Oggi parliamo con… Elisabetta Motta

Ciao Elisabetta, benvenuta nel blog di Gialloecucina. Siamo felici di ospitare e conoscere un po’ meglio una donna poliedrica e impegnata come te. (a cura di Miriam Salladini)

 

  • Per iniziare l’intervista vuoi parlarci un po’ di te Elisabetta?

 

Grazie per l’invito in questo blog. Che dire di me? Vivo a Roma ma sono di Catanzaro. Sono una traduttrice, moglie e mamma di due splendidi ragazzi di 14 e 12 anni. Ho diverse passioni, tra cui la lettura, il giardinaggio, la cucina, l’arredamento e i viaggi. E la scrittura, naturalmente. Scrivo nel mio tempo libero.

Sono una persona precisa, paziente, disponibile e riservata. Quindi amo poco parlare di me…

 

  • Quando hai cominciato a scrivere? E’ successo qualcosa in particolare che ti ha fatto intraprendere il percorso che poi ti ha portato a diventare scrittrice?

 

È incominciato tutto da un mio breve soggiorno a Venezia. Al mio rientro a casa ho sentito il bisogno di mettere nero su bianco le sensazioni, le emozioni che avevo provato durante la mia permanenza nella città più romantica del mondo. Una storia d’amore ha preso forma nella mia mente. È così che è nato, due anni fa, Incontro veneziano. Per me è stato un vero e proprio “incontro” con la scrittura. Un’esperienza fantastica, oltre al grande privilegio di essere stata pubblicata da Rizzoli.

 

  • Tu sei molto impegnata anche con il tuo lavoro di traduttrice, collabori con le riviste “Intimità” e “Love story”, sei mamma, come riesci ad organizzarti per portare avanti tutto?

Dedico molto tempo al mio lavoro. I miei figli e mio marito sono abituati a vedermi seduta davanti al pc per buona parte della giornata. Per fortuna ho l’abitudine di svegliarmi presto al mattino. Questo mi aiuta molto, anche se a volte faccio i salti mortali per conciliare scadenze lavorative e incombenze familiari, devo ammettere. Ma alla fine riesco a fare quadrare tutto. La costanza e il rigore sono le mie caratteristiche principali.

 

  • Analizzando i traguardi raggiunti fino ad oggi ti senti realizzata oppure pensi che avresti potuto fare scelte diverse?

 

Mi sento assolutamente realizzata e rifarei le stesse scelte di vent’anni fa, quando ho iniziato a lavorare. Mi ritengo una persona fortunata perché sono riuscita a fare nella vita quello che mi ero prefissa da ragazzina, quando frequentavo ancora il primo liceo. Attenzione, però… La strada non è stata tutta in discesa. Tutt’altro. Ho raggiunto i miei traguardi con ambizione e determinazione. Dunque, non posso che essere orgogliosa.

E mi piace allargare sempre più i miei orizzonti, quindi non dico mai di no a nuovi progetti editoriali.

 

  • Di cosa si occupa l’associazione EWWA di cui sei membro?

 

EWWA è un’associazione di donne che operano nel campo dell’editoria: scrittrici, traduttrici, editor, blogger, giornaliste, scenografe. È una rete professionale che sta crescendo a vista d’occhio e che ha come obiettivo la solidarietà e la collaborazione, caratteristiche non così scontate in questo settore. Io ho trovato delle amiche, degli esempi da seguire, ho conosciuto delle professioniste in gamba. Sono orgogliosa di fare parte di EWWA e la consiglio a chiunque sia appassionata di scrittura.

 

  • Ci parli del tuo ultimo libro?

 

S’intitola La casa nel blu, edito come gli altri da Rizzoli, ed è uscito ad aprile 2016. Come le altre mia storie, anche qui ci sono sentimento ed emozioni. E un messaggio di speranza: la vita trova sempre una strada, anche quando ci sembra tutto impossibile e che attorno a noi ci sia il vuoto più totale. La storia ruota attorno alla figura di Sara, una donna che soffre perché non riesce ad avere un figlio e di Andrea l’uomo che ogni compagna vorrebbe avere al proprio fianco perché è dolce, paziente e infinitamente innamorato. E poi c’è la grande quercia che, come ho detto in altre occasioni, mi piace includere tra i personaggi perché è testimone silenziosa della vicenda umana e dell’amore dei due protagonisti. L’idea, anche in questo caso, è nata da un luogo. Per me i luoghi hanno un’anima e contengono già un racconto.

 

  • Adesso prendi un estratto di uno dei tuoi libri e se ti va spiegacelo.

 

Questo stralcio è de La casa nel blu. Siamo a metà della storia e Sara non sa quanto le sue sicurezze stiano per essere messe a dura prova da quanto sta per accaderle.

 

(…) Sara si alzò dal letto il più silenziosamente possibile e andò vicino alla vetrata. Per quanto si fosse sforzata di non fare rumore, i suoi passi fecero scricchiolare il pavimento.  Che meraviglia! Non c’era niente di più bello ed emozionante dello spettacolo che le stava offrendo la natura.

All’improvviso due forti braccia la cinsero. Era così assorta nella contemplazione di quel magnifico scenario che non aveva sentito Andrea raggiungerla.

Si girò, prigioniera del suo abbraccio e gli sorrise. <<Hai visto che meraviglia. Sembra un sogno. E da quassù ho la sensazione di riuscire a toccare il cielo con un dito. Mi viene quasi voglia di allungare la mano e afferrarne un pezzo per portamelo a casa.>>

Lui rise. <<Sarebbe bello. Ma l’alba e il tramonto sono lì per essere ammirati da tutti, a testimonianza di una natura grandiosa e perfetta. Ogni sera il giorno muore per rinascere puntualmente ogni mattina.>>

<<Io penso però che la natura non sia poi così perfetta con l’uomo. Trovo ingiusto che l’alba possa risorgere a nuova vita e un essere umano no.>> (…)

<<Non sarà mai la stessa alba a rinascere. Ogni giorno non è mai uguale al precedente. Ogni nostro respiro è diverso da quello che abbiamo appena emesso. Per questo motivo dobbiamo godere di ogni prezioso momento che la vita ci offre, senza dare mai nulla per scontato.>>

<< Hai ragione. È solo che a volte non ci pensiamo.>>

<<Ecco perché ti ho portato in questo posto. Qui, a contatto con la natura, lontano dalla routine giornaliera, io credo che ognuno di noi riesca a trovare la dimensione del proprio essere. E a riconquistare la serenità perduta. Ed è proprio questo che ti auguro, Sara. In fondo al buio c’è sempre la luce. C’è l’amore che avvolge, che riscatta, che completa, che dona nuova dignità a un’esistenza spezzata.>>

  • Qual è il tuo libro preferito?

 

È difficile rispondere a questa domanda. I miei libri sono creazioni della mia penna e della mia fantasia; sono parte di me. Non ce n’è uno che preferisco a un altro. Forse bisognerebbe chiederlo ai lettori.

 

  • Cosa consiglieresti ad una persona che sta scrivendo il suo primo libro?

 

Di leggerlo e rileggerlo e solo quando si è sicuri di avere in mano un buon lavoro, di proporlo a un agente letterario serio e competente. Con umiltà.

 

  • Per terminare l’intervista dovresti dirci la tua citazione preferita e darci una ricetta che ami in particolare.

 

“A questo mondo nulla accade per caso” di Paulo Coelho è la citazione che preferisco.

La ricetta? Ne avrei tantissime da suggerire. Ma ne scelgo una semplice, veloce e gustosa: la frittata di pasta.

Cuocere la pasta in abbondante acqua salata (vanno bene spaghetti o anche penne).

Condirla con il burro.

Aggiungere le uova sbattute con parmigiano e, se volete, dei pezzetti di salame.

In una padella fate scaldare l’olio e versarvi la pasta.

Cuocere per qualche minuto finché non si sarà formata una crosticina dorata, capovolgere e continuare la cottura.

Ottima da mangiare anche fredda.

 

 

 

 

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