Ti suggerisco un film (tra un libro e l’altro) – Banditi a Milano (1968)

A cura di Emanuele Marchetto

Regia di Carlo Lizzani. Con Gian Maria Volonté, Don Backy, Laura Solari, Carla Gravina, Tomas Milian.
Il film è basato sulle azioni criminali della banda Cavallero, in particolare sulla loro ultima rapina, avvenuta il pomeriggio del 25 settembre del 1967 al Banco di Napoli. Al colpo seguì un sanguinoso scontro a fuoco con le pantere della polizia.
Molti fanno iniziare la stagione dei polizieschi all’italiana da questo film, e indubbiamente molti elementi della pellicola verranno ripresi ed ampliati in seguito da registi come Umberto Lenzi o Enzo G. Castellari (ad esempio il commissario di ferro, qui interpretato da Tomas Millian). Ma l’intento di Lizzani non era quello di realizzare un blando prodotto di genere, ma di analizzare le dinamiche criminali dall’interno. Gian Maria Volontè, che interpreta il capo della banda Piero Canestraro, è un uomo deluso dalla politica che decide di combattere una sua guerra personale e che utilizza il crimine per accrescere il proprio ego.

Anche dal punto di vista strutturale, il film risulta decisamente innovativo: inizia come un finto documentario d’inchiesta, che tende a sottolineare l’evoluzione della criminalità durante il boom economico; questa sequenza si conclude con una scena di linciaggio da parte di una folla inferocita ai danni di uno dei rapinatori. Tale scena anticipa un elemento fondamentale del poliziesco anni ’70: ovvero “la soppressione del conflitto politico in favore di una radicalizzazione del conflitto sociale” (Riccardo Fassone). L’idea del cittadino esasperato che si ribella, cercando di arrivare laddove la legge non gli consente, possiamo dire che inizia con questo film.

“Se è vero che in Italia gli anni Settanta iniziano nel Sessantotto, Banditi a Milano è forse il primo film italiano degli anni Settanta. Un poliziesco. Il primo poliziesco di Lizzani, dunque, può essere visto come una prova generale della retorica di radicalizzazione dello scontro sociale messa in scena dal cinema di genere anni Settanta” (Riccardo Fassone).
Premiato con due David di Donatello nel 1968 per miglior regista e miglior produttore; e con un Nastri d’argento nel 1969 per miglior sceneggiatura.
Curiosità: Il film è stato selezionato tra i 100 film italiani da salvare.

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