Oggi parliamo con… Elisa Bertini

Ciao Elisa, grazie per averci concesso quest’intervista. Noi di gialloecucina siamo proprio curiosi di conoscerti un po’ meglio quindi passo subito alle domande. (a cura di Miriam Salladini)

1) Elisa cosa fai nella vita oltre a scrivere libri?

Sono una giornalista! Mi occupo spesso di cronaca nera, perciò non potrei funzionare senza i miei libri: sono due tipi di scrittura così diversi, la cruda realtà del giornalismo e il mondo di fantasia della narrativa, che si bilanciano l’un l’altro.

 

2) Chi è Andy Brastow?

Andy Brastow è una diciassettenne come tante, con una vita tranquilla in un piccolo paesino del Cambridgshire e un chiassoso migliore amico con cui passare le giornate. Almeno, questo è quello che credeva fino al giorno in cui i Messaggeri si sono presentati a casa sua: quel giorno Andy ha scoperto di essere dotata di percezioni precognitive. Ed è proprio questa sua singolare capacità che le permetterà di accedere alla prestigiosa Ambrosian School, il luogo nel quale vengono educati tutti i giovani fenomeni del Regno Unito.

3) Com’è nata l’idea di scrivere un libro come “Ambrosian School”?

L’idea è nata dall’atmosfera che si respira nei posti in cui è ambientata la storia, posti che ho chiamato “casa” per molti anni prima di tornare in Italia. Come spesso accade, ci si lascia ispirare dalle tante muse che incontriamo ogni giorno, che siano luoghi, persone o oggetti. Un bel giorno queste suggestioni senza che nemmeno ce ne accorgiamo prendono da sole la loro strada, rimescolandosi, e da questi semi nasce una storia (o il suo germe): il resto è cresciuto da sé.

 

4) Oltre ad “Ambrosian School” hai scritto altri libri? Ce ne vuoi parlare?

Certamente! Ho pubblicato ormai una decina di libri di vario genere, tra racconti e romanzi, il primo quando avevo 18 anni (il romanzo collettivo “Byron a pezzi”, a cura dello scrittore e amico Gianluca Morozzi, edito da Fernandel) e da allora non ho mai smesso: il mio preferito resta, per ora, il giallo “Dorian Gray e il weekend con delitto” (Delos Books). È ambientato in Inghilterra, sull’Isola di Wight, un posto che mi ha rapito l’anima e davanti al quale ho vissuto negli ultimi quattro anni. A marzo invece uscirò nei Gialli Mondadori con i miei “Investigatori Invisibili” della Banda del Cervello e a ottobre, sotto pseudonimo, con Rizzoli.

 

5) Tu hai fatto esperienza anche con la scrittura a quattro mani, com’è andata? Quali sono state le difficoltà?

Sì, ho sperimentato la scrittura a quattro mani quando, nel 2010, ho pubblicato il new-gothic “I diari di Seaport” per Castelvecchi, scritto insieme alla mia migliore amica Giulia Ottaviani. Difficoltà? Se devo essere sincera, nessuna: io e lei siamo come sorelle da una vita, perciò i nostri cervellini hanno lavorato senza intoppi e sull’onda dell’entusiasmo che, quand’è condiviso, ha un gusto tutto suo.

 

6) Cosa ti ha ispirato a diventare una scrittrice?

La miriade di libri, musica, creatività e amore con cui mi hanno fatta crescere i miei genitori, entrambi insegnanti: un ambiente fecondo, nei primi anni, credo sia fondamentale per formare quei tratti dell’immaginazione che ogni scrittore, una volta adulto, si porta dietro. Sono i mattoni da cui si costruiscono uno, cento, mille mondi.

 

7) Che emozioni provi nel rileggere i tuoi libri e di sapere che da qualche parte c’è qualcuno che ti sta leggendo?

Un’emozione fortissima: sapere che qualcuno, magari all’altro capo dello stivale, si sta emozionando insieme ai miei personaggi, sta vivendo con loro la loro avventura, è un privilegio inestimabile. Creare e vendere sogni, per me, è il lavoro più bello del mondo.

 

8) Hai già programmi per la stesura di un nuovo libro?

Sì, al momento sto lavorando a un paio di progetti, tra cui una serie di romanzi che, spero, prenda il via nel Giallo Mondadori.

 

9) Hai dei modelli di scrittura a cui ti ispiri?

Troppi per citarli tutti, ma se devo dirne uno faccio il nome di Stephen King: leggete Misery, se non l’avete ancora fatto, e capirete perché lo nomino. Vi basterà scorrere il passo sul “devo letterario” e realizzerete che quell’uomo sa il fatto suo, su come fare questo mestiere. Un altro modello? Franco Forte, direttore editoriale dei Gialli Mondadori e autore di numerosi romanzi: i suoi insegnamenti e la sua passione mi hanno fatta crescere enormemente dal punto di vista letterario, e non solo.

 

10) Come tradizione del blog gialloecucina a fine intervista chiediamo una ricetta e una citazione preferita. Ci dici le tue?

Come ricetta, da buona romagnola, vi propongo quella dei passatelli: potete farli alla maniera classica (in brodo) oppure asciutti, sbizzarrendovi coi sughi più disparati (sono da leccarsi i baffi con gamberi e zucchine o, se vi piace, col tartufo):

 

Dosi per 5/6 persone:

  • 300 grammi di parmigiano reggiano
  • 250 grammi di pangrattato
  • 50 grammi di farina
  • 5/6 uova (a seconda della grandezza)
  • noce moscata a piacimento
  • sale q.b.

Impastate tutto insieme poi dividete la massa in “pallotte” più piccole: mettetele una alla volta dentro a uno schiacciapatate a buchi larghi (o, se ce l’avete, nell’apposito attrezzo per i passatelli) e schiacciate facendo cadere i passatelli in un vassoio che avrete prima leggermente infarinato, per evitare che si appiccichino. Cucinateli poi nel brodo (o nell’acqua bollente se vorrete poi farli asciutti con sughetti vari) per 3-5 minuti massimo. Voilà.

 

La citazione? Non ne ho una preferita, vado a periodi. Quella di adesso è di Oscar Wilde, un personaggio che ho sempre amato e col quale sono diventata ancor più intima da quando ho resuscitato il suo Dorian Gray nel mio romanzo giallo:

“Vivere è la cosa più rara al mondo. La maggior parte della gente esiste e nulla più.”

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