Oggi parliamo con… Sabina Marchesi

Benvenuta sul blog di gialloecucina Sabina. Come stai? Sei pronta per l’intervista? Comincio partendo dal passato. (a cura di Miriam salladini)

1) Da bambina sognavi di diventare una scrittrice?

Sinceramente no, volevo fare l’archeologa, in effetti, non a caso la mia scrittrice preferita è Agatha Christie, che con l’archeologia ha comunque parecchio a che fare. Ma il gusto per scrutare nel passato e riportare alla luce antichi reperti nascosti nelle pieghe della storia mi è rimasto. E l’ho riversato nel giallo, in fondo il meccanismo è proprio quello .Scavare e riportare alla luce fatti, motivazioni e modalità per cui chiunque di noi, anche la più normale delle persone, potrebbe, prima o poi, trovarsi coinvoltoin un delitto. 

2) Come trovi l’ispirazione per le tue storie?

Deve scoccare una scintilla, come un fuoco d’artificio che per un istante illumina il buio, e allora mille frammenti che sono in giro per la mia testa, piccoli episodi sentiti o raccontati, uno scorcio appena intravisto durante un viaggio in treno, il carattere di una persona che ho conosciuto, il fisico di un’altra che ho visto appena per un istante ferma al semaforo, il brano di una conversazione ascoltata in ascensore, in un attimo si ricompongono e vanno a formare una storia completa. E poi trovano un titolo. Dopo c’è solo da scrivere. Ma tutto è già completo, ha un suo respiro, una sua vita propria, una sua armonia interna, una sua suggestione inconfondibile. 

3) Per scrivere i tuoi libri utilizzi sempre la stessa tecnica?

Assolutamente sì. Nessuna tecnica. Ho insegnato scrittura creativa per anni trasmettendo ai miei allievi metodi e tecniche di ogni tipo. In decine di interviste ad autori molto più famosi di me, ho scoperto i segreti di scrittura tra i più disparati,  dagli schemi a blocchi, ai diagrammi, dai post it sulla lavagna alle tabelle temporali. Autori insigni del passato tenevano bamboline nei cassetti che rappresentavano i personaggi e le facevano vivere e muovere capitolo per capitolo. Io invece parto da un titolo. Che per me è essenziale. Perché dietro io ci vedo già tutta la storia, che poi in pratica si scrive da sé. Certo che poi eventuali limiti di lunghezza o parametri specifici richiesti dall’editore ti costringono a limare, a correggere, a riscrivere. Ma la storia comunque resta quella. 

4) “Solo dopo il crepuscolo” è un libro a quattro mani. Come ti sei trovata a scriverlo? È stato difficile?

Io amo la scrittura a quattro mani, che in passato ho utilizzato spesso per varie collaborazione sia nella narrativa che nella saggistica. Trovo che conferisca freschezza e vivacità perché si può lavorare con due punti di vista diversi, e in una storia il punto di vista praticamente è tutto. Con Enrico Luceri poi, col quale ho appena pubblicato “Solo dopo il crepuscolo” nella collana Comma#21 dell’editore Damster, è stato oltremodo piacevole perché la sua testa e la mia si somigliano molto. Siamo due giallisti classici della vecchia scuola, per così dire, la pensiamo allo stesso modo, con qualche differenza che, come ho detto, non guasta, ma anzi conferisce quel “sapore” in più. Un po’ come una ricetta di cucina, dove l’aggiunta di quel particolare ingrediente, a cui da solo non avresti mai pensato, cambia completamente l’aspetto e il gusto del piatto che stai preparando. Ingrediente che in questo caso è stata una piacevole incursione nelle suggestioni “occulte”.

5)Ci parli dei tuoi libri? Ce n’è uno a cui tieni in modo particolare?

Credo di aver dato il meglio di me in ogni cosa che ho scritto, dalla saggistica alla narrativa. Ma pur essendo una che tendenzialmente vive nel passato, ogni volta che metto la parola fine a una storia sono già in fermento per quella successiva. Per cui guardo sempre avanti, ma sono molto soddisfatta di tutto quello che ho scritto, dai racconti bonsai ai romanzi tradizionali, dalle storie brevi ai trattati di criminologia. . Mi sono care tutte le mie opere, ma se proprio dovessi scegliere opterei per i “Processi del Secolo”, un’opera monumentale di saggistica in cui ho esaminato dal punto di vista antropologico i maggiori delitti verificatisi negli ultimi cento anni, per l’Editoriale Olimpia. Trattavo di storie realmente accadute, ma le ho raccontate come se fossero un romanzo. Un’avventura fantastica.

6) Quanto di vero c’è nelle tue storie?

Tutto. Non scrivo mai niente che non possa essere vero, o verosimile. È solo che sono verità mescolate, mimetizzate, in qualche modo arricchite o modificate. Il lavoro dello scrittore sta tutto qui. Reinventiamo storie già accadute ma in un altro modo. Non c’è niente che non sia stato già visto o sentito mille volte, dopo tutto l’essere umano abita sul pianeta da parecchio tempo e il delitto, senza scomodare Caino e Abele, è uno dei cardini della nostra storia. Dietro ogni avvenimento storico di una certa importanza, c’è sempre stato un crimine o un segreto da nascondere. E scavare tra le pieghe della storia è la mia passione. 

7) Qual è il tuo autore preferito?

In assoluto Agatha Christie, per la semplicità con cui è sempre riuscita a riportare la scena davanti al lettore anche nel caso di trame particolarmente complesse, con molti personaggi e numerose dinamiche in campo. Le storie che si possono narrare in fondo sono quasi tutte semplici e spesso banali. Così come le motivazioni che conducono al delitto. È la bravura di un autore che riesce a trasformare il quadro d’insieme in un meccanismo animato da una profonda suggestione. Qualcosa che funziona e che vive tra le pagine di un libro come tra le quinte di un teatro. È quando vedi i personaggi muoversi  e parlare che capisci di aver fatto centro. 

8) Se potessi scegliere di collaborare alla stesura di un libro insieme ad uno scrittore affermato. Chi sceglieresti?

Da brava amante del passato ti darò una risposta singolare, vorrei scrivere con Robert Louis Stevenson: è a lui che dobbiamo uno dei primi mistery psicologici, col suo “Lo strano caso del dottor Jeckyll e del signor Hyde”, ma è stato anche l’autore di capolavori come “L’isola del tesoro” o “Il sire di Ballantree”. Non è più esistito uno scrittore così poliedrico che abbia spaziato in tanti filoni narrativi senza mai perdere in bravura. E stiamo parlando del 1890. 

9) Ci dici la tua citazione e ricetta preferita?

Premesso che in cucina sono un disastro, ti accontento subito con un bel dolce a chiusura di questa piacevole chiacchierata. Non so assolutamente come si prepari, ma posso dirti che viene dritto dritto da “Un delitto avrà luogo” di Agatha Christie., Una che con cibo e veleno ci giocava spesso. 

– Puoi adoperare la scatola di burro che ci hanno mandato dall’America. Un po’ dell’uva passa che teniamo per Natale, e qui ci sono una tavoletta di cioccolato e mezzo chilo di zucchero .Il signor Patrick l’ha chiamata Morte Deliziosa- .

– La mia torta! Non voglio che la mia torta sia chiamata così!-

– A dire la verità, era un complimento- disse la signorina Blacklock.- Voleva dire che val la pena di morire per mangiare una torta simile”

 

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