Oggi parliamo con… Riccardo Landini

A curia di Miriam Salladini

Buongiorno Riccardo e benvenuto sul blog Gialloecucina. Sei pronto per una chiacchierata? Ci sono alcune domande che vorrei farti, sia io che la redazione siamo curiosi di conoscerti un po’ di più. Ci sono tanti lettori che ci seguono e ti assicuro che sono curiosi tanto quanto noi. Allora partiamo!

1) Da bambino sognavi di diventare uno scrittore?

Da bambino più che altro leggevo molto. A sette anni tenevo i racconti di Poe sul comodino e oltre a leggerli, li vivevo molto intensamente nei miei sogni.  Poi sono passato a Stevenson e a tanti altri classici, certamente non per l’infanzia. Ho cominciato a scrivere ai tempi del liceo quando riempivo il giornale scolastico con i miei racconti gotici che firmavo con lo pseudonimo di James Gray. Da quei giorni non ho più potuto fare a meno di continuare a scrivere un po’ di tutto, dalle poesie alle canzoni sino ai romanzi.

2) Ci spieghi chi è Riccardo Landini, cosa ami fare, e qual è il ruolo della scrittura nella tua vita?

La scrittura è onnipresente. Qualunque momento è buono per mettermi al computer o davanti a un block notes con una biro in mano.  Sono anche appassionato di cinema, in particolare delle pellicole italiane degli anni sessanta, settanta e ottanta alle quali ho dedicato diverse iniziative negli anni scorsi. E amo molto anche la musica, ma in fondo musica e cinema sono una forma diversa di scrittura, no ?  Quindi tutto ruota attorno a questa benedetta passione.

3) Certo, come darti torto. L’ho sempre pensato anch’io! Adesso vorrei farti una domanda più tecnica: ci sono scrittori metodici che stilano scalette e rileggono mille volte i loro scritti; e autori che istintivamente buttano giù frasi su frasi fino a comporre un romanzo. Tu che tipo di scrittore sei?

Quando comincio a scrivere un romanzo ho già la trama e tutte le parole in mente, quindi non faccio scalette, non faccio schemi, al massimo mi appunto qualche nome o tengo sott’occhio eventuali documenti utili (tipo cartine geografiche o ricerche storiche).  Quando lo finisco compio almeno tre revisioni del testo, quindi lo accantono per riprenderlo a distanza di settimane e effettuarne un’altra.  Poi, come è ovvio, c’è l’editing che mi porta a un’ulteriore revisione del testo dopo che è passato tra le mani dell’editor.  Ammetto che non smetterei mai di porre mano al romanzo fosse pure per una virgola fuori posto.

4) Come scegli i personaggi dei tuoi libri?

Mi piace pensare che siano i personaggi dei miei romanzi a scegliere me, anche perché così riesco a spiegarmi come mai le storie si formino di colpo così nitidamente nella mia testa tanto che devo solamente “ricopiarle” su carta.  Comunque, tra periti assicurativi, preti spretati, falegnami, cantanti dimenticati e studentesse universitarie possiedo una bella gamma di interpreti per le mie storie. Mi dispiace quando uno di loro si perde per strada perché non posso dedicarmi a un seguito della sua storia.

5) Ci parli del tuo ultimo libro?

“Il primo inganno”, come lascia intendere il titolo, è il primo di una serie – denominata appunto dell’inganno – che vede protagonista Brenno Sandrelli, un quarantenne perito assicurativo che, per varie ragioni, si trova in difficoltà economiche. Per arrotondare si inventa un secondo lavoro, quello di investigatore privato abusivo per conto di pochi e fidati clienti.  Ed è in questa veste che, una notte di autunno, si trova a assistere casualmente a una scena che lo colpisce molto: appollaiato su un tetto vede all’interno di un appartamento una ragazzina nuda che subisce atti di violenza da parte di due persone adulte. E’ una visione fugace, roba di pochi istanti, ma le conseguenze saranno davvero importanti, innanzitutto perché deciderà di andare sino in fondo e scoprire cosa ha davvero visto dietro quella finestra.  Nessuno gli crede e quindi dovrà fare tutto da solo, rischiando la pelle e immergendosi in un universo malvagio che non immaginava neppure lontanamente. La sua vita cambierà per sempre e non ci sarà ritorno, come si vedrà nel seguito che uscirà tra qualche mese e che si intitola “Non si ingannano i morti”.

6) Quindi la tua è una trilogia? Per avere maggiori informazioni sui tuoi libri è possibile consultare una pagina Facebook?

In verità la mia è un’esalogia anche se al momento usciranno soltanto tre libri. Per rispondere alla seconda domanda ti dico che c’è la pagina di “Centoautori” (l’editore) che è dedicata alla serie dell’inganno dove si possono trovare notizie e link di recensioni dei romanzi e qualche nota sull’autore. Inoltre da pochissimo è nata la pagina “Landini in noir” dove i lettori possono trovare tutte le notizie inerenti i miei libri.

7) Sei uno scrittore che legge molto? Qual è il tuo libro preferito?

Io come ho già detto leggo molto, è una passione inestinguibile, e cerco di leggere un po’ di tutto. La narrativa ha un ruolo predominante, anche se non disdegno la saggistica storica.  Il mio libro preferito? Mica facile… Ne cito tre anche se sono certo che farò torto ad altri che porto nel cuore: “Gente di Dublino” di Joyce, “Il piatto piange” di Piero Chiara e “Eugenie Grandet” di Balzac.

8) Pensi che al giorno d’oggi sia difficile essere uno scrittore?

Dipende da quale accezione diamo al termine scrittore.  Scrivere per certi versi non è mai stato così semplice anche per chi purtroppo non ha nulla da dire. E anche pubblicare è a portata di tutti, basta guardare su internet quante offerte ci sono per rendersene conto. Ricordo che una volta, alla presentazione di un mio romanzo, uno dei presenti mi domandò se per scrivere occorresse pure leggere libri. Mi confessò infatti che intendeva scrivere un romanzo, ma che non ne aveva mai letto uno in vita sua. Questo è il punto: in Italia si scrive tanto (e talora male) mentre si legge poco.  Il fatto è che, se anche uno è bravo, diventa difficile proporsi a un editore serio perché quando le vendite diminuiscono si tende a puntare sui soliti nomi.  Una volta mi è capitato di vedere il magazzino dei manoscritti di una nota casa editrice e mi è venuto un capogiro: centinaia e centinaia di romanzi in attesa di essere letti (e da quel che mi disse l’accompagnatore non lo sarebbero stati mai) oppure di finire al macero.  Se capita, come è successo a me, la fortuna di trovare qualcuno che crede in ciò che scrivi e punta su di te dandoti valido supporto, resta comunque la difficoltà di farsi conoscere, di sgomitare tra tanti nomi che bene o male monopolizzano l’attenzione delle esigue schiere di lettori. C’è chi dice che gli editori dovrebbero avere più coraggio, però è altrettanto vero che si tratta di imprese commerciali che devono guardare anche al loro bilancio.

9) Quale consiglio daresti ad uno scrittore emergente?

Di non aver timore di fare la cosiddetta gavetta, magari partecipando a concorsi letterari (seri) per mettersi alla prova oppure frequentando festival della letteratura e rassegne di genere; di cercare di capire dove si vuole arrivare e di non smettere mai di crederci. Io in questi ultimi anni ho scritto venticinque romanzi e un centinaio di racconti che ignoro se vedranno mai la luce. Ma non per questo ho smesso di scrivere. Perché scrivere è una necessità, una vera e propria dipendenza, oltre che un diletto per l’anima.

10) Qual è stata l’emozione che hai provato nel vedere pubblicato il tuo primo libro?

Di miei libri ne sono usciti diversi con editori differenti. Certo che quando sono entrato in Centoautori è stato come per un calciatore trasferirsi da una squadra di serie D per andare a giocare in una di serie A. Conseguentemente l’emozione nel lavorare con loro e per loro, vedere nascere il “Primo inganno” giorno dopo giorno e finalmente scoprirlo in libreria è stata impagabile.  Speriamo che ci siano tanti lettori che possano apprezzarlo e affezionarsi a Brenno Sandrelli in modo che la serie arrivi sino alla sua conclusione ovvero al sesto romanzo. A quel che pare sinora il personaggio sta facendo davvero breccia nel cuore di molti e questo è di buon auspicio.

11) Noi di Gialloecucina quando terminiamo l’intervista chiediamo una ricetta e una citazione. Puoi svelarci le tue preferenze?

Sono di gusti molto semplici. Adoro la verdura e la pasta, non amo i dolci. Se devo citare il mio piatto preferito dico cappelletti in brodo di cappone. I cappelletti sono una specialità emiliana, piccoli tortellini di pasta sfoglia con ripieno di carne, ma per essere davvero buoni devono essere realizzati a mano con l’arte sopraffina delle signore anziane (da queste parti le chiamano le rezdore) che li fanno uno a uno, creando piccoli capolavori saporiti. Davanti a un piatto di questo genere non so come resistere.

Per quanto riguarda la citazione ne scelgo una di Maxence Fermine: “Ci sono due tipi di persone. Ci sono quelli che vivono, giocano e muoiono. E ci sono quelli che si tengono in equilibrio sul crinale della vita. Ci sono gli attori. Ci sono i funamboli…”

Grazie Riccardo per la tua disponibilità, sei stato davvero gentile! Ti lascio con la promessa di leggere il tuo libro visto che mi hai davvero incuriosita.

 

 

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