I riceracconti di Marilù

Tì –  tyre – – patu – l – recu – bàns – sub-  tè-  gmine-  – gi

Tìtyre, tù patulaè | recubàns sub tègmine fàgi

sìlvestrèm | tenuì Musàm | meditàris avèna;

intanto questo Virgilio è molto più rock di “x-FACTOR”,  prova a leggere questo esametro colpendo il ritmo sugli accenti e ascoltane la melodia.  Associo subito questa metrica a una canzone : Havana Affair nella versione Red Hot Chili Pepper ( a proposito… ).

La poesia dei greci e dei latini spesso si accompagnava con la lira , con un’arpa o con un flauto e queste poesie diventavano “liriche” , “elegie” o “giambi”. I poeti lirici non erano meno poeti degli altri a meno che tu non voglia considerare Saffo, Catullo , Ovidio e Orazio una serie B della letteratura antica.

Virgilio ha sperimentato un genere diverso , quello bucolico, veniva dalla bassa mantovana e portò a Roma le brume dell’alba invernale , le estati sotto i grandi faggi nelle golene del fiume.

Questo ritmo, questa musica, si è incatenata nella mia testa dal ginnasio: tì tirè tù patù lè recù bàns. Un suono a volte garbato a volte secco che ripetuto mille e mille volte dal vecchio, vecchissimo,  insegnante di greco o di latino ti andava a memoria pur non avendo tu chiaro il significato delle parole.  Allo stesso modo con cui ascoltavo le prime canzoni punk o new wave ; prendevo il ritmo , i battiti e le parole erano superflue.

Fuori il fuoco ormonale , il ritmo della musica dei nuovi gruppi e dei primi amori, in classe Platone con le sue “Idee” e l’ “odi et amo” di Catullo. Eppure , come vedi, se ci pensi,  erano la stessa cosa.

Questo preambolo per dire che il Nobel a Dylan, felicemente,  è una sorta di risarcimento postumo anche a Saffo, Catullo e tutti quei poeti ( ci mettiamo pure Petrarca) che per 25 secoli hanno accompagnato dei versi a della musica ho hanno fatto musica con i versi.

Poi lo abbiamo sempre pensato, la poesia è musica e pure le canzonette ( per carità non tutte) sono poesia. Escludendo dal contesto quello che non ci piace abbiamo sempre creduto , ascoltando i periodi delle canzoni che ci hanno segnato, di trovarci davanti a una poesia.

Per alcuni poteva essere De Andrè , per altri De Gregori o Guccini, oppure Bindi ,Tenco e Battiato. I romantici preferivano Baglioni o Battisti, Venditti o Paoli,  veramente in pochi apprezzavano il Ballo del Quà Quà o il Gelato al Cioccolato ( pur rispettando il successo del prodotto commerciale…).

E se uno scoglio non può arginare il mare e l’amore che strappa i capelli è perduto ormai, la nostra vita è stata  scandita dai versi di questi poeti “minori” che ci hanno colpito nella nostra essenza , nei momenti di gioia come di tristezza. “non ci lasceremo mai, mai, mai”.

Così come mi ha colpito molto tempo fa assistere a teatro ad un’opera di Dario Fo.   Anche lui ci ha lasciato e andandosene ci ha rubato e portato via una parte di noi, quella che ci aiutava a stare più svegli. Pure lui come musicalità delle parole e del suo Grammelot non scherzava ed ora me lo immagino là dove si trova a rompere allegramente le scatole a tutti con le sue visioni;  si, perché aveva detto di non credere nell’aldilà ma di essere sicuro che Dio lo avrebbe sorpreso…

A noi qui rimane la miseria di questa condizione umana e politica, la tragedia ancora dei migranti e la miopia del non ritenerci mai responsabili.

La vergogna dei blocchi alle strade per respingere una decina di povere donne mischiata alla sottovalutazione di un problema che ce ne porterà decine di milioni, i roghi a Calais , graziata nel ’44 dallo sbarco degli alleati ma non dalla jungla dei migranti del nuovo millennio.

Vi segnalo  http://www.lastampa.it/2016/10/24/esteri/cos-dopo-secoli-di-sfruttamento-leuropa-chiude-le-porte-allafrica-bpeaVQ1p3ech1uMJekN37O/pagina.html bellissimo articolo sulla Stampa del 24/10 di Antonio Maria Costa .

A Dario Fo vorrei dire che dopo un quarto di secolo ho rifatto l’abbonamento a teatro…se qualcuno lo sente, avverta.

 

O Titiro, tu, disteso sotto la chioma di un largo faggio, moduli con un’esile zampogna una silvestre melodia; ( Virgilio, “Prima Bucolica”)

 

Tortelli di zucca

Così li fa mia mamma e prima ancora mia nonna che provenivano da quel cuneo di terra tra la provincia mantovana e la bassa ferrarese, quindi la ricetta è “ibrida”.

Per prima cosa la zucca…meglio quella tonda alla violina e meglio quelle a buccia verde o scura, hanno una consistenza migliore e rendono meglio.

Per 6 persone ne serve almeno, non so dirti il peso, ma una quantità tipo mezzo melone grande .

Poi serve un uovo, Parmigiano Reggiano buono ( non fresco), pan grattato, sale, pepe, burro, salvia e una confezione di amaretti.

La pasta all’uovo fresca la sai fare? Spero di si, 3 uova, qui ti insegno solo il ripieno….;  stendila bene ma non troppo sottile e ricava con la rotella  o a coltello i quadrati del lato di almeno 4 cm. I ferraresi poi lo attorciliano ma  a Mantova si chiude anche quadrato.

Prendi la zucca, mettila al forno ed attendi si appassisca e diventi morbida, il tempo va deciso a vista. Quindi spolpala e schiaccia la polpa in una terrina. Se è  acquosa, troppo acquosa , un rosso d’uovo. Poi una spruzzata di pan grattato, generoso Parmigiano grattugiato, aggiusta di sale e pepe nero secondo tuo gusto. Poi prendi una manciata di amaretti e sbriciolali bene, più ne metti, ovvio , più caratterizzi il sapore del ripieno. A Ferrara aggiungono noce moscata, a Mantova la loro mostarda di cotogne e pere.

Amalgamato il tutto per bene ne metti una noce per quadrato di pasta e chiudi, ripeto o a “cappellaccio” o a “raviolo”.

Un minuto nell’acqua bollente e subito in terrina con burro fuso e salvia. A guarnire una sbriciolata di amaretti a coprire leggero.

Li ho visti e mangiati anche in rosso, ma se devo variare allora preferisco un ragù di coniglio ( non bianco ma con un velo di passata) come me li faceva la mia nonna.

Se ti è avanzata un po’ di zucca fanne delle sottilissime fettine da friggere a chips. Salate come contorno o dolci con zucchero e cannella.  Se era troppa quella cotta al forno, olio pepe e sale e ci accompagni un cotechino .

Beviamo:

Lambrusco Mantovano, costa poco , pochissimo, al limite un Sorbara .

Buon appetito!

Sempre Vostra,

Marilù

 

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