Oggi parliamo con… Adriana Assini

Qualche giorno fa ho contattato Adriana Assini, scrittrice di romanzi storici di fama internazionale, per intervistarla sul suo nuovo libro “Un caffè con Robespierre” edito da Scrittura &Scritture e lei con molta gentilezza e disponibilità ha accettato. (a cura di Miriam Salladini)

Buongiorno Adriana, è un onore per me intervistarla soprattutto perché la seguo e so che è molto impegnata. Ho letto il suo nuovo libro e ne sono rimasta davvero  affascinata sia per i rimandi storici alla rivoluzione che per i riferimenti agli aspetti culinari francesi dell’epoca. Passo subito alle domande:

 

-Vuole parlarci delle sue passioni oltre la scrittura?

 

Oltre alla penna, uso i pennelli. Innamorata dei colori, affascinata da miti, favole e leggende, dipingo soltanto acquerelli, che di tanto in tanto porto in giro qua e là in Italia e in Europa. L’ultima mostra in ordine di tempo, una collettiva che ha avuto luogo a Bruxelles nel febbraio di quest’anno, e che si è conclusa nella prestigiosa sede del Parlamento Europeo. A parte la pittura, sono una viaggiatrice indefessa, con un debole per la musica rock.

 

-Il suo ultimo libro “Un caffè con Robespierre” parte dalla decapitazione di Maria Antonietta, c’è un motivo particolare che l’ha portata a scegliere questo episodio anziché un altro?

 

Credo che la decapitazione di una donna aggiunga drammaticità a un evento già di per sé  tragico e contribuisca a dare subito al lettore un’idea forte e chiara del periodo storico che si va a raccontare e delle tensioni che lo attraversano. Peraltro, la tanto chiacchierata sovrana aveva avuto un ruolo non secondario nella precipitazione degli eventi: è vero che non pronunciò mai la famosa frase, riferita al popolo in rivolta, “Non hanno pane? Che mangino brioche!”, ma è ancora più vero che per anni si era resa colpevole di sprechi immani e imperdonabili egoismi, puntando i piedi perfino dopo l’Ottantanove quando, sollecitata assieme a suo marito a rinunciare ai privilegi regali, rispose tramando contro il legittimo governo rivoluzionario, avvalendosi della complicità con la natia Austria. Oltretutto, Marie-Antoinette ha un piccolo ma rilevante ruolo anche nella vita privata dei coniugi Blondel, protagonisti del romanzo.

 

-Il titolo del libro è stato scelto da lei? In che modo Robespierre c’entra con questo romanzo?

Sì, il titolo è nato assieme all’idea del romanzo e al momento opportuno ha avuto la piena approvazione anche della mia Casa Editrice, Scrittura&Scritture.

All’epoca dei fatti raccontati, Robespierre è il capo carismatico del governo rivoluzionario. Tra i suoi numerosi sostenitori figura anche Manon, la protagonista del romanzo. Attratta dalle sue idee quanto dai suoi comportamenti, la modista segue da vicino il percorso umano e politico dell’Incorruttibile, coltivando il sogno di potergli un giorno parlare vis-à-vis dei destini della Francia, della ‘violenza necessaria’ teorizzata dal Terrore, della comune utopia di felicità sociale. Davanti a una tazza di caffè bollente…

 

-Ci vuole parlare dei protagonisti del romanzo ossia di Manon e Bertrand?

 

I coniugi Blondel vivono a Parigi, ma provengono dalla corte di Versailles dove lei era stata per anni una delle più apprezzate modiste al servizio della regina, e lui, uno dei suoi cuochi più raffinati. Con l’avvento della Rivoluzione, Manon abbraccia la fede giacobina, anelando a una società più giusta, dove a trionfare siano la libertà e l’uguaglianza. Dove il pane quotidiano sia un diritto per tutti. Più conservatore, suo marito resta invece legato all’Ancien Regime, un mondo nel quale aveva imparato a muoversi senza mai mettere in discussione i sacrifici imposti ai sudditi per finanziare i lussi di un’aristocrazia parassitaria. Una diversità di vedute, quella tra Manon e Bertrand, che finirà per scavare un solco profondo nella loro vita coniugale…

 

-Lei ha scritto diversi libri, vuole dirci come procede nella stesura dei suoi scritti: procede rispettando una scaletta o insegue i propri pensieri?

 

La scaletta è d’obbligo, ma questo non m’impedisce di seguire anche l’estro del momento, con repentini cambiamenti di rotta.

 

-C’è un libro tra quelli che ha scritto a cui è particolarmente legata?

 

“Le rose di Cordova”, storia di Giovanna I di Castiglia, figlia dei Re Cattolici, tristemente nota come la “Pazza”. Un romanzo pubblicato per la prima volta nel 2007 per Scrittura&Scritture, che mi dà tuttora grandi soddisfazioni. Oltre a essere stato oggetto di laurea nel 2009, all’Università di Bergamo, è stato poi tradotto e pubblicato a Siviglia un paio di anni dopo, offrendomi l’opportunità di parlarne in sedi prestigiose, da Madrid a Salamanca, da Barcellona ad Almería. Dal 2013 l’Università di Oviedo (Asturias) lo ha adottato come lettura obbligatoria nei corsi di Filologia Italiana.

 

-Leggendo “Un caffè con Robespierre” mi sono chiesta quanto tempo ha impiegato per documentarsi sul periodo storico della rivoluzione francese. Puoi dircelo?

 

Credo sia sempre difficile stabilire quanto tempo ci prenda la stesura di un romanzo, perché spesso si fanno anche tante altre cose contemporaneamente. Di certo, non è un tempo breve: il periodo della Rivoluzione francese, per esempio, è ricco di personaggi di rilievo e di avvenimenti importanti. Va da sé che il lavoro di ricerca è stato notevole; un lavoro che ha poi richiesto un’accurata selezione dei fatti che più mi interessava riprendere.

 

-Ci descrive la gioia provata quando le è stato pubblicato il primo libro?

 

Nonostante siano passati diversi anni, ricordo ancora l’emozione di quando mi fu consegnata una copia del libro, che tra l’altro portava un mio acquerello in copertina. Mentre lo stringevo tra le mani, sentivo di aver fatto qualcosa di bello. E l’intima certezza che quello sarebbe stato soltanto il primo di tanti altri miei romanzi.

 

 -Vuole dare un consiglio a chi sta cercando di scrivere il suo primo libro?

 

Bisogna credere in ciò che si fa. Abbiamo qualcosa di interessante da dire e possediamo gli strumenti per raccontarlo? Se sì, basta mettersi al lavoro, senza paura di cancellare, cestinare, ricominciare. Essere severi giudici di noi stessi ci migliora, aiutandoci a raggiungerei nostri obiettivi.

 

-Come ultima domanda vuole consigliarci un autore e un libro da leggere?

 

Ana María Matute, Cavaliere senza ritorno

 

-Concludiamo come da tradizione per GialloeCucina con una citazione e una ricetta!

“Mi chiedi quali progressi abbia fatto. Ho cominciato a essere amico di me stesso. (da Lettere a Lucillo- Seneca)

 

Melanzane alla parmigiana.

Dopo aver lavato le melanzane, lasciarle a scolare, quindi friggerle e metterne uno strato in una teglia con il fondo oleato, poi condire con pomodoro fresco, olio extravergine d’oliva, tocchetti di mozzarella, generosa spolverata di parmigiano e basilico. Altro strato, altro condimento come sopra e cosi via, salvo l’ultimo strato dove la mozzarella e il basilico vanno aggiunti sul finale di cottura.

 

Io avrei finito con le domande, vuole aggiungere qualcosa? Grazie ancora per la disponibilità.

 

Grazie a voi che date spazio e voce anche ad autori e case editrici fuori del solito coro.

 

 

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