempre avuto, fin da bambino, la passione per la lettura e per la scrittura, anche perché i miei genitori hanno la casa piena di libri e ci sono cresciuto insieme. Finalmente, nel 2001 ho scritto il mio primo romanzo, dal titolo ‘Una curva improbabile’ edito da Gruppo Edicom,  una realtà di area lombarda, che non richiedeva contributo all’ autore. Sono poi passati molti anni e nel 2016 ho concluso il mio secondo libro ‘ Il Drago, il Custode, lo Straniero’ che è stato pubblicato dalle Edizioni Creativa, anche essa casa editrice non a pagamento. Nel frattempo ho fatto parte di una compagnia teatrale comica ‘ I Burloni’ ed ho iniziato una collaborazione, non ancora conclusa, con il Movimento Nonviolento, sulla cui rivista curo le recensioni di Cinema. Oltre all’ insegnante e ‘ lo scrittore’ faccio anche il cuoco, d’ estate, nell’ Agriturismo Montevaso, in Toscana, sulle colline pisane, dove cucino per i gruppi che vengono in questa struttura a svolgere seminari sulla comunicazione, dal teatro allo yoga, dalla pittura alla danza, e così  via. Ho un figlio di 8 anni, di nome André, che è il mio sole.

2)Qual è stato il percorso che ti ha permesso di pubblicare il tuo libro?

Quando, a febbraio 2016, dopo più di 10 anni di lavoro, anche se non continuativi, ho finito di scrivere la storia, è iniziata la lunga parte della scelta delle case editrici alle quali inviare il manoscritto. Non è stato semplice: ho scartato subito i grandi nomi, che non sono interessati a valutare inediti. Poi ho usato come riferimento l’ elenco delle case editrici ospitate al “Pisa Book Festival”, una delle rassegne più importanti per la piccola e media editoria. Ho guardato i cataloghi, ho visto quali canali distributivi avevano i vari marchi e ho fatto una scelta. Ho inviato un riassunto della trama, alcuni cenni biografici e un’ anteprima di circa venti pagine. Nel giro di tre, quattro mesi ho ricevuto alcune proposte. Non ho avuto fretta e mi sono confrontato con gli editori, con i librai, con altri scrittori e ho scelto  “Edizioni Creativa”. Sono contento di quella decisione: c’è stato un dialogo continuo sul testo e anche sulla promozione. È importante trovare persone preparate che dimostrano, concretamente, attenzione e interesse al tuo lavoro.

 

3)Quali sono state le difficoltà più grandi che hai incontrato nella promozione de “Il Drago, il custode, lo straniero”?

La  mia casa editrice è un marchio in ascesa, ma ancora di dimensioni medie. Per questo non ha una struttura in grado di dedicare tempo e impegno per promuovere un testo. Quindi, mi sono mosso autonomamente. Non ho trovato difficoltà ad organizzare presentazioni nella mia città,  mentre è stato molto complicato organizzare fuori. D’altronde,  lo capisco: uno scrittore sconosciuto non è un richiamo per il pubblico di una libreria. Ecco perché iniziative come la vostra, recensioni avute su blog o di alcune riviste sono importanti. È grazie a queste che sono riuscito ad andare a Milano,  Napoli, Salerno e ad Aprile a Roma. Altrimenti,  sarebbe stato impossibile. È un impegno e porta via tempo, ma, secondo me,  è necessario: è proprio quando leggi il tuo lavoro ad altri che misuri la qualità del tuo racconto. Ecco perché, dopo tredici presentazioni, sono ancora pronto a continuare. Certo, molto entusiasmo me lo sta dando il risultato del romanzo che, uscito a Maggio del 2016, ad Ottobre è stato ristampato in una seconda edizione. Inoltre ho vinto il premio speciale  della giuria al concorso nazionale ‘Alda Merini’. Sono stato sorpreso di questi dati, ma molto contento.

 

4)Hai scritto altri libri? Ce ne parli?

Come ti dicevo prima,  questo è il mio secondo romanzo. Il primo è uscito nel 2001 e raccontava la storia di cinque personaggi che, in un arco di tempo che andava dai venti ai trenta anni, scoprivano di non trovarsi a proprio agio con la vita che sembrava delinearsi davanti e cercavano un’ altra strada,  un percorso più autonomo di esistenza. Era un lavoro molto più autobiografico di questo che, invece, ha meno riferimenti alla mia esperienza personale. Inoltre un mio racconto è uscito in un’ antologia curata da un collettivo di scrittori di area Toscana.

 

5)Quando è nata la tua passione per la scrittura? Da bambino ero bravo a scrivere i testi?

Beh, ho sempre avuto passione per la scrittura.  Quando ero piccolo, leggevo fumetti, libri e da lì ricavavo personaggi che poi inserivo in racconti inventati, come prosecuzione di quello che avevo trovato su carta. Durante le scuole superiori ho scritto storie per alcuni giornali del Movimento Studentesco e anche all’ Università ho continuato a coltivare questa mia caratteristica. Poi, un giorno ho avuto la sensazione che tutte le esperienze fatte, anche dentro le Occupazioni o nei centri sociali dovessero trovare un loro spazio di comunicazione, per provare a spiegare come mai tanti ragazzi sentono il bisogno di cambiare le cose. Da questo è nato il tutto.

 

6)Chi è Enrico Pompeo oltre uno scrittore?

Bella Domanda!  Sono un insegnante, prima di tutto. Poi cerco di essere un buon padre e di stimolare incontri, occasioni per una comunicazione più autentica, vera,  libera. Credo che chi lavora nella scuola abbia un’ enorme responsabilità, quella di provare ad offrire strumenti per far crescere consapevolezza e curiosità nelle nuove generazioni, per non far precipitare il nostro paese in un baratro di superficialità e di disinteresse verso il presente e il futuro. Anche scrivere, per me, ha lo stesso obbiettivo: quello di spingere a riflettere, attraverso un coinvolgimento emotivo, su se stessi e gli altri in un’ ottica di trasformazione del panorama attuale. Insomma,  anche se a qualcuno potrebbe sembrare un’ utopia, sono ancora convinto che i libri possano cambiare il mondo.

 

7)Cos’hai provato quando hanno pubblicato i tuoi libri?

Un’enorme felicità, ma anche una forte responsabilità verso coloro che leggeranno il mio romanzo. Sono una persona che ha sempre dubbi profondi sul fatto di riuscire a poter emozionare i miei lettori e mi interrogo costantemente sul mio modo di scrivere. È anche per questo che leggo molto: oltre che un piacere è il modo migliore per affinare il mio linguaggio e renderlo più efficace. Chi scrive, spesso,  può peccare di ridondanza, di eccesso di parole. Bisogna stare molto attenti a mantenersi in limiti giusti, per non annoiare. Il mio punto di riferimento sono le ‘Lezioni Americane’ di Italo Calvino, in cui questo genio evidenzia i canoni entro i quali dovrebbe muoversi la narrativa e il primo criterio che propone è la leggerezza, che non significa poco spessore, ma capacità di non appesantire il flusso del racconto, il ritmo della storia e permettere alle parole di volare e di non essere pesanti. Certo, è un traguardo, ma lavoro per quello. Forse è questo il motivo per cui sono così lento nel decidere che un mio scritto è finito: la prima stesura è veloce, ma dopo limo, correggo, sistemo e quella parte mi leva tantissimo tempo, ma è fondamentale. Chi decide di prendere il mio libro, mi fa un regalo, mi concede fiducia e devo rispettarlo al massimo, anche a costo di avere tempi così estesi.

 

8)Quanto tempo hai impiegato per scrivere “Il Drago, il custode, lo straniero”?

Eh, in tutto dieci anni. È chiaro che non sono stati continuativi, nel senso che per lunghi periodi non ho scritto niente e mi limitavo a rileggere e modificare quanto fatto. Ma, comunque, è stato un periodo ampio con  tanti momenti nei quali ho pensato che non sarei riuscito a finirlo. Per fortuna, non dipendo economicamente da questo e ho potuto aspettare senza assilli. D’altronde scrivere per me, è  una necessità: mi aiuta a stare meglio con me stesso e di conseguenza con gli altri. Quindi, continuerò a farlo, anche se, magari, non tutto quello che metto su carta, finirà in altri libri o racconti. Ma credo sia normale…o almeno lo è per me…

 

9)Scegli un passo del tuo libro e spiegacelo

Questo è  difficile. La mia storia si struttura su tre personaggi e mi sentirei in colpa se ne scegliessi uno solo.  Faccio così: scelgo tre pezzettini  di ognuno di loro e li spiego. Il primo è il Drago.

“È solo perché non voglio sprecare il mio fiato che non distruggo il soffitto con un semplice respiro. Stanotte non voglio concedermi distrazioni. Fra poco è il mio momento. La mia ora. Spaccherò il mondo. Lo so; lo sento. Non farò come tanti di voi, che se ne stanno lì, ad aspettare. Atoni spettatori della propria lenta corrosione. Poveri patetici invischiati nei dubbi e nelle paure. Qui vince chi azzanna per primo, chi non indugia. Predatori si nasce, ma soprattutto lo si diventa.

Il Drago è uno squalo, che prova a distruggere la realtà perché non è riuscito a trovare una sua collocazione dentro il mondo e reagisce all’inadeguatezza attaccando, bruciando, urlando. È un discotecaro,  rissoso, violento, cattivo.

Ora IL CUSTODE:

‘Qualche anno fa stavo vagando dentro la mia esistenza senza meta in un tempo che sembrava eterno. Vivevo nascosto, lontano, separato. Il mio spazio di movimento era la collina, con i paesi che le si snodavano dentro, dove gli alberi sono interrotti dalle case e non viceversa, dove lo sguardo incontra orizzonti ondulati dalla cresta dei poggi e solo da qualche anfratto si riesce a scorgere il mare. Mi muovevo in autobus. Il tempo era fermo. Ma non mi dava fastidio. Ogni giorno era uguale al suo ieri e bastava aspettare domani per riconoscerlo identico alle ore che lo avevano preceduto. Con la comparsa del sole iniziavo a camminare.’

Qui il ritmo è più lento: questo personaggio si nasconde, è un ragno, che vende droga a chi vuole dimenticare il mondo perché non vi ha trovato il suo posto.

L’ ultimo è lo Straniero:

‘Solo; senza un soldo; in un Paese lontano; con documenti falsi; arrivato via mare per essere più nascosto, ma con troppi che non avrebbero voluto che fossi lì…dovevo stare att…non ce la feci a finire il pensiero: mi sentii abbrancare alle spalle, alzarmi di peso e dopo qualche centinaio di metri essere scaraventato dietro un trattore, lontano da occhi indiscreti.

Quando alzai lo sguardo, vidi un’enorme massa corporea con la bocca piccola che mi sorrideva, con la pelle nera come una notte senza stelle, a torso nudo, con i pantaloni strappati e scalzo. Dopo qualche secondo, dietro questa statua scolpita di muscoli e potenza, apparve un tipo vestito elegante, con camicia bianca di flanella, pantaloni grigi di cotone, un capello di paglia ed una sigaretta in bocca. Il capo, chiaramente.”

LO STRANIERO è un fuggitivo, il simbolo di chi è costretto a scappare da un destino segnato che lo emargina anche se non ha fatto nulla per meritarselo.

Sono tre maschere, tre personalità tipiche del nostro contemporaneo, tre belve che, alla fine, troveranno un cammino di liberazione, anche se non sapranno dove li porterà.

 

10)Hai una pagina Facebook in cui restare aggiornati sui tuoi lavori?

Sì, il mio profilo. Enrico Pompeo, scrittore. Mi riconoscerete subito perché in prima pagina,  c’è la copertina del libro. Visto che me lo chiedete, vi posso dire che è in cantiere un nuovo lavoro: non un romanzo, ma una raccolta di testi brevi. Credo che dovrebbe essere pronto per Aprile e, quindi, uscire per l’inizio dell’Estate.  Vi terrò informati, certamente.

11)Il blog ha una tradizione: l’intervista si conclude sempre con la citazione e ricetta preferita dell’autore.  Le tue quali sono?

Mi piace questa idea. Vi posso chiedere di mettere due citazioni per Favore?  La prima è di De André:

“Se tu guarderai, se giudicherai da buon borghese, li condannerai a cinquemila anni più le spese,  ma se cercherai,  se li capirai fino in fondo, se non sono gigli,  sono pur sempre figli,  vittime di questo mondo”.

La città vecchia

“Le storie sono il catalogo dei destini che si possono dare ad un uomo e ad una donna”.

Italo Calvino

Sula ricetta, mi invitate a nozze, visto che d’estate faccio il cuoco. Certo, cucinando per seminari sulla comunicazione il mio è un repertorio prevalentemente vegetariano. Scelgo un sugo per la pasta: mele, olive, noci e pomodoro. La ricetta è per quattro persone: all’inizio si fa rosolare un gambo di sedano, quando inizia ad ammorbidire,  si aggiungono le noci, circa dieci, due mele tagliate a dadini e le olive. Quando il composto è ben amalgamato,  ci si aggiunge un mezzo barattolo di salsa di pomodoro e si lascia cuocere per circa una ventina di minuti, aggiustando di sale. È buono…almeno spero. Se lo provate, fatemi sapere. Un abbraccio e grazie ancora. Evviva! Ciaus a tutti.

Grazie Enrico per la tua gentilezza e simpatia. La tua ricetta, essendo vegetariana, la proverò sicuramente. In bocca al lupo per il tuo libro che ho già letto. Davvero un bel lavoro. Complimenti!

 

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