Oggi parliamo con… Daniele Botti

ADRIANA REZZONICO per GIALLOECUCINA

Grazie mille Daniele e piacere di conoscerti.

Piacere mio.

Io ho appena finito di fare un giro virtuale tra il quartiere COPPEDE’ che tra l’altro è molto bello. Perché questa tua scelta?

Perché nessuno aveva ancora pensato di ambientarci un giallo esoterico. E a me sembrava e sembra ancora il posto ideale: enigmatico e buffo al tempo stesso, come l’impronta satirica che volevo dare al romanzo.

Nel tuo libro si parla di una setta dove tra politici, industriali e personaggi comunque corrotti ognuno si crea il suo spazio e il suo personaggio girovagando tra il quartiere generale. Assomiglia a qualcosa di molto attuale, come nasce l’idea?

Io parlo della Roma degli ultimi anni: una città brutta, stremata, invivibile, in cui si lavora grazie a politici e preti, e in cui quelli che non ce l’hanno fatta a farsi raccomandare devono barcamenarsi in un mercato selvaggio, in un “tutti contro tutti” in cui “si sta come d’autunno sugli alberi le foglie”. Una guerra vera in una città spolpata, in cui non si salva nessuno. Questa è la Roma che vivo, quella che fa da sfondo a Caffè Coppedè.

Il PREMIO CALVINO è un buon inizio, come senti questa responsabilità?

Senza la segnalazione al Premio Calvino il romanzo non sarebbe mai uscito. Al di là dell’autorevolezza del Premio, che ogni anno continua a sfornare talenti e opere notevoli (penso ad es. a Cartongesso di Maino), in qualche modo è come se sentissi la “mano sulla spalla” di Italo Calvino. Mi spiego: quando Vincenzo Cerami pubblicò Un borghese piccolo piccolo, Pasolini, che ne aveva seguito la stesura, avrebbe dovuto scrivergli la prefazione ma fu assassinato subito prima, dunque subentrò Calvino che scrisse lui la prefazione e fu il viatico letterario di Cerami. Io mi sento affine a Cerami per diversi motivi: anche per me Pasolini è un maestro, poi vengo da Roma sud (lui da Ciampino, io da Vermicino), tutti e due abbiamo giocato a rugby nel Frascati, infine abbiamo lo stesso interesse letterario per Roma e per la satira sociale – tra l’altro l’episodio della tortura di Foomo nel romanzo è un omaggio a Il borghese piccolo piccolo. Quindi grazie al Premio è come se Calvino fosse stato un nume tutelare anche per me. Ti ringrazio per questa domanda, perché mi ha dato l’occasione di parlare di qualcosa che sento molto ma che non avevo mai avuto l’occasione di esternare.

Ti capita di entrare in libreria, verso quale autore ti fermi?

Leggo di tutto, vedo copertine e apro libri a caso, poi di solito compro l’opera che conteneva la frase/l’immagine/la parola/il titolo/la biografia ecc ecc che mi ha colpito e mi è rimasta dentro.

Dimmi un giudizio negativo o un commento che non ti è piaciuto sul tuo libro?

Sono stato accusato di aver “scopiazzato” Antonio Manzini. Autore che io fino a due mesi fa neanche conoscevo. E Caffè Coppedè l’ho finito due anni fa.

E come tradizione di questo blog mi devi dire una citazione preferita e una ricetta che ti piace!

La mia ricetta preferita è la cacio e pepe. Un piatto facilissimo la cui preparazione perfetta viene considerata non si sa perché una sorta di “pietra filosofale”. In realtà è una ricetta elementare. Basta cuocere bene la pasta (preferire la pasta fresca lunga, anche quella che si trova in busta nel banco frigo del supermercato, ad es. a me piaccio gli scialatielli – la pasta dovrebbe essere quella normale, ma per un’esperienza “da sturbo” raccomando di provare anche quella all’uovo -), comunque si può usare anche la pasta secca, in questo caso io prediligo le linguine. Durante la cottura ricordarsi di prendere e mettere da parte un bicchiere dell’acqua di cottura, quindi scolare la pasta e rimetterla nella pentola. A questo punto aggiungere un 3-4 cucchiai d’olio d’oliva buono (parlo per 500 gr di pasta), pecorino romano buono grattugiato in quantità (più o meno un piatto raso), poi mezzo piatto di parmigiano grattugiato, il bicchiere dell’acqua di cottura e il pepe. Quest’ultimo è FONDAMENTALE che sia macinato al momento, perché sprigioni quell’inconfondibile aroma. Poi con l’aiuto di due forchette mescolare il tutto facendo un movimento dall’alto verso il basso, e quando la pasta è ben amalgamata con gli ingredienti, che avranno formato una densa crema (molto densa, assolutamente non liquida), servire subito, spolverando con un altro po’ di pecorino e pepe.

Dicevo una ricetta elementare, che va provata e perfezionata più volte (mi riferisco soprattutto alla quantità degli ingredienti, ognuno deve trovare il suo mix ideale). Comunque l’ingrediente principale è la passione per il mangiare, e qui mi dai anche l’occasione per riportare una delle mie citazioni preferite: “mai fidarsi del cuoco magro”.

Grazie mille e a presto con il tuo prossimo lavoro.

 

 

 

 

 

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