Ti consiglio un film (tra un libro e l’altro) La la land di Damian Chazelle

a cura di Stefania Ghelfi Tani

Il giovane regista Damian Chazelle porta in sala un musical. Film d’apertura del festival di Venezia, vincitore di sette Golden Globes, Coppa Volpi come miglior attrice protagonista, Premio del Pubblico al Toronto International Film Festival e candidato a quattordici premi Oscar.

Un titolo molto particolare ed estremamente semplice che ci ricorda un motivetto musicale ma soprattutto che siamo a Los Angeles, L.A., patria di Hollywood. Inoltre la parola inglese Lalaland definisce uno stato mentale sognante, distaccato dalla realtà, quando si pensa a qualcosa di impossibileche magari potrà capitare.

Non c’è una sola inquadratura che possa far pensare di essere negli anni 2000. Squarci di una Los Angeles fuori dal tempo, immagini degli Studios, panorami al tramonto, fotogrammi tratti dal ricordo di altri grandi movie, locandine di film storici, abiti colorati anni ’50, scarpe da tip tap, auto d’epoca, cravatte impossibili, musica Jazz, locali affascinanti senza età, persino i titoli di coda.

Mia e Sebastian ci ricordano ogni istante l’importanza di perseguire i propri sogni, il desiderio di avere successo rimanendo fedeli al proprio sentimento artistico e alla bellezza e purezza di ciò in cui si crede. Un percorso non semplice, pieno di ostacoli, dove lo sconforto e le delusioni costellano il cammino e dove talvolta è più semplice arrendersi che continuare a lottare. Una partita difficile tra entusiasmo e disillusione.

Dietro la copertina patinata e sfavillante di Hollywood si celano, sempre e malamente, la melanconia e la solitudine; c’è il sogno americano ma anche i desideri non realizzati che fanno parte di ognuno di noi.

Emma Stone e Ryan Gosling sono molto bravi e riescono a regalarci un cinema del passato, a tratti un po’ troppo onirico. Si scontrano, s’incontrano, si supportano per realizzare i loro desideri, si amano di quel sentimento vero che non è perfetto bensì fatto di attimi splendidi ma anche di ferite e incomprensioni, assenze, silenzi. A volte i tempi non combaciano, le scelte sono ardue e non possono coincidere, capita che si lasci scivolare via ciò che è stato perché sogni e quotidiano non convivono, perché l’individualità gioca a carte con la coppia.

Impossibile non riconoscere gli omaggi a Un americano a Parigi di Vincent Minnelli (1951), a Cantando sotto la pioggia (1952) e Cenerentola a Parigi (1957) di Stanley Donen, a Casablanca (1942) di Michael Curtiz, a Gioventù bruciata di Nicholas Ray (1955).

E verso la fine come non ricordare Sliding Doors di Howitt; ciò che è e ciò che sarebbe potuto essere.

Perfetti e sofisticati i brani originali di Justin Hurwitz e i costumi di Mary Zophres.

Tutta la pellicola induce al passato e alla  disarmante creatività rese da scene magiche. Trascinante l’inizio corale in autostrada, un piano sequenza nel traffico che fa venire voglia di danzare. Incantevole il ballo tra Mia e Sebastian sulle colline sopra Los Angeles all’ora d’oro. Intimo e romantico il timido incontro tra due mani nel buio di un cinema. Delicatamente dolorosi lo sguardo e il lieve sorriso sul finale, che riconducono al primo incontro.

Questa è una storia di sogni, una storia d’amore, una storia di crescita, una storia di musica Jazz, una storia di cinema, una storia di nostalgia… per un passato d’altri tempi, per un mondo romantico, per una vita abbandonata ad un bivio.

Si sorride, si combatte, si ama, si soffre, ci si commuove, si suona, si balla insieme ai protagonisti. E come canta Mia:  “Brindiamo a tutti i sognatori, ai poeti, ai musicisti, agli artisti”.

Per i romantici e gli amanti del Musical!

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