I riceracconti di Marilù

Non parlerò se non in presenza del mio Avocado!!!

Ho letto lo stesso giorno due articoli in qualche modo correlati su due riviste diverse.

Nel primo il protagonista era appunto l’Avocado, un frutto che sembra avere un consumo crescente a livello mondiale tanto da indurre i campesinos ad una deforestazione selvaggia ( semmai ve ne fossero di ordinate…) per sostituire il bosco sub tropicale con allineati filari di piante da frutto.

Nel secondo articolo si parlava del viaggio, anzi di un viaggio rifatto a distanza di vent’anni con tutte le similitudini e differenze che solo il tempo che passa sa segnare.

In entrambe il protagonista era il Messico o  se preferite il Mexico, quello che era la faccia triste dell’America.

E allora torno ad occhi chiusi agli episodi che hanno segnato in qualche modo la mia vita, ad un viaggio  del 1992 fatto con il mio compagno d’allora, attuale marito. Un itinerante con zaino in spalla tutto via terra in Greyhound da Houston in Texas sino a Cancun.

Vi chiederete perché Houston?… perché era di gran lunga il primo prezzo per la trasvolata ; e perché la corriera?…perchè ci consentiva di viaggiare di notte risparmiando sull’albergo. Allora non avevamo né carte di credito né smartphone e risparmiare significava poter restare in viaggio un días más…

Passammo la frontiera a Laredo, a piedi e poi via in mezzo ai Mariachi  di nuovo in bus sino a Monterrey, Mexico City fino a  Oaxaca. Due libri di Cacucci nello zaino , il primo era la nostra prima meta : Puerto Escondido. Pacifico, onde alte, da surf, un ostello sulla spiaggia a Puerto Angel.

Un ambulante per strada ci vende due manghi , una delizia; non paghi acquistiamo un ananas, spettacolo; infine un avocado, gnam…che brutto!!! Es como una mantequilla…ci dice.

Allora di nuovo via verso il Chapas dove nasceva il mito del Sub-Comandante, a Tuxla imperversava un’epidemia di colera, pochi giorni e ci inoltriamo nella jungla per raggiungere Tabasco, la biosfera Maya e infine il Belize . Altra scoperta per noi topi di campagna proiettati sotto le grandi nuvole tristi del Messico : le enormi aragoste ed i caracol di Punta Allen ( indigestione …da allora mai più…).

A farci compagnia “la polvere del Messico” di Cacucci con le sue storie di decadente bellezza e allora di nuovo via verso Cancun.

Cancun es un sueño, una spiaggia indimenticabile a patto di non voltarsi , alle spalle una “zona Hotelera” per ricchi americani e grassi occidentali del nord. La parte migliore è inaccessibile se non si è clienti, ma la sfrontatezza dei vent’anni ti fa entrare a testa alta nelle hall e proseguire, attraversandole, verso la spiaggia, ed anche ordinare un margarita addebitando ovviamente la stanza 323.

Prima di arrivare però il paradiso era a Tulum. E si sa che il paradiso non può aspettare. Non so chi ci sia stato negli anni 70 e 80, sicuramente chi c’è stato dopo i 2000 avrà trovato lo scempio dei villaggi e dei club. Io ho dormito sotto il Castillo, alle  Cabañas Don Antonio, senza corrente elettrica, un materasso, un’amaca e il mare a 10 passi. Tanti ananas e mango, un cane randagio sotto la veranda , zero soldi e nessun avocado.

Oggi, quasi 30 anni dopo, io sono avvocato, pure mio marito, non esercitiamo ma consumiamo molto avocado. Ricordo quei posti e l’esperienza di un’estate che sembrava avventurosa e sponsorizzata in famiglia solo da mio cugino che, più vecchio, viaggiava, viveva in città e ci passava i libri. In quel viaggio: Cacucci, Montalban, Pennac.

I viaggi  ci definiscono per le cose che accadono e per gli incontri che si fanno: per questo ci restano addosso, come dice Muccino nel suo piccolo nuovo film,  specie negli anni dell’adolescenza.   È l’idea di un’esperienza unica, a volte irreversibile e spesso irritrovabile, sicuramente irripetibile che ci cambia per sempre. Io non ritroverò più la capanna di Tulum, lo stesso tramonto di Ushuaia , la carovana nomade all’Arg-è Bam, e anche se li ritrovassi non sarebbero gli stessi, io non sarei la stessa e perderei solo ricordi annacquando le emozioni che ho sedimentato.

Vorrei che mio figlio ripetesse quelle esperienze , che facesse un anno di liceo all’estero, con coraggio anche mio, che imparasse a vivere il mondo . Oggi è tutto talmente semplice che non cogliere queste occasioni è un reato verso la conoscenza. I soldi si trovano, un prestito lungimirante, un sacrificio, una rinuncia. E se ti servirà una rapina…allora si che avrai bisogno del tuo Avocado…

E adesso?

GUACAMOLE,

è ovvio.

Preparazione vista in diretta da un ambulante a Key West, non so se fosse per il tramonto nel golfo ma è stato il migliore della mia vita. 5 minuti

Cosa serve:

  • Un Avocado maturo , of course, tabasco , altrettanto ovvio, cipolla rossa di tropea, pomodoro maturo e croccante tipo Piccadilly, lime

Preparazione :

  • Incidi l’avocado nel senso della lunghezza ottenendone due metà, togli l’osso e svuotale con un cucchiaio salvando il guscio che ti servirà poi da contenitore. Se il frutto è giusto , avrai nel piatto una polpa tenera che con la forchetta trasformerai in  una crema burrosa . A piccolissimi tocchetti a coltello due pomodorini e due cucchiai di cipolla che aggiungerai alla crema. Questo per un frutto e quindi 2/3 persone. Aggiusta a tuo piacimento il sale e copioso Tabasco. Quindi bagna con il succo di un Lime che servirà anche da antiossidante.

Basta, finito, amalgama un attimo e rimetti nel guscio defrutto il composto.

Servi su un tagliere di legno, infila nel mezzo frutto un peperoncino rosso che fa colore tono caliente.  Ovviamente servirebbero le tortillas di mais che comprerai in busta al supermercato, no patatine.

Cosa beviamo?

  • Margarita! Proviamo però a diluire per renderlo più “aperitivo”. Quindi un bicchiere più generoso da contenere il ghiaccio, comunque cui bagnare il bordo con del succo di lime e salarlo in modo da creare il classico colletto bianco.

Per ogni bicchiere il succo di un lime , un misurino di Tequila ed uno di “triple sec” ( profuma d’arancia) o di curaçao. La versione originale il ghiaccio lo mette solo nello shaker.

Un film?

“Puerto Escondido” di G.Salvatores (1992)

Un libro?

“La polvere del Messico” di Pino Cacucci – Feltrinelli (1992)

Una colonna sonora?

The GodFathers – “Gone to Texas” (1986) / Wall of Voodoo – “Mexican Radio” (1982)  / The Ormonauts – “Staying Alive” ( 2008)

Hasta luego,

Marilù

 

 

 

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