Oggi parliamo con… David Berti

1) David di solito concludiamo la nostra intervista chiedendo la citazione e la ricetta preferita dello scrittore. Con te, invece, ho deciso di fare il contrario, partendo da questa domanda.

Ottimo! Ti dico la verità Miriam, sono un appassionato scrittore, ma ancora prima un buongustaio! Quindi, sono felice di partire la nostra chiacchierata da questo argomento.

Siamo in autunno, tempo di funghi. I boschi della mia amata maremma ne sono ricchi, in particolare dei prelibati porcini. Così, ti descriverò come preparo un sugo in bianco con questi generosi frutti del bosco, quando mi viene a trovare a casa un amico, per cenare o pranzare insieme.

Prendo sei porcini schietti, cioè belli duri. Con un coltello pulisco le parti del gambo in cui vi è rimasta della terra, poi li passo con un panno umido. Attenzione! Non dobbiamo lavarli con l’acqua. Li taglio a pezzetti non troppi piccoli, mettendoli in un contenitore. Verso, nel frattempo, dell’olio extravergine di oliva in una padella, che subito dopo sarà posta sul fornello a fuoco basso. Fatto ciò, vi metto a imbiondire un paio di spicchi di aglio, precedentemente tagliati fini. Quando quest’ultimo comincia a diventare d’orato, vi aggiungo un quarto di dado vegetale, i porcini, un mezzo bicchiere di vino bianco buono (per esempio una vernaccia), un pizzico di sale e di peperoncino. Faccio ritirare il vino a fuoco lento, comprendo il tutto con un coperchio, ma alzandolo spesso per girare il nostro sugo. In taluni casi, quando i funghi sono particolarmente duri, verso anche un mezzo bicchiere d’acqua per allungare la cottura. Ritirata l’acqua, se necessaria, aggiungo del prezzemolo tritato e un filo di olio extravergine di oliva. Ecco pronti i nostri porcini per condirci due bei piatti di tagliatelle; in questo caso saranno saltate in padella col sugo una volta scolate, o farci dei crostini con pane tostato e sfregato con l’aglio.

Miriam sono sicuro che ti piacerebbero molto! Se stasera vuoi, puoi fermarti qui a cena. Per l’appunto, ieri mattina sono andato a cercare i funghi e ne ho trovati di veramente belli!

2 )Mi piacerebbe, ma… toniamo a noi! Ci parli di te e della tua passione per la scrittura?

Prima che imparassi ad apprezzare il piacere che deriva dallo scrivere, sono stato un appassionato lettore. Ricordo che nella mia adolescenza non sono mancati romanzi dei più geniali scrittori sia dell’ottocento che del novecento. Mi rifugiavo spesso nei loro racconti, specialmente quando avevo fame di vita e per qualche motivo mi ritrovavo ad attraversare dei periodi di stallo esistenziale.  In quei momenti i miei migliori amici furono Hermann Hesse, J. W. Goethe, Oscar Wilde, Hemingway, Flaubert, D’Annunzio, Kerouac, Coelho e tanti altri. Non disdegnavo neanche la poesia,  così mi ritrovavo spesso con in mano una raccolta di poesie di  Pablo Neruda o Montale.

Il mio primo approccio con la letteratura, come autore, forse è avvenuto tramite la musica. Hai tempi del liceo, suonavo in un gruppo rock che si chiamava Angel Dust. Proponevamo, oltre a delle cover, pezzi che io scrivevo ed arrangiavo. In seguito i testi delle canzoni si trasformarono in vere e proprie poesie. Infine cominciai a scrivere prosa, racconti e romanzi, che difficilmente portavo a termine. Non avevo mai pensato di pubblicarli, non mi ero mai posto il problema, per me rappresentavano esclusivamente l’evasione da un mondo che mi stava stretto per una realtà che mi costruivo su misura. Con Black Out è stato diverso, è un’opera nata matura, figlia del  passaggio dalla giovinezza all’età adulta. Questo romanzo doveva essere pubblicato, era lui che lo reclamava, per tutta una serie di circostanze a dir poco particolari, di cui non parlerò in questa occasione.

Concludendo posso dire che ora per me e, credo, anche per Gaetano, lo scrivere è diventata una vera propria passione, che sblocca i nodi dei nostri cuori e rigenera le nostre anime.

 3) Bene, molto interessante David! Ci puoi anticipare qualcosa sul contenuto del romanzo?

 

Volentieri Miriam! Allora….., Renzo è un giornalista alla continua ricerca della verità che si cela dietro i più inquietanti e drammatici eventi che caratterizzano i nostri giorni, mentre Mary è un medico spesso impegnato in missioni umanitarie che la vedono in viaggio in paesi a rischio, dove la barbarie sembra aver preso il posto della civiltà. Entrambi sulla soglia dei quaranta anni e delusi da relazioni fallimentari, li accomuna l’amore per il loro lavoro che li porta a sacrificare una vita sicuramente più tranquilla.

Due vite parallele destinate a non incontrarsi, se un Blackout, apparentemente voluto casualmente dal destino, non le portasse letteralmente a scontrarsi, all’aeroporto di Fiumicino, prima dell’imbarco di Renzo per New York e di Mary per la Siria.
Un viaggio che da Firenze, dove entrambi vivono, passando per la splendida terra di Maremma, li condurrà in luoghi affascinanti e misteriosi, come la meravigliosa Istanbul.
Un enigmatico diario dalla pagine bianche, con intarsiato nella copertina in pelle un arcano simbolo, pervenuto a Mary per mezzo di un anziano pescatore, e una penna in oro massiccio, con incisi dei geroglifici, giunta a Renzo dopo l’incontro con una cartomante, sembrano legare ancora di più il destino dei due protagonisti.
Sullo sfondo la bellissima isola d ‘Elba e la leggenda dell’innamorata di Capoliveri, che per mezzo di un trascendente filo che congiunge insieme passato e futuro, sembra risolversi nella storia presente dei nostri personaggi.

Non è facile sintetizzare il contenuto di quasi tre anni di lavoro in poche parole, inoltre voglio lasciare curiosità nei lettori, avvolgendo la storia con una lieve cortina di mistero. Posso solo assicurare che con questo romanzo viaggeranno molto e saranno coinvolti dal ritmo incalzante e dai colpi di scena. Può bastare Miriam…..

4) Credo proprio di sì. Da dove è nata l’idea di scrivere un libro a quattro mani?

 Sì, Miriam! Vediamo, devo tornare quasi tre anni indietro con la mente. Il progetto “BLACK OUT” nasce nell’Aprile 2014, quando dopo un lungo periodo di lontananza, dovuto a vari eventi personali, io, al secolo David Berti, e Gaetano Insabato ci ritrovammo, un venerdì sera, a bere una birra, seduti a un tavolo di un pub.
Mi parlò di un breve racconto che aveva cominciato a scrivere alcuni anni addietro, ma che, non riuscendo a strutturarlo in un lavoro organico e completo, aveva abbandonato. Mi propose di leggerlo e, qualora la storia mi fosse piaciuta, di completare e arricchire il lavoro, cercando, in particolare, di armonizzare le sue parti.
In verità, le sue parole intendevano: “David, aiutami a farne un romanzo!”

Ciò lo compresi solo in seguito. Momentaneamente, l’idea catturò la mia attenzione, se non altro per avere, in futuro, più opportunità di fare qualche uscita insieme. Finita la birra, mi consegnò la chiavette USB, dove era racchiuso il file, su cui saremmo stati destinati a lavorare per i successivi due anni e mezzo.

5) Quali sono state le difficoltà che avete incontrato nella stesura del libro?

Non ci sono state particolari difficoltà nella stesura del libro. Sicuramente non sono mancati i sacrifici. Infatti sia io che Gaetano, lavorando, potevamo dedicarci alla scrittura solamente la sera dopo cena. Spesso restavamo davanti al nostro PC fino a notte fonda, sottraendo ore al sonno. Tuttavia, la stanchezza veniva ripagata abbondantemente dall’emozioni sperimentate durante la fase creativa. Forse, una vera difficoltà si è presentata in fase di correzione della bozza. Infatti, nella correzione e modifica di alcuni passi del testo, dovevamo essere entrambi presenti insieme al correttore della casa Editrice. Quindi abbiamo dovuto fare letteralmente i salti mortali per riuscire, nella pausa pranzo, a svolgere questo compito.

6) Perché avete deciso di intitolare il libro “BLACK OUT”?

A suggerire il titolo del libro, è stata la cara amica Valeria Picchiotti, in passato assistente di un noto artista, che collabora con una delle più popolari reti televisive italiane.

Probabilmente, quando propose “BLACK OUT”, fu spinta dall’esigenza di trovare una parola breve, di impatto, il cui significato diffusamente conosciuto (in questo caso, anche a livello internazionale, essendo di origine anglofona) lasciasse spazio a diverse interpretazioni.

Quando quella sera, Valeria uscì dicendo: “Potreste intitolare il libro BLACK OUT!”, rimasi, inizialmente, meditabondo. Suonava bene. Mi piaceva.

Successivamente, riflettendo con Gaetano sul termine, comprendemmo che si legava molto bene a una delle tematiche sviluppate nel libro.

Prima di tutto, un black out all’aeroporto di Fiumicino porta i due protagonisti a incontrarsi. Inoltre, esso rappresenta, in generale, qualcosa di imprevisto, che nessuno si aspetta, un evento che altera il normale funzionamento di un sistema.

Quando tutto sembra avere un suo corso prestabilito e inalterabile, ecco il break! Ogni cosa rimane in sospeso. Un frammento di eternità, dove tutto può succedere e in cui il mazzo dei tarocchi può essere mescolato.

7) Quando è uscito il libro? C’è una pagina Facebook o un link di riferimento dove seguire gli aggiornamenti della pubblicazione o altre notizie?

La presentazione del libro è avvenuta sabato 26 Novembre alle ore 18, a Grosseto, più precisamente nella sala Pegaso dell’elegante Palazzo Aldobrandeschi, situato nel centro storico della cittadina maremmana. In occasione dell’evento fu organizzata una mostra fotografica con scatti dell’apprezzato artista Alessandro Antonelli e dei meno conosciuti, ma non per questo meno talentuosi Giuseppe Guerrini e Annalisa Minucci. La scelta di allestire, questa esposizione di istantanee, fu ispirata dal fatto che il libro è arricchito dai pregiati scatti di questi fotografi, che hanno come oggetto i luoghi in cui si svolgono le vicende dei protagonisti.

Già da prima della pubblicazione del libro, avevamo allestito una sua pagina facebook, dove si può trovare tante informazioni curiose sugli autori e su tutte le persone, tra cui alcuni artisti, che hanno messo a disposizione la loro professionalità per la realizzazione del progetto Black Out. Inoltre, all’interno della pagina, curata impeccabilmente da Paolo Malandrini, è possibile ripercorrere tutto l’iter che ha portato alla realizzazione del libro, oltre a poter leggere aneddoti, essere informati sulle date degli incontri di presentazione nelle varie città e tanto altro ancora. Il link è https://m.facebook.com/blackoutromanzo/

8) Prendi un estratto del libro e spiegacelo.

Nella prima settimana al campo profughi di Bab al Salam, Mary non svolse la funzione di medico chirurgo. Passarono diversi giorni prima che potesse operare. Si affiancò, inizialmente, al lavoro di alcuni operatori umanitari, nel sostegno di giovani madri e dei loro bambini. Questa esperienza, più umana e sociale, la arricchì oltremodo, calandola ancora di più nella comprensione del dramma vissuto dalle persone, che si trovano a vivere in zone devastate dalla guerra e dalla miseria.

Quella mattina, Mary era con Paola, un’operatrice italiana. Stavano prendendo un caffè, fatto con la moca su un fornellino da campeggio. Un lusso che poche volte era concesso.

“Allora dottoressa, si ricordava il sapore del caffè?”

“E’ fantastico! Non puoi capire quanto sono uniche certe cose fin quando non ti mancano!”

“E’ già!”

Nel frattempo, un caccia bombardiere Russo passò sopra le loro teste, facendo fermare i loro cuori. Aspettavano una detonazione, ma per fortuna, questa volta, non ci fu. Non era raro che il campo fosse obbiettivo di attacchi da parte dei vari schieramenti coinvolti nella guerra siriana. Ormai ci avevano fatto l’abitudine. E’ strano come l’uomo impari a convivere con la paura della morte e la precarietà della vita, in situazioni estreme.

“Dottoressa, questa volta è andata bene. Non era per noi!”

Mary riuscì a fare un sorriso, più amaro del caffè che stava gustando.

“Paola, ieri sera, prima di addormentarmi, ero felice! Mi sentivo viva. Avevo il cuore pieno di gioia”.

“Immagino per l’aiuto dato a Sumia e ai suoi due bambini ….”

“Sì!”

Il pomeriggio precedente lo avevano trascorso a consegnare latte in polvere alle madri in fila con i loro bambini di pochi mesi. A Bab al Salam, l’alimentazione non è sufficiente alle giovani mamme per avere abbastanza latte per la prole. A tarda sera, tornando verso il container dove dormivano, si imbatterono in una donna che chiedeva aiuto, accasciata per terra con i suoi due piccoli in braccio.  Spiegò che non aveva avuto le forze per stare in fila, a causa del peso delle due creature, e ora non aveva cibo per loro. Per fortuna, Paola aveva l’abitudine di tenere sempre nello zaino qualche confezione di latte in polvere per i casi d’ emergenza. Quando l’aiutarono ad alzarsi, prendendo i suoi figli in braccio, per condurla all’ambulatorio pediatrico, calde lacrime le rigarono il volto. Più volte baciò e toccò con la fronte le loro mani.

Mentre Mary visitava un neonato, l’altra somministrava il bianco alimento all’altro.

“Figlie care ad Allah, non so come ringraziarvi!”

“Siamo qui per aiutare te e il tuo popolo!”, disse l’operatrice umanitaria.

“Ora sono felice, ma il mio pensiero vola già a domani. Non riuscirò di nuovo a fare la fila con il peso di entrambi i miei bambini!”

“Non ti preoccupare Sumia! Hai detto che ti chiami così, vero?”

“Sì!”

“Domani, fatti trovare al solito posto. Quando avremo finito la distribuzione, verremo da te e ci prenderemo cura dei tuoi piccoli!”

“Grazie incarnazioni della misericordia di Allah!”, prima di andarsene, incrociando lo sguardo di Mary, aggiunse: “Il senza forma ti benedica, donandoti un tuo germoglio. Apprendi quanta completezza e pace dona il generare la vita. Siamo solo un’esalazione del suo respiro”.

Dette queste parole la donna si allontanò con i suoi due piccoli.

Mary aveva quasi terminato il suo caffè, ricordando in silenzio ciò che era accaduto il giorno precedente.

“Paola, talvolta ho l’impressione che nulla abbia senso. Mi sembra di trovarmi in balia degli eventi, che il mondo voglia rubarmi la mia armonia e gettarmi in una spirale di confusione mentale, dove io perda ogni punto di riferimento. Pensa a tutto questo! Persone che si trovano a subire sofferenze e privazioni dovute a una guerra di cui si fatica ad individuare i responsabili e le assurde ragioni. Migliaia di esseri umani, vittime innocenti di scelte scellerate di altri. Proprio non capisco!”

“Dottoressa, non possiamo determinare tutti gli eventi della vita, ma possiamo decidere le nostre risposte ad essi! Abbiamo l’opportunità di continuare a credere nei nostri valori e lottare per essi, senza farsi influenzare dalle circostanze esterne. E’ in quel momento che attestiamo la nostra identità. Rispondere con l’amore e il servizio, alla violenza e all’avidità di un sistema ormai alieno alla vera natura umana, è il più grande esempio che può essere dato ai nostri simili e rappresenta una potente forza rivoluzionaria. Ricorda come ti sei sentita ieri, quando hai dato speranza a una donna esausta. Hai inciso positivamente nella sua vita, quando ormai pensava di essere persa!”

 

Miriam ho scelto questo passo del libro, non certo perché fosse il più intricante e stilisticamente virtuoso o, semplicemente, quello che avrebbe indotto maggiormente alla lettura del romanzo, ma per il tema trattato. Mary si trova a prestare il suo servizio, come volontaria, all’interno del campo profughi di Bab al Salam, figlio di una guerra assurda e cruenta come quella siriana. Quindi penso che la denuncia di tale dramma sia più importante di qualsiasi strategia di marketing del nostro lavoro.

9) Che consiglio daresti ad uno scrittore emergente?

 Di non pensare a scrivere un libro che deve piacere alla gente, che deve vendere o  portargli fama e successo. Gli Italiani sono più un popolo di scrittori che di lettori. Solo pochi autori approdano alla notorietà e dopo una lunga gavetta caratterizzata da sacrificio, perseveranza, studio ed esercizio. Quindi, per resistere e non mollare, amici miei, dobbiamo divertirci quando scriviamo! Dobbiamo farlo perché lo sentiamo un’ esigenza, perché nel farlo ci sentiamo bene. Così potremmo essere felici e non desistere nell’attesa che arrivi il jolly.

10) Hai un modello da seguire nella scrittura?

 Non ho un modello che seguo in particolar modo nella scrittura, anche se sono consapevole che sono stato influenzato nel mio stile da tutte le opere degli autori che ho letto. In verità cerco di essere essenziale, dinamico, fresco, incalzante, ma questo mi riesce bene nei dialoghi, mentre mi concedo una forma più rotonda e calda, nelle riflessioni fatte dai protagonisti o da un personaggio terzo alla trama del romanzo, super partes.

Intervista a cura di Miriam Salladini

 

 

 

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