La tempesta di Sasà – Salvatore Striano

Trama

Nella vita possiamo perderci, e molto spesso ci perdiamo. Ma non è mai per sempre. Salvatore Striano a quattordici anni aveva la guerra in testa, la cocaina nel sangue e due pistole infilate nei calzoni. Era uno dei leader delle Teste matte, una banda di ragazzini terribili che si sono fatti camorristi per difendersi dalla camorra. Vita di strada, anni di sangue. Poi il carcere, non ancora trentenne. Un destino segnato, il suo. Invece è proprio dal punto più basso e disperato che la vita stravolge. Grazie a un amore che resiste nonostante tutto. Grazie alla scoperta magica dei libri e della letteratura, di Shakespeare che inizia a scorrergli nelle vene come una droga che non uccide ma salva. Proprio lui che a scuola non ci è mai andato. Questo romanzo racconta la sua rinascita, dall’inferno del carcere spagnolo di Valdemoro (Madrid), passando per Rebibbia e diventando, oggi, uno dei più sorprendenti e stimati attori italiani. Una storia che parla di noi, della paura di cadere e, se cadiamo, di non farcela a rialzarci, di tradimento, perdono, vendetta, dell’irresistibile desiderio di libertà, dei sentimenti lieti e tristi che ci accompagnano quando viviamo davvero e del deserto che invece ci governa quando ci lasciamo vivere pensando che sia già tutto deciso, chissà da chi e chissà dove. “La Tempesta di Sasà” è un libro sul potere delle parole e della letteratura, sull’amore per i libri che può cambiare la vita. Sasà ne è la prova vivente.

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Oggi parliamo con… Sabina Marchesi

Benvenuta sul blog di gialloecucina Sabina. Come stai? Sei pronta per l’intervista? Comincio partendo dal passato. (a cura di Miriam salladini)

1) Da bambina sognavi di diventare una scrittrice?

Sinceramente no, volevo fare l’archeologa, in effetti, non a caso la mia scrittrice preferita è Agatha Christie, che con l’archeologia ha comunque parecchio a che fare. Ma il gusto per scrutare nel passato e riportare alla luce antichi reperti nascosti nelle pieghe della storia mi è rimasto. E l’ho riversato nel giallo, in fondo il meccanismo è proprio quello .Scavare e riportare alla luce fatti, motivazioni e modalità per cui chiunque di noi, anche la più normale delle persone, potrebbe, prima o poi, trovarsi coinvoltoin un delitto. 

2) Come trovi l’ispirazione per le tue storie?

Deve scoccare una scintilla, come un fuoco d’artificio che per un istante illumina il buio, e allora mille frammenti che sono in giro per la mia testa, piccoli episodi sentiti o raccontati, uno scorcio appena intravisto durante un viaggio in treno, il carattere di una persona che ho conosciuto, il fisico di un’altra che ho visto appena per un istante ferma al semaforo, il brano di una conversazione ascoltata in ascensore, in un attimo si ricompongono e vanno a formare una storia completa. E poi trovano un titolo. Dopo c’è solo da scrivere. Ma tutto è già completo, ha un suo respiro, una sua vita propria, una sua armonia interna, una sua suggestione inconfondibile. 

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Più sporco della neve – Enrico Pandiani

Trama

Nel pieno dell’inverno alpino, un furgone accompagna due uomini lungo i tornanti del confine italo-francese, quando un’esplosione pone fine alla corsa, spargendo rottami infuocati nei boschi. Nel frattempo, a Torino, l’occhio privato Zara Bosdaves viene a capo di un caso d’infedeltà coniugale. La cliente, salvata dalle grinfie del violento marito, propone un nuovo incarico a Zara, mettendola in contatto con un’antiquaria che chiede sia fatta luce, con discrezione, sulla scomparsa del marito, implicato in affari che è meglio tenere al riparo dall’attenzione della Polizia. Inizia quindi per Zara una nuova indagine fatta di appostamenti, effrazioni, botte prese a ferite subite, mentre anche la sua vita sentimentale si addentra su terreni sconosciuti, pervasi di sospetti e fiducia vacillante nell’uomo della sua vita, da qualche tempo assente e concentrato sull’inevitabilità del confronto coi fantasmi del passato e con scabrose faccende legate al sottobosco dell’immigrazione clandestina.

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Oggi parliamo con… Enrico Luceri

Ciao Enrico! Che piacere intervistarti! Ho tante domande da farti quindi inizio subito con la prima. (a cura di Miriam Salladini)

1) Come scegli le storie dei tuoi libri? 

Ogni mia storia è un cocktail con tre componenti: possono cambiare le dosi, ma restano sempre quelli. Sono l’esperienza personale di avvenimenti vissuti, l’ispirazione da altre opere narrative di genere, e la fantasia che piega le prime due all’esigenza di scrivere una trama gialla. Lo spunto di una storia può essere semplice, quasi banale: uno sguardo, un nome, il ricordo di un istante impresso nella memoria, una canzone o l’immagine di un film. La memoria per me è molto importante: sono abituato a parlare poco, ad ascoltare con attenzione gli altri quando parlano, e soprattutto a ricordare quello che sento e vedo.

2) Esiste un libro che ha avuto una grande influenza nella tua vita?

“Il deserto dei tartari” di Dino Buzzati. La storia, quasi la cronaca, di una vita trascorsa nell’attesa della grande occasione. Ma quando arriva finalmente quel momento, il protagonista non può più viverlo.

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L’ECO DEL RIMORSO – Lucio Schina

Trama

Una lontana isola del nord nascosta tra le onde dell’Oceano. Un’antica leggenda che cela un mistero da scoprire . Il ricordo di un’eco che libra tra realtà e magia. Un antropologo che affronta il suo viaggio alla ricerca della verità.

Un racconto che unisce avventura e misteri, dove il tempo ridefinisce i suoi cicli per creare una realtà alternativa.

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Oggi parliamo con… Donatella Moica

Ciao Donatella, sei pronta per rispondere alle nostre domande? Sei comoda? Noi di gialloecucina siamo molto curiosi. Uno, due e tre! Iniziamo… (a cura di Miriam Salladini)

1)Donatella Moica: tre aggettivi e un colore per farci sapere chi sei.

Curiosa, sognatrice, ottimista.

Il blu (in tutte le sue tonalità)

 

2)Sei in viaggio per un pianeta lontanissimo:quale libro porteresti con te? E quello che lasceresti sulla terra è?

Sicuramente porterei il Piccolo Principe. Non posso portarne più di uno?

Lascerei tutti i libri di Stephen King. Non li ho mai letti ma mi fa paura anche pensare che esistano.

 

3)Il tuo sogno nel cassetto? Domani vorresti svegliarti e…

Ahahah… questa è una domanda facile. Domani vorrei svegliarmi e sapere di aver vinto il Premio Strega.

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7-7-2007 – Antonio Manzini

Trama

“Lo sai cosa lasciamo di noi? Una matassa ingarbugliata di capelli bianchi da spazzare via da un appartamento vuoto”. Rocco Schiavone è il solito scorbutico, maleducato, sgualcito sbirro che abbiamo conosciuto nei precedenti romanzi che raccontano le sue indagini. Ma in questo è anche, a modo suo, felice. E infatti qui siamo alcuni anni prima, quando la moglie Marina non è ancora diventata il fantasma del rimorso di Rocco: è viva, impegnata nel lavoro e con gli amici, e capace di coinvolgerlo in tutti gli aspetti dell’esistenza. Prima di cadere uccisa. E qui siamo quando tutto è cominciato. Nel luglio del 2007 Roma è flagellata da acquazzoni tropicali e proprio nei giorni in cui Marina se ne è andata di casa perché ha scoperto i “conti sporchi” di Rocco, al vicequestore capita un caso di bravi ragazzi. Giovanni Ferri, figlio ventenne di un giornalista, ottimo studente di giurisprudenza, è trovato in una cava di marmo, pestato e poi accoltellato. Schiavone comincia a indagare nella vita ordinata e ordinaria dell’assassinato. Giorni dopo il corpo senza vita di un amico di Giovanni è scoperto, in una coincidenza raccapricciante, per strada. Matteo Livolsi, questo il suo nome, è stato finito anche lui in modo violento ma stavolta una strana circostanza consente di agganciarci una pista: non c’è sangue sul cadavere. Adesso, l’animale da fiuto che c’è dentro Rocco Schiavone può mettersi, con la spregiudicatezza e la sete di giustizia di sempre, sulle tracce “del figlio di puttana”…

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Oggi parliamo con… Alessandra Bianchi

Intervista a cura di Lady Nadia (seguitela sul Blog Lady Nadia: https://lady74na.wordpress.com)

Oggi ho il piacere di intervistare per Giallo e Cucina la star di Cannes in ambito letterario (non del cinema… certo che no!) Alessandra Bianchi!

Alessandra, sei ormai una veterana di WordPress e ancora prima di Splinder, i tuoi blog annoverano da sempre milioni di visitatori, e hai all’attivo la pubblicazione di 4 libri. Ci fai un velocissimo elenco e ci spieghi come e quanto i blog possano influire sulla carriera di scrittrice?

Milioni… forse un tempo, adesso saranno dieci o dodici. Da sempre non considero i “like” perché per me non significano nulla. Se ti è piaciuto, o se non ti è piaciuto, un post puoi anche scriverlo no? O forse è troppa fatica? Questo solo per puntualizzare che non ricambio mai le visite di chi lascia solamente “like”. Per quanto ne so, potrebbero lasciare 100 like all’ora in 100 blog diversi. Non capisco, ma mi adeguo, e non ricambio 😀
Ciò premesso, inizialmente il mio blog ha influito. Borelli mi trovò su Splinder e mi invitò a scrivere un romanzo erotico (“Lesbo è un’isola del Mar Egeo”). In seguito, però, non è più successo niente.
Parliamo appunto di Lesbo. Uno dei tuoi primi romanzi di successo che, proprio in questi giorni, è tornato disponibile in versione ebook, dai, dicci qualcosa!
Il prezzo è 3,99 euro. Scaricabile da… boh. Credo Amazon.

Oggi sei ospite di un blog culinario quindi mi viene spontaneo chiederti se hai mai descritto uno dei tuoi personaggi attraverso una particolarità o una caratteristica riguardante il cibo?

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Vittima di mille ingiustizie! – Alessandra e Antonella Hropich

 

Trama

La prepotenza esiste in tutte le classi sociali, ad ogni livello, ad ogni età. Storie vere di maleducazione e comportamenti violenti, raccontate da chi ha vissuto sul campo, sin da piccola, ogni tipo di sopruso. Pur continuando ad essere educata, ho imparato che i prepotenti vanno avanti ovunque nella vita mentre le persone educate e perbene, purtroppo restano sempre indietro.

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Oggi parliamo con… Rita Carla Francesca Monticelli

Intervista a cura di Miriam Salladini

1) Rita Carla Francesca Monticelli com’era da bambina e quali erano i suoi sogni?

Devo ammettere che ho ricordi molto frammentari della mia fanciullezza, perlopiù legati a vacanze con i miei genitori o altri eventi di cui i miei hanno conservato tante fotografie. Ero una bambina studiosa, anche se ci tenevo a precisare che non amavo studiare. Lo facevo perché era il mio dovere e volevo a fare bella figura a scuola. L’amore per lo studio e per il sapere l’ho conosciuto molto più tardi, all’università, quando per la prima volta ho potuto decidere cosa studiare.

Non so di preciso quali sogni avessi. Quando si è piccoli si tende a guardare al futuro come una cosa lontanissima. Io poi non avevo nessun particolare desiderio di diventare grande tanto presto. La vita da bambina era fatta di ben poche preoccupazioni, tanto gioco e cartoni animati. Chi me lo faceva fare a crescere? Erano tante le cose che mi piacevano, anche se non pensavo in prospettiva di un loro utilizzo futuro in campo lavorativo. Mi piacevano le lingue straniere, essenziali per capire gli altri quando si viaggia. Ricordo ancora quando avevo cinque anni, l’estate prima di iniziare la scuola, ed ero in vacanza con i miei in Valle d’Aosta. In un parco giochi una bambina si era rivolta a me in francese, ma io non la capivo. Quello è stato senza dubbio il primo momento in cui mi sono resa conto quanto fosse importante conoscere le lingue straniere nella vita.

Ma mi piacevano anche tante altre cose, come la musica, il disegno e la lettura. Nonostante questo mi sono sempre più sentita attirata dagli argomenti di natura scientifica.

Unica eccezione: il cinema. L’ho sempre amato fin dalla prima volta che ho visto un film in sala e da adolescente sognavo di lavorare nel cinema come regista.

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