Oggi parliamo con… Enrico Luceri

Ciao Enrico! Che piacere intervistarti! Ho tante domande da farti quindi inizio subito con la prima. (a cura di Miriam Salladini)

1) Come scegli le storie dei tuoi libri? 

Ogni mia storia è un cocktail con tre componenti: possono cambiare le dosi, ma restano sempre quelli. Sono l’esperienza personale di avvenimenti vissuti, l’ispirazione da altre opere narrative di genere, e la fantasia che piega le prime due all’esigenza di scrivere una trama gialla. Lo spunto di una storia può essere semplice, quasi banale: uno sguardo, un nome, il ricordo di un istante impresso nella memoria, una canzone o l’immagine di un film. La memoria per me è molto importante: sono abituato a parlare poco, ad ascoltare con attenzione gli altri quando parlano, e soprattutto a ricordare quello che sento e vedo.

2) Esiste un libro che ha avuto una grande influenza nella tua vita?

“Il deserto dei tartari” di Dino Buzzati. La storia, quasi la cronaca, di una vita trascorsa nell’attesa della grande occasione. Ma quando arriva finalmente quel momento, il protagonista non può più viverlo.

3) Ci parli del tuo ultimo libro?

“Solo dopo il crepuscolo”, scritto insieme a Sabina Marchesi e pubblicato nella collana Comma#21 dell’editore Damster, è un giallo immerso in atmosfere horror che cerca di aumentare la suspense coniugando i due generi, e rappresenta un deliberato omaggio a quel cinema diretto e/o scritto da Pupi Avati, di cui ricordiamo alcuni titoli come “La casa dalle finestre che ridono”, “Zeder” e “L’arcano incantatore”.

4) Quanti libri hai scritto? Sei particolarmente legato a uno?

Al momento ho scritto sedici romanzi, cinque raccolte di racconti, tre saggi e una decina di articoli, due sceneggiature e una trentina di racconti pubblicati in antologie di autori vari. Sono tutti figli della mia fantasia, e come tali amati allo stesso modo. Ricordo con particolare piacere il romanzo “Buio come una cantina chiusa”, pubblicato nel 2013 nella collana Il Giallo Mondadori, ma scritto parecchi anni prima. Così tanti, da essere stato il mio primo romanzo. Che come ogni amore (o rancore!), non si scorda mai.

5) Quale dei personaggi dei tuoi libri assomiglia più a te?

Quando scrivo una storia devo “vederla” più che immaginarla, come se fossi un regista sul set del proprio film. Alcuni romanzi li ho anche “interpretati”, a volte solo prestando al personaggio il mio aspetto fisico, in altri casi anche il mio carattere paziente, impassibile, osservatore, schivo e tenace. Per esempio, nel ruolo di Alfredo Zardi, nel già citato romanzo “Buio come una cantina chiusa”, o dello scrittore Sergio Raffo in “Punto impropio”, pubblicato in ebook da Delos.

6) Come e quando hai capito di essere uno scrittore?

In maniera inconsapevole dall’infanzia. Non scrivevo nèimmaginavo trame ma osservavo, ascoltavo e registravo negli occhi e nella memoria i comportamenti, le frasi, le false sicurezze, i banali luoghi comuni e quei quieti modi di vivere, in apparenza solidi e in realtà fragili, degli adulti. E anche dei miei coetanei e degli insegnanti di scuola. Solo da adulto sono stato in grado di analizzare e valutare nella giusta dimensione il valore di tutti costoro. Che in seguito mi hanno ispirato molti personaggi delle mie storie.

In maniera consapevole, quando ho vinto il premio Tedeschi del Giallo Mondadori con il romanzo “Il mio volto è uno specchio” e ho compreso di aver guadagnato la possibilità di proporre altre storie. Che per mia fortuna sono state apprezzate di lettori e mi permettono di continuare a scrivere gialli, l’attività che amo e mi gratifica di più.

7) Ci consigli un libro non tuo?

Almeno cinque: “Il conte di Montecristo” di Dumas, “Il corsaro nero” di Salgari, “La sposa in nero ” di Woolrich, “Assassinio sull’Orient-Express” della Christie e “Il caso Venere privata” di Scerbanenco.

8) Ti piacerebbe scrivere un libro a quattro mani?

L’ho già fatto! Con Sabina Marchesi nel già citato romanzo “Solo dopo il crepuscolo”, nel saggio “La porta sul giallo” e in alcuni racconti, con Andrea Franco nel romanzo “Fata Morgana”, oltre alla serie M-Files, ideata e realizzata con Gulio Leoni e Massimo Pietroselli, quindi a ben sei mani!

9) Che programmi hai per il futuro?

L’appuntamento è in edicola a maggio 2017 con il romanzo “L’ora più buia della notte” nella collana Il Giallo Mondadori. A seguire, in libreria il romanzo “Dietro questo sipario” per la collana Comma#21 dell’editore Damster. In autunno, il saggio “Pistole e Pupe” per le edizioni di Profondo Rosso. E in stampa digitale, la raccolta di racconti “Enigmi gialli” e cinque volumi di un saggio che ho scritto sulla storia dei film thrilling all’italiana, dall’eloquente titolo “Il cinema dallo schermo che sanguina”.

10) La tua citazione e ricetta preferita?

“La moglie del fattore fu crudele con noi, e lei non volle aiutarci, non volle aiutare i tre topolini ciechi. Allora ho giurato che da grande vi avrei ammazzati tutti. L’ho giurato. E ho continuato a pensarci, da allora.”

(Tre topolini ciechi, di Agatha Christie)

Come ricetta, consiglio quelle ben note di due pietanze della tradizione gastronomica napoletana, molto apprezzate dal commissario Tonio Buonocore, il mio personaggio seriale che ha esordito nel romanzo “Le colpe dei figli” pubblicato nel Giallo Mondadori, è comparso in altre storie, e spero tornerà ancora.

Si tratta degli Scialatielli ai frutti di mare e della Zuppa di pesce alla napoletana, di cui si possono trovare le ricette in un buon manuale di cucina.

Buonocore ama anche i vini della Campania, e accompagna i suoi piatti preferiti con bianchi come Falanghina, Fiano di Avellino, Coda di Volpe e Greco di Tufo. Fra i rossi, preferisce il Taurasi, dal vitigno Aglianico coltivato nella sua regione. Consigliato da me, naturalmente.

 

 

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