Ti consiglio un film (tra un libro e l’altro) I Magi Randagi – Sergio Citti

A cura di Emanuele Marchetto

I magi randagi (1996), scritto e diretto da Sergio Citti. Con Silvio Orlando, Rolf Zacher, Patrick Bauchau, Gastone Moschin, Laura Betti, Franco Citti, Mario Cipriani, Ninetto Davoli, Brigitte Christensen, Elide Melli, Sasha Altea, Vera Gemma, Nadia Carlomagno.

Premiato nel 1997 ai Nastro d’Argento per miglior soggetto originale.

Tre saltimbanchi vengono messi in fuga da un pubblico indignato che da fuoco al loro tendone. Trovano posto in un presepe vivente dove interpretano i Magi. Questa volta la loro interpretazione è così ben riuscita che convincono gli abitanti a mettere al mondo nuovi bambini. Una notte, all’improvviso, nel cielo compare una stella cometa e i tre comprendono di avere un compito davvero importante: cercare il nuovo Bambini Gesù.

Il film è basato sull’ultimo progetto di Pasolini, purtroppo mai realizzato a causa della sua morte: Porno-Teo-Kolossal.

Del progetto pasoliniano, Citti mantiene il tono fiabesco, a metà fra il comico e il surreale. Elimina invece la violenza che caratterizzava Porno-Teo-Kolossal per costruire delle immagini «…di una purezza e di un candore come quelle di una favola»(la terra vista dalla luna). La struttura ricorda molto da vicino un altro lavoro del regista, ovvero Il minestrone (1988), un film che segue tre personaggi per un’Italia crudele, spinti da un solo istinto: la fame, «il più elementare dei bisogni (che) potrebbe indicare metonimicamente tutti gli altri desideri dell’uomo, ma ancora più l’incapacità in cui si trova di soddisfarli». In modo analogo, i personaggi de I magi randagi sono spinti da una missione che, in fondo, serve più a loro per seguire un istinto ancora più basilare, cioè vivere, avere uno scopo e, come anche in Porno-Teo-Kolossal, fare esperienza del mondo.

Questo film è l’apice della carriera di Sergio citti. La struttura ricorda molto da vicino un’altro capolavoro del regista, ovvero Il minestrone (1988), un film che segue tre personaggi per un’Italia crudele, spinti da un soloistinto: la fame «il più elementare dei bisogni (che), potrebbe indicare metonimicamente tutti gli altri desideri dell’uomo, ma ancora più l’incapacità in cui si trova di soddisfarli». In modo analogo, i personaggi de I magi randagi sono spinti da una missione che, in fondo, serve più a loro per seguire un istinto ancora più basso, cioè vivere, avere uno scopo e, come anche in Porno-Teo-Kolossal, fare esperienza del mondo.    «Tullio Kezich, per trovare dei precedenti nella cinematografia italiana che fossero anche vagamente accostabili alle atmosfere de I magi randagi, faceva riferimento a Francesco giullare di Dio di Rossellini e a La strada di Fellini».

 

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