Stasera, al cinema… La ragazza del treno di Tate Taylor

Recensione del film  La ragazza del treno di Tate Taylor a cura di Stefania Ghelfi Tani

 

Un thriller psicologico e introspettivo firmato dal regista Tate Taylor, tratto dall’omonimo romanzo di Paula Hawkins.

Avevo già recensito il libro che non mi aveva convinta sino in fondo, il film conferma il mio primo giudizio del tutto personale. Riconosco un’ottima trasposizione cinematografica e questa volta non dirò che il libro è migliore del film, mi limiterò a trovarli equivalenti.

Ho riscontrato in entrambi uno svolgimento un po’ lento nonostante sia una storia che contiene tutti gli elementi per essere avvincente e per tenere viva l’attenzione dello spettatore. Dolore, colpa, depressione, dipendenza, tradimento, paura, legami sono alcuni degli ingredienti che insieme ai salti temporali nella narrazione ci offrono una dinamicità necessaria a rendere più interessante la trama.

Le tre donne protagoniste: Rachel, Megan, Anna, ci regalano un’interpretazione magistrale dove non sono i dialoghi  ma gli sguardi, la mimica del volto e la postura del corpo a parlare. Chapeau!

Soprattutto Rachel, interpretata da Emily Blunt, in un ruolo per niente facile, è superba, regge tutto il film facendoci infuriare, commuovere, spaventare, indagare. I suoi occhi parlano, il suo corpo vibra. I suoi primi piani e i suoi disegni in bianco e nero, tratteggiati come ferite, danno ulteriore voce e spessore ai dialoghi interiori che così divengono urla silenziose.

La drammaticità, l’insoddisfazione, le difficoltà di tutte e tre le donne di questo film abitano il loro tempo, le loro case,  il vagone di un treno, oltre al loro corpo che invade lo schermo in un’atmosfera sempre grigia che il regista ci regala fino all’ultima scena dove finalmente il colore e il sole fanno un timido accenno.

La caratterizzazione dei personaggi femminili è approfondita e resa ottimamente al punto che è facile immedesimarsi in ognuna di loro, comprendendo ma anche mantenendo la giusta distanza da scelte e comportamenti estremamente distruttivi.

La descrizione dell’altro genere: mariti, amanti, padri, professionisti non è altrettanto dettagliata, è quasi marginale, ma certamente la figura maschile non esce bene da questa pellicola.

Sono le tre interpreti a fare il film, senza di loro la pellicola non sarebbe stata la stessa. Il messaggio è che lottare sempre e comunque contro le avversità e fare di tutto per non farsi travolgere è fondamentale e vitale.

 

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