Oggi Parliamo con… Laura Veroni

Oggi la mia intervista si svolge a VILLA TOEPLITZ, dove incontro LAURA VERONI una scrittrice appunto di VARESE. Mi riceve con un sorriso che incanta e mentre prendiamo un caffè si racconta.Io sto leggendo il tuo ultimo lavoro DELITTI DI VARESE che per altro non si trova già più in nessuna libreria e che è in ristampa. (a cura di Adriana Rezzonico)

Come nascono i tuoi libri?

In primis dalla fantasia, ma prendo anche spunto dalla realtà, da situazioni viste o vissute, da esperienze raccontate da altre persone. Per quanto riguarda i noir, mi rifaccio a volte alla cronaca o ai film che ho visto o ancora a libri letti. Mi sono fagocitata di thriller di autori conosciuti e non. Ho fatto un periodo in cui non esistevano altri generi. Ogni volta che andavo in libreria, mi soffermavo a leggere le quarte di copertina dei thriller, poi acquistavo quello che mi intrigava di più. Confesso che spesso venivo attratta dal titolo e dalla copertina che sono pur sempre un bel biglietto da visita. C’è stato un tempo in cui leggevo un thriller dietro l’altro, tanto da arrivare a confondere trame e personaggi, non dando tregua alla lettura. Tra gli italiani, ho molto amato il primo Giorgio Faletti, quello di “Io uccido” e “Niente di vero tranne gli occhi”, per intenderci. Mi piace molto anche Carrisi.
Tornando alla tua domanda, a volte i miei libri nascono anche da sogni che faccio. Ho scritto racconti derivanti da incubi notturni, racconti anche parecchio truculenti. Sogno molto e sempre a colori. Ho una mente costantemente in fermento. Della serie: non riposo mai.
Da ragazza adoravo Dario Argento, anche se mi faceva morire di paura. Ah, ecco, non te l’ho detto, ma sono una fifona. Vedo sempre i thriller e gli horror con le mani davanti agli occhi, poi mi faccio raccontare le scene per filo e per segno, mentre si svolgono, facendo arrabbiare chi mi è di fianco, perché non sto zitta un momento. Chiedi a mia figlia! Poi ho il vizio di dire sempre la mia. <<Per me l’assassino è quello!>> e rovino quasi sempre il film, perché, la maggior parte delle volte, indovino. I miei figli mi chiedono sempre come faccia a capirlo. Io rispondo: <<Perché, se avessi scritto io la sceneggiatura, avrei fatto così>>.
Sono cresciuta col pallino del noir. Avevo una nonna che mi raccontava sempre storie di fantasmi e di morti viventi. Te la immagini una bambina di sei anni nel lettone con la nonna, la finestra con le imposte socchiuse, la luce della luna che filtra nella stanza, l’atmosfera giusta, di quelle da farsela addosso. Poi mia nonna si addormentava, mentre io avevo una paura del diavolo e non riuscivo a dormire. Però adoravo le sue storie, gliele chiedevo sempre. Non sono cresciuta a Biancaneve e Cappuccetto Rosso, per intenderci. Quelle le ho riservate ai mie figli.
Guarda che a me piace chiacchierare e potrei andare avanti all’infinito a raccontartene! Meglio che mi fermi e passi alla domanda successiva.

 

Tu sei insegnante, quanto ha influito il tuo lavoro?

Tanto. La passione per la scrittura c’era da molto tempo prima che iniziassi a lavorare come docente. Ho scritto il mio primo giallo in quinta elementare (una cavolata, ma l’ho fatto). Era un quaderno a quadretti di quelli da un centinaio di fogli. Non lo trovo più, purtroppo. Insegnare mi ha aiutata ad affinare la tecnica dello scrivere, insegnandola a mia volta. Insisto molto sulla scrittura con i miei alunni. Pretendo temi ben svolti, con un completo sviluppo della traccia che propongo. Non so se siano fortunati ad avermi come docente (o prof, come mi chiamano loro), perché insisto parecchio, non mi accontento di un temino da due paginette. Chiedo loro descrizioni accurate di ambienti e personaggi e un’indagine introspettiva profonda, non superficiale. Devono sempre spiegare, motivare il perché di quanto scrivono. Voglio inoltre una forma scorrevole e impeccabile, per quanto sia possibile richiedere a ragazzi della loro età (i miei alunni sono compresi in una fascia che va dai dieci ai quindici/sedici anni per i ripetenti).
Ma prima di essere insegnante, sono stata studentessa, non dimentichiamolo. E come tale devo molto a un mio professore di lettere del liceo, che mi ha dato veramente tanto, ha saputo tirare fuori il meglio di me da me, da vero educatore, oltre che da insegnante. Posso citarlo? Credo che ne sarebbe contento. Si chiama Alfio Donati.

 

Nel libro mi piace il fatto che accompagni il lettore nella città, una sorta di guida della tua città. Qual è il posto che a te piace di più?

 

Varese mi piace tutta. Molti varesini dicono che vorrebbero vivere altrove. Io no, sto bene qui. Città, laghi, montagna, parchi. What else?, direbbe Clooney.

 

Chi è Elena?

 

Elena Macchi, prego. Chiamiamola per nome e cognome, se no sono guai. E’ una che ci tiene. Avrai notato che io stessa non la chiamo quasi mai solo per nome. Elena Macchi è il P.M. che svolge le indagini sui delitti di Varese. E’ una donna forte, tenace, bella, intelligente, determinata, coraggiosa, tosta, dura, caparbia, intuitiva, acuta, orgogliosa, magnetica, seducente, sportiva, indipendente, ambiziosa. E’ abbastanza? Non sono io, se stai per chiedermelo. Ha alcuni aspetti di me, ma solo alcuni: testardaggine, determinazione e inclinazione allo sport (sono una body bulider).

 

Dimmi 3 pregi e 3 difetti di te.

 

Solo tre? 😀
Pregi: … Chi si loda si imbroda. Così mi ha insegnato la mia mamma, perciò lascio che siano gli altri ad attribuirmeli. Però uno te lo dico: cucino benissimo! 😀
Difetti: sono una (si possono dire le parolacce? Meglio di no, vero?) rompina (mio padre diceva sempre che menavo il torrone),  testarda come pochi (sono un’ariete DOC), insicura. Te ne dico un quarto: emotiva di brutto.

 

Vuoi spiegare ai lettori qualcosa sul tuo prossimo lavoro anche se non ancora finito?

 

Quale prossimo? 😀 Ho in ballo diversi lavori, per dirla tutta. A breve uscirà un altro mio libro, un romanzo edito da un’altra casa editrice (non noir, questa volta); intanto ho già abbozzato il prossimo episodio della Macchi e butto giù idee anche per ulteriori storie. Quando mi si accende la lampadina, prendo nota. Meglio sfruttare le tazze, finché arrivano. I manici arriveranno dopo. Che cosa significa? Mi rifaccio a un pensiero del grande Stephen King, secondo il quale i racconti nascono a volte già confezionati nella mente dello scrittore, altre volte nasce la tazza senza il manico e quello arriva dopo, magari anche molto tempo dopo. Io colleziono tazze, intanto.

 

 

E ora come vuole la tradizione mi devi dare gentilmente una citazione preferita e una ricetta per i nostri lettori.

 

Sulla citazione preferita non ho dubbi: Carpe Diem, succhia il midollo della vita (con intelligenza, però, senza strozzarti con l’osso).

Anche sulla ricetta non ho dubbi:

COUS COUS DI PESCE: Cous cous 500 gr, Vongole 350 gr, Cozze 400 gr, Gamberi 500 gr, Calamari 500 gr, Sedano 1, Salsa di pomodoro 3 barattoli,

Carote 2, Cipolle1, Aglio 2 spicchi, Limone 2, Sale qb, Vino bianco qb.

Mettete in un recipiente le vongole con acqua e sale grosso, e fatele spurgare, per un’oretta circa. Nel frattempo realizzate un trito di carote, sedano e mezza cipolla.

Lavate con cura i calamari e fateli a fettine. Togliete l’osso trasparente. In un tegame versate un filo di olio extravergine di oliva e l’aglio e fate rosolare le

vongole e le cozze, coprite finché si aprono bene. Quelle che restano chiuse gettatele via perché  non si possono mangiare.

In una pentola fate soffriggere l’olio con il trito di carote, cipolla e sedano, aggiungete i gamberi e i calamari, spruzzate del vino bianco e fare evaporare, considerate circa 5 minuti di cottura. A questo punto versate la salsa di pomodoro, le cozze e le vongole filtrate, e versate un po’ di sughetto filtrato dalla cottura delle cozze e vongole precedente. Fate cuocere per abbondanti 30 minuti. Qualche minuto prima di fine cottura, aggiungete una scorza di limone.

In un pentolino fate bollire 540 cl di acqua, salate, versate il cous cous, mescolate un paio di minuti aggiungendo un filo di olio per poi far risposare a fuoco spento 2 minuti, poi a fuoco basso sgranate con una forchetta e girate per 5 minuti circa. Servite il cous cous accanto al pesce.

Io credo che la nostra bella chiacchierata sia finita e ti ringrazio personalmente per avermi presentato anche la tua famiglia. Sei una persona amata da tutti e  le vendite lo confermano. Grazie per la tua completa disponibilità e anche al tuo editore.

Grazie a te da parte mia e di Carlo Frilli

Buona giornata e a presto in libreria 

Buona giornata a te!

 

 

 

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