Oggi parliamo con… Donatella Moica

Ciao Donatella, sei pronta per rispondere alle nostre domande? Sei comoda? Noi di gialloecucina siamo molto curiosi. Uno, due e tre! Iniziamo… (a cura di Miriam Salladini)

1)Donatella Moica: tre aggettivi e un colore per farci sapere chi sei.

Curiosa, sognatrice, ottimista.

Il blu (in tutte le sue tonalità)

 

2)Sei in viaggio per un pianeta lontanissimo:quale libro porteresti con te? E quello che lasceresti sulla terra è?

Sicuramente porterei il Piccolo Principe. Non posso portarne più di uno?

Lascerei tutti i libri di Stephen King. Non li ho mai letti ma mi fa paura anche pensare che esistano.

 

3)Il tuo sogno nel cassetto? Domani vorresti svegliarti e…

Ahahah… questa è una domanda facile. Domani vorrei svegliarmi e sapere di aver vinto il Premio Strega.

4)Ci parli del tuo libro “Seconda navigazione”?

Cominciamo dal titolo: seconda navigazione è un termine che deriva dal linguaggio marinaresco ed indica quella navigazione che occorre intraprendere quando cessano i venti e la barca si trova in stallo; in quel momento il marinaio deve mettere mano ai remi per andare avanti. Oggi diremmo che deve accendere il motore. Comunque deve trovare un altro modo per procedere e, trovandosi in mezzo al mare, deve trovarlo dentro la sua barca. In questa metafora c’è tutto il senso del mio romanzo.

La storia si svolge in una località marina italiana. E’ proprio al mare che i tre protagonisti hanno deciso di chiedere aiuto per trovare le risposte che cercano. Per ragioni diverse, tutti affrontano la bonaccia e sono alla deriva in mezzo al mare. Se, all’inizio, le loro storie sembrano essere condizionate da eventi drammatici che scandiscono anche il ritmo del romanzo man mano che le loro storie si intrecciano, innescano un processo di trasformazione che offrirà nuovi punti di vista. Il nesso causa-effetto sarà totalmente stravolto e i personaggi riusciranno a trovare un modo, diverso da quello che si erano immaginati, per riprendere il mare della vita.

 

5)Come hai scelto i personaggi? È stata difficile la stesura del libro?

Sono stati i personaggi a scegliere me e non il contrario. J

La stesura non è stata particolarmente difficile perché la storia era già tutta nella mia testa sin dall’inizio. Io dovevo solo trovare il tempo di scriverla… ecco quella è stata la parte più difficile.

 

6)Come mai hai scelto il mare come sfondo alla tua storia?

Sono nata e cresciuta in un’isola ed il mare era, da sempre, l’ostacolo tra me ed il resto del mondo. Man mano che crescevo e che sognavo di vedere una certa città, un particolare museo o un luogo di cui avevo letto, tra me e quello c’era sempre di mezzo il mare. Non potevo che odiare il mare. Il mare era il mio limite, il mio confine. Quando avevo poco più di vent’anni sperimentai l’attività subacquea. Non dimenticherò mai la mia prima immersione con le bombole: l’acqua era trasparente, intorno a me c’erano milioni di pesciolini di un azzurro fluo ed io sentivo il suono del mio respiro che andava e veniva come le onde del mare. Mi sentii accolta dal mare e mi resi conto che il mare può essere un ottimo amante ma per entrare nel suo cuore prima di tutto dobbiamo aprirgli il nostro. Da quel momento non considerai più il mare come un limite ma come uno sprone a realizzare i miei desideri. Più le cose sono difficili, più sono desiderate e maggiore sarà la felicità quando le avrai ottenute.

 

In Seconda navigazione, però, il mare ha significati diversi da questo. In primo luogo rappresenta il mio personale invito a non fermarsi alla superficie delle cose, alla semplice storia, ma ad andare oltre, a scendere oltre il significato delle parole per capire cosa c’è sotto. In secondo luogo è una metafora: Freud diceva che il mare, nei sogni, rappresenta l’inconscio stesso con la sua parte ignota o ancora sconosciuta. I miei tre protagonisti fanno le loro domande al mare cercando risposte che possono trovare solo in sé stessi.

Infine il mare rappresenta l’elemento sovrannaturale, il Dio della storia. Tutti gli esseri umani, qualunque sia il loro credo, hanno bisogno di tendere all’infinito. Può essere una fede religiosa, una grande passione, una carriera incredibile ma tutti vogliono o desiderano superare sé stessi, uscendo dai propri confini rappresentati molto spesso solo dalle paure. Chi vive vicino al mare, chi dipende da lui per la sua sopravvivenza sa che può essere molto generoso ma anche avaro, scostante, indifferente(“Forse perché sapeva che per uno che partiva, che lo abbandonava, ci sarebbe sempre stato qualcun altro che ne bramava la vicinanza”). E comunque anche tutti gli altri elementi naturali hanno ruoli da co-protagonisti della storia con precisi significati: il vento, la pioggia, le stelle, la luna… e poi c’è la musica. Non è la musica che si ottiene mettendo in fila le note musicali ma la musica propria di ogni cosa, di ogni essere animato e inanimato e che tutta insieme costituisce quella grande “opera” che si chiama Universo.

 

7)Hai scritto altri libri?

Io scrivo da sempre e ho scritto tantissimo. Da qui a pubblicare, però, c’è di mezzo il mare. E’ un mare fatto soprattutto di coraggio, coraggio di mettersi in gioco, di essere rifiutati e criticati.

Prima di Seconda navigazione ho pubblicato due saggi dedicati al mare e alla vita nel mare. I saggi sono diversi dai romanzi. E’ più facile perché ti esponi poco, sei sempre protetta. Solo quando sono stata abbastanza “grande” ho deciso di pubblicare un romanzo.

 

8)Prendi un estratto del tuo ultimo libro e spiegacelo se ti va

“La spiaggia era una lunga distesa bianca e un po’ rosata. Un colore chiaro che in quella mattina quasi risplendeva di una luce nuova, mai vista. L ’acqua arrivava piano sulla battigia creando appena una leggera schiuma, senza ansia, come se avesse tutto il tempo. Come se non ci fosse fretta. Sul lato opposto al mare c’erano cespugli bassi, spogli, ancorati sulla sabbia come se fosse l’unica sopravvivenza possibile. L ’unico modo per non volare via. L ’unico modo per non perdersi nel vento e non fare più ritorno. Qua e là c’erano grossi tronchi, ormai sbiancati, troppo grossi che nemmeno gli addetti alla pulizia si sognavano di togliere, magari li spostavano un po’ più in là, ma restavano comunque lì a coprire i primi timidi baci degli adolescenti. Ignari anche loro del destino incomprensibile, della ragione profonda che un giorno li aveva strappati alla terra per farli finire dentro il mare e dopo averli sconquassati e privati della loro natura ce li aveva sbattuti nuovamente per farli diventare lapidi sopra la distesa di sabbia. Più in alto, la spiaggia lasciava posto alla scogliera. Un granito nero, liscio, caldo e freddo insieme, scolpito dalle onde e dal vento. Fiera, si sentiva la sentinella dei sentimenti più estremi e aveva visto nascere e morire tante storie d’amore, restando sempre impassibile, eternamente al suo posto. Aveva vissuto l’ardore della passione incontrollabile, lo struggimento dell’abbandono e l’umiliazione del tradimento. Tra gli scogli c’era un sentiero, quasi nascosto dalle rocce appuntite, che portava al paesino. L ’avevano costruito lassù i pescatori, perché ci si riparava meglio dalle onde quando infuriava quel mare, ma anche da quel sole estivo cocente e dalla salsedine che penetrava ovunque, nelle case, nei legni, nelle ossa, nella pelle, nei capelli, negli occhi. Là sopra le donne avevano atteso, avevano guardato il mare, avevano cercato di scorgere la barca dietro ogni onda; gli scogli avevano bevuto tutte le loro lacrime, le loro lacrime di gioia e di dolore. Ma i pescatori erano invecchiati e poi i figli avevano preferito la scuola o l’ufficio alla barca e le case venivano affittate a turisti o riconvertite in ristoranti e negozi di souvenir. Questo da maggio a ottobre. A novembre, invece, non rimanevano che poche manciate di persone. Quasi più nessuno. Alice era sola e non andava mai al paesino.”

Ogni pagina di Seconda navigazione può essere letta su più livelli. E’ il lettore a decidere fin dove si vuole spingere. Quanto vuole perdere di vista la costa per avventurarsi al largo.

In questo brano, che si trova proprio all’inizio del romanzo, ho voluto raccontare dove si svolge la storia. E’ una spiaggia. Un luogo qualunque della costa italiana, come ce ne sono tanti e che molti lettori, hanno voluto riconoscere come la loro spiaggia del cuore. Una spiaggia è un posto “semplice”, potrebbe dirmi qualcuno. Ben più difficile sarebbe stato ambientare la storia a New York o nella giungla amazzonica. Si certo, potrei rispondere io ma dipende dalla “spiaggia”. Ecco è proprio qui il punto, ciascuno può decidere se si tratta “solo” di una spiaggia qualunque o di qualcos’altro.

Un livello leggermente superiore di lettura vedrebbe la spiaggia come una sorta di cellula protetta in cui affrontare i propri demoni.  Quando si sta male si cerca un posto “sicuro” in cui nascondersi. Può essere la propria casa, un luogo particolare, il mare o l’alta montagna. Può anche essere un luogo che esiste solo dentro la nostra mente. Chi fa meditazione sa che una delle tecniche più usate per sentirsi tranquilli e al riparo, è quella di immaginare un giardino, una sorta di paradiso terrestre dove tutto è perfetto. Ecco la spiaggia di Seconda navigazione è la cellula protetta dei miei personaggi, Alice, Sasha e Carmen. Un luogo in cui si può allontanare la realtà, i problemi e le angosce. Tutto è alterato, persino il clima e non si ristabilirà fino a quando i personaggi non decideranno di fare ritorno nella vita “normale” (o reale, lo lascio decidere al lettore). Simbolicamente la spiaggia è protetta dagli scogli. Rocce dure in grado di innalzare una barriera nei confronti dell’esterno. Si sentono sentinelle dei sentimenti più estremi, perché è a causa di questi che gli uomini “le cercano”. Davanti alla spiaggia c’è il mare che consente di uscire da sé stessi e dai propri problemi ma anche di rientrare quando sarà giunto il momento di farlo.

Se poi volessimo navigare ancora più al largo il lettore potrebbe leggere ancora altre cose:

L ’acqua arrivava piano sulla battigia creando appena una leggera schiuma, senza ansia, come se avesse tutto il tempo. Come se non ci fosse fretta

Ovunque siamo circondati e influenzati da onde. Onde elettro magnetiche, onde luminose, onde sonore. Siamo sollecitati, infastiditi e incitati dalle onde. L’onda è il modo fondamentale in cui l’energia si propaga nell’universo. Inoltre quando accadono degli eventi sembrano accadere ad onde. Quando accadono eventi tristi sembra che ci sia un susseguirsi degli stessi, stessa cosa per quelli felici, come se fossero cicli di onde. Siamo all’inizio della storia, le onde arrivano piano, invitando a mettersi comodi sulla poltrona senza ansia, senza fretta: il percorso che dovrete affrontare per imparare a conoscere i personaggi (e voi stessi) richiede il tempo necessario… ed il ciclo di onde che sta per arrivare ha molto da dire.

Sul lato opposto al mare c’erano cespugli bassi, spogli, ancorati sulla sabbia come se fosse l’unica sopravvivenza possibile. L ’unico modo per non volare via. L ’unico modo per non perdersi nel vento e non fare più ritorno. 

Quante volte non riusciamo a staccarci da qualcosa che ci opprime? Un lavoro che non ci piace, una relazione che non ci soddisfa, un luogo che ci rende tristi. Eppure restiamo ancorati per paura di perderci nel vento e non fare più ritorno.

Qua e là c’erano grossi tronchi, ormai sbiancati, troppo grossi che nemmeno gli addetti alla pulizia si sognavano di togliere, magari li spostavano un po’ più in là, ma restavano comunque lì a coprire i primi timidi baci degli adolescenti. Ignari anche loro del destino incomprensibile, della ragione profonda che un giorno li aveva strappati alla terra per farli finire dentro il mare e dopo averli sconquassati e privati della loro natura ce li aveva sbattuti nuovamente per farli diventare lapidi sopra la distesa di sabbia.

La morte! Io non so se c’è qualcosa dopo la morte. Mi piacerebbe molto certo, ma non ho la certezza di chi crede, di chi spera, me la immagino così: violenta e arrogante perché incomprensibile. Ti prende e ti strappa via e poi ti lascia vuoto. Una lapide sopra la distesa di sabbia. Però nella morte c’è sempre la vita e i tronchi-lapidi servono a coprire i primi timidi baci degli adolescenti che genereranno altra vita.

Potrei andare avanti, ma i lettori troveranno più divertente scoprire il livello di lettura che più li soddisfa da soli.

9)Hai sempre amato la lettura è la scrittura?

Si. I libri mi hanno salvato la vita molte volte. Da piccola mi ci rifugiavo sempre. Mi piaceva scoprire le storie piano piano e fantasticare su altre versioni possibili. Ora leggo un po’ di tutto ma mentre prima mi imponevo di finire ogni libro iniziato, invecchiando mi sono resa conto che non ho più tanto tempo e quindi lo devo dedicare solo a ciò che mi piace davvero. Se dopo 5-6 capitoli un libro non mi emoziona lascio perdere.

Ho cominciato a scrivere prima di andare a scuola. Disegnare letterine era il mio passatempo preferito. Riempivo pagine e pagine senza stancarmi mai. Poi quando ho imparato ad unirle non ho più smesso.

 

10)Ami la cucina? Noi del blog vogliamo sapere la tua ricetta preferita 

Si, amo la cucina. Ho poco tempo per cucinare e quindi preferisco le ricette semplici e poco elaborate. Non è solo una questione di tempo, ad essere sincera, ma è più uno stile di vita. Mangio molta frutta e verdura, possibilmente di stagione e Km zero. Non uso oli cotti e comunque solo olio d’oliva italiano. Non sono particolarmente golosa, tranne che di dolci… Ecco, anche ora, per un dolce farei follie.

La mia ricetta preferita, soprattutto in questo periodo è lo strudel di mele.

 

11)C’è una citazione che ami? Qual è?

“L’essenziale è invisibile agli occhi. Non si vede bene che con il cuore”

(Da Il Piccolo Principe)

 

12) hai un nuovo romanzo nel cassetto?

Ho appena iniziato a scriverlo, quindi non posso dire che sia proprio nel cassetto. E’ una storia bella e complicata che credo mi occuperà le serate d’inverno davanti al caminetto.

 

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