Stasera al cinema… Il diritto di contare di Theodore Melfi

a cura di Alessandro Noseda

 

Tratto da una storia vera, il film riassume in 127 minuti la grandezza dell’intelligenza umana e la stupidità degli uomini.

Sono uscito dalla sala davvero arrabbiato. Possibile che un Paese che molti ammirano e prendono ad esempio sia così retrogrado, stolido e volgare? No, non sia stato, sia. Perché molti dei temi trattati sono – purtroppo – attualissimi.

La storia, in sé è assai semplice. Si parla di tre persone che, col loro talento, consentono agli Stati Uniti di mandare, per primi, un uomo sulla luna.

Negli anni della Guerra Fredda primeggiare nello spazio dà un vantaggio incommensurabile nel dominio del mondo. Se posso mandare una navicella sulla luna sono in grado di riempire il cielo di satelliti spia e di bombe, conoscere ogni tua mossa, prevenirla e – se mi gira – spedirti al Creatore premendo un pulsante da casa mia. In fondo gli americani sono i buoni, i russi i cattivi. Non fa una piega, no?

La trama si complica se invece di parlare di tre persone, parliamo di tre donne (ahia) e (udite, udite) pure di colore…

Già la definizione afroamericane mi fa ridere. Chi sono gli americani? I nativi pellirossa.

Gli altri sono tutti qualcosa-americano: italoamericano, francoamericano, ispanoamericano, indo americano, etc.. Una genia così imbastardita che manco i cani del mio quartiere.

Le tre persone sono nere. E in quegli anni (fine cinquanta, primi sessanta), gli Stati Uniti, la nazione più progredita al mondo (la prima democrazia del pianeta per citare un noto politico italiano… ahahah), spende soldi per esplorare lo spazio, non per contrastare la discriminazione razziale. Ci sono ancora bagni, mense, posti in autobus, scuole, per i bianchi e altri per i neri.

A questo incredibile reato, di avere la pelle scura, si aggiunge l’aggravante di genere: sono donne!

E anche questo, nel grande Paese, è un handicap lontano da essere superato.

Per fortuna la regista riesce a parlare di questi temi in maniera profonda, ma leggera, alternando – a ritmo serrato – scene forti, (molte di repertorio), con altre pervase da sottile umorismo.

Bravissime le tre protagoniste perfettamente amalgamate nella ricetta. Ottime le musiche e la fotografia. A porre in risalto l’interpretazione magistrale degli attori, protagonisti e non, i primi piani alternati a riprese a piano campo.

Bello il ritratto della società dell’epoca che è razzista a sua insaputa!

Certo, anche oggi…

L’anima e l’intelligenza hanno sesso, razza e colore?!?

Un invito ai giornalisti, che quando parlano di cronaca tendono a sottolineare l’etnia di delinquente e vittima, anziché focalizzarsi sulla narrazione dei fatti.

In sintesi: da vedere e far vedere ai giovani, per i meno giovani non nutro molte speranze.

 

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