Oggi parliamo con… Marco Patrone

Intervista a cura di Alessandro Noseda.

 

Buongiorno Marco, bentrovato. Raccontati ai lettori! Chi sei e perché scrivi?

Come prima cosa direi che sono un uomo di quarantacinque anni. Molto spesso ci definiamo basandoci sulla nostra professione, allora dirò che lavoro in Banca, mi occupo di sviluppo prodotti finanziari, vivo in Germania da 14 anni. Scrivere è sempre stata una grande passione, mi piace anche nell´ambito lavorativo, mi viene spontaneo, chiaramente la narrativa è un´altra cosa, a lungo non mi sono sentito all´altezza, ma letti tanti libri spero buoni, fatti tanti esperimenti, aspettato fino a circa i quarant´anni ho acquisito un po´di consapevolezza in più.

Cosa desideri trasmettere coi tuoi racconti?

Difficile rispondere a questa domanda senza che venga fuori la tentazione di sintetizzare dei messaggi. In realtà non mi pongo il problema, o meglio, la speranza è di muovere delle emozioni nel lettore e di suscitare delle identificazioni, chiaramente ho dei temi chiave (alcuni esempi: le relazioni personali e il tema degli amori e dell´infedeltà, l´eterna adolescenza, la depressione e l´ansia, il peso del lavoro e dei doveri nella vita) ma non sono giocati in chiave di messaggi, mi soddisfano solo se si fanno “raccontare” e riassumere nei personaggi.

Quali sono state le maggiori difficoltà nella stesura del primo romanzo?

Come in una ballata di Tom Petty è un classico esordio, ricco di tensioni autobiografiche e volendo di spontaneità, ma non di spontaneismo, spero, per cui la stesura in sé non è stata difficoltosa. Direi che l´autovalutazione è problematica: vale qualcosa? Mi piace perché l´ho scritto io? Non mi piace perché dopo il quinto editing ne ho abbastanza? Per questo servono supporti: amici buoni lettori di cui ci si fida o – ovviamente – un editor o editore che ti faccia da sparring partner.

Descriviti come lettore. Quali libri compri? Hai un genere preferito o spazi a seconda del momento, dello stato d’animo?

Oh, a parte Fantasy e Vampiri compro e leggo veramente tutto, spazio a seconda del momento, l´esempio tipico sono i gialli svedesi o scandinavi (i miei preferiti sono Nesbo e Leif G. Persson) che leggo preferibilmente d´estate quando sono in vacanza in quei luoghi. Ho comunque una netta predilezione per gli autori americani e inglesi, direi che i miei beniamini sono Martin Amis, Philip Roth e Richard Ford. Ma ce ne sono tanti, tanti altri, ovviamente anche classici: Dickens, Flaubert, Musil, Proust…

Un autore che ami e un libro che avresti voluto scrivere tu?

Questa non è difficilissima. Martin Amis e L´Informazione. In realtà io vorrei essere Martin Amis.

Cosa apprezzi e cosa detesti nel mondo dell’editoria?

Apprezzo il fatto che nonostante tutti i difetti e i problemi ci siano ancora molte persone, direi la maggioranza, che sprizzano passione per i libri. Chiaramente un toccasana, che completa il lato di me Bancario, dove le occasioni di confrontarsi con persone competenti su quel tema sono limitate.

In particolare nell´editoria italiana girano pochi soldi, come tutti i mondi un po´asfittici questo crea o rischia di farlo rivalità inutili, consorterie, piccinerie. Questo non mi piace. E non mi piace chi si crede un santone perché ha venduto duemila copie, mentre rispetto chi si crede un santone da sempre e a prescindere.

Ti piace presentare i libri in pubblico? Una domanda che non ti hanno mai fatto, una che ti ha messo all’angolo, una che avresti voluto di ponessero.

Sì, mi piace. Dà molta energia e comunque io rispetto, anzi amo, chi si prende il tempo per venire a una mia presentazione (sapendo peraltro quanto io da lettore sia pigro e restio). Per cui apprezzo quel dialogo che si crea e anche volendo l´imprevedibilità delle situazioni, il pubblico amico, quello freddo, quello dove c´è il classico intellettuale bastian-contrario.

Mi hanno posto domande sul contenuto di autobiografia del Petty ma mai direttamente sui temi che ti dicevo prima, cioè ad esempio se io sia infedele, se io sia un adolescente troppo cresciuto etc…forse una forma di pudore.

Domande che mi hanno messo veramente all´angolo non ne ricordo, ma in una simpaticissima presentazione a Colonia c´era un tipo che tutto il tempo era girato di sbieco e non mi guardava, prendeva appunti e quando ha preso la parola è stato per dire che non aveva ascoltato tutto e che il mio paragone tra precari e padroni del mondo (un mio tema classico) gli era sembrato impertinente. Comunque ho sorriso e l´ho ringraziato.

Vorrei che mi facessero più domande su altri scrittori, insomma che ci si confrontasse su idee di letteratura e non solo sul mio libro, ma va bene, non posso decidere io.

Sei anche recensore e blogger (MarcoRecensireIlMondo, n.d.r.) , come riesci a coniugare tutti questi ruoli? Non configgono?

Il blog mi dà soddisfazione ma voglio dire è una cosa che pur con un suo pubblico non è certo La Lettura del Corriere o Minimamoralia. Il libro è andato benino ma certamente non mi ha trasformato in opinion leader. In questo senso, essere piccoli consente indipendenza di giudizio e la mia distanza geografica dall´Italia fa il resto. Certe tensioni o problemi o conflitti mi arrivano attenuati.

Altre grandi passioni oltre ai libri?

Il Calcio, che è come dire il Genoa, e la musica, che è come dire i Teenage Fanclub.

Grazie del tuo tempo. Lasciaci – come tradizione di Giallo e Cucina – con una citazione e una ricetta!

Non sono un grande amante delle citazioni ma consiglio di recuperare il Dizionario dei luoghi comuni di Flaubert che sta in appendice al Bouvard & Pécuchet di Flaubert, da cui provengono perle come la seguente “Imbecilli. Tutti coloro che non la pensano come noi.”

Come ricetta una cosa semplice semplice e di facile realizzazione. Capesante gratinate. Per otto capesante direi di base 100 grammi di pangrattato e 50 ml d´olio, ma importante che la consistenza della gratinatura sia fluida ma non troppo liquida, se poi ne avanza un po´spargetela in fondo alla teglia da forno, è golosa anche senza capasanta. Poi sale, pepe, prezzemolo, basilico (il famoso quanto basta) e il tocco che gli dò  o provo da dargli, diciamo la piccola personalizzazione è l´aglio chiaramente tritato finissimo (basta un quarto di uno spicchio, altrimenti diventa troppo dominante) e un goccio di vino bianco.

Infornare su una teglie, dipende come sempre dal forno, io le tengo quindici minuti a ventilato preriscaldato intorno ai 190-200 gradi e altri dieci minuti con grill verticale in maniera che si formi la crosticina. Se non si forma dopo questi tempi vuol dire che la gratinatura era troppo fluida, ma normalmente è buona lo stesso. Se invece si forma troppo presto e sembra che rimanga secca, si può aggiungere un goccino d´’olio durante la cottura.

 

 

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