Oggi parliamo con… Riccardo Castiglioni

Intervista a cura di Alessandro Noseda

Benvenuto a Giallo e Cucina! Gradisci qualcosa?

Un caffè, grazie. Magari corretto grappa, ma non dirlo a nessuno.

Iniziamo con una domanda classica: chi è Riccardo Castiglioni e com’è nato il suo amore per la scrittura?

Riccardo ha 45 anni, è nato e cresciuto a Busto Arsizio, dove abita. Laureato senza fretta in Economia, lavora come direttore finanziario in una società parte di un gruppo multinazionale e se la cava dicono discretamente bene; avrebbe benissimo potuto e forse voluto fare anche tutt’altro nella vita, ma bisogna essere pragmatici e allora via di numeri. Da buon diplomato classico, e anche giornalista dato che in gioventù ho collaborato per qualche anno ad un settimanale locale, scrivo perché mi appaga. Meglio se poi ne viene fuori una storia interessante, che altri potranno leggere e apprezzare; ma il desiderio ed il piacere di scrivere sono sempre stati in qualche modo “dentro” di me, fin dai banchi delle elementari. Arrivo a dire che l’amore per la scrittura è nato il giorno in cui ho capito come si teneva in mano una matita.

 

Immagino che sarai anche un lettore vorace.

In effetti non mi faccio mancare nulla: dai classici della letteratura italiana come Pavese e Calvino, a maestri dell’horror come il primo Stephen King, passando per Scerbanenco, Hemingway, Khaled Hosseini, Baricco, Jonathan Coe. Qualsiasi cosa sia scritta bene e mi lasci un’emozione, sia essa puro divertissement o uno spunto di riflessione. Un nome meno banale? Dico Tibor Fischer, il geniale autore di Sotto il culo della rana.

 

A breve uscirà il tuo primo lavoro letterario.

Vero. Il Bivio (titolo provvisorio nda) verrà pubblicato da La Ponga, una micro Casa Editrice brianzola che ha dimostrato di credere fortemente nel mio romanzo. Stefano e Valerio hanno l’approccio giusto per una persona come me: non si vendono per ciò che non sono, parlano chiaro e hanno un progetto editoriale serio e ben definito, anche se non esente dalle immaginabili difficoltà. La loro editoria è vero e proprio mecenatismo; un atto coraggioso in un mondo difficile.

Com’è nato il romanzo?

Lo spunto iniziale è stata la scomparsa del mio professore di italiano del liceo. Un uomo mite, un po’ svanito e quasi timoroso dei ragazzi a cui insegnava, che gli studenti sottovalutavano e al quale combinavano ogni sorta di scelleratezza. Ma anche una persona che, ritrovata in età adulta, avevo apprezzato per l’umanità e la cultura. Antonio, il protagonista, è nato da un breve racconto autoconclusivo che voleva essere un omaggio a questo signore e che piano piano si è preso una vita propria.

Nessuna scaletta, quindi?

Assolutamente no! Mi sono fatto guidare da questo timido personaggio, lasciando che fosse lui a mostrarmi dove abitasse, che vita conducesse. Ho scoperto che aveva un solo vero amico, che aveva avuto un’adolescenza complicata che lo aveva segnato per sempre, e che per quanto si approcciasse al mondo con cautela aveva un ottimo talento per i disastri. Tanto da finire invischiato suo malgrado in un’indagine privata più grande di lui, dalla quale dovrà in qualche modo districarsi.

I luoghi in cui si muove Antonio sono reali?

Più che reali direi realistici, come realistico – anche se non reale – è il protagonista. Mi sono divertito parecchio ad inserire rimandi più o meno velati ai luoghi che conosco meglio e che amo di più e credo che buona parte dei miei concittadini e coetanei intravedranno nella Città che fa da sfondo alle vicende di Antonio problematiche e luoghi noti e personaggi più o meno amati.

 

Che tipo di scrittore sei? Dove scrivi abitualmente?

Non mi ritengo uno scrittore compulsivo – né vedo come potrei, dato che per la stesura del mio primo romanzo ci sono voluti sette anni buoni (ride). Diciamo che attraverso periodi di scarsa vena, poi tutto ad un tratto si accende una scintilla e d’un tratto le pagine fluiscono con una facilità sorprendente.

Nelle fasi creative riesco a scrivere praticamente ovunque. In teoria adoro scrivere in casa, sul tavolo della mia cucina o sul terrazzo, ma all’atto pratico passo tanto tempo in ufficio che la maggior parte del Bivio è nato nelle pause per il pranzo o mentre mi bevevo il caffè alla macchinetta. Una versione un po’ meno bohèmien e sicuramente meno romantica dei baretti parigini di Hemingway. Un paio di volte mi è capitato di buttar giù idee anche nel mezzo di qualche riunione di lavoro particolarmente interessante…

 

Prima di salutarci: hai altri progetti in cantiere?

Ho iniziato da qualche mese un nuovo racconto, con un protagonista radicalmente diverso da Antonio e di conseguenza con uno stile parecchio differente. Al momento si trova ad uno stadio ancora embrionale, ma ho la ragionevole speranza che questa volta sarò più rapido!

 

Per concludere, lasciaci una citazione ed una ricetta.

“Se il lettore lo preferisce, questo libro può essere considerato opera di fantasia. Ma esiste sempre la possibilità che un’opera di fantasia come questa getti un po’ di luce su ciò che è andato sotto il nome di realtà” (E. Hemingway)

Ricetta: MOLIGNAME (melanzane) RIPIENE ALLA LUCANA

(Uno dei tanti piatti cucinati da “Mammà”. Come? Chi è Mammà? Per scoprirlo dovrete acquistare il mio romanzo…)

Ingredienti per 4 persone

  • 4 melanzane di media grandezza
  •  4 uova paesane
  •  200 g di pane raffermo
  •  4 cucchiai di pecorino lucano grattugiato (io caprino grattuggiato)
  •  Prezzemolo
  •  Basilico
  •  12 pomodori
  •  4 spicchi d’aglio
  •  10 cucchiai di olio extravergine d’ oliva
  •  Sale q.b.

 

Preparazione:

Lavate e tagliate le melanzane in due parti per il lungo.

Portate ad ebollizione una pentola colma d’acqua salata ed acidulata con un cucchiaio d’aceto e sbollentatevi le melanzane per 5 minuti.

Svuotare ciascuna metà di parte della polpa che taglierete a dadini.

Scaldate in una padella l’olio extravergine d’oliva e fatevi soffriggere l’aglio tritato.

Non appena l’aglio inizierà a prendere colore, unite la polpa delle melanzane e lasciate cuocere per circa 15 minuti con il coperchio.

In un’altra padella fate cuocere per 5 minuti a fiamma viva i pomodori a pezzi insieme a due cucchiai d’olio extravergine e ad uno spicchio d’aglio; salate adeguatamente.

Quando la salsa sarà quasi cotta, aromatizzatela con del basilico fresco.

Nel frattempo preparate la farcia impastando in una ciotola la mollica di pane sbriciolata, le uova, la polpa delle melanzane fatta soffriggere in precedenza, il pecorino, il sale ed il prezzemolo tritato.

Farcite le melanzane svuotate con il composto ottenuto.

Ricoprite ciascuna melanzana con un po’ del sughetto di pomodoro preparato.

Adagiate le melanzane farcite su di una teglia da forno foderata di carta forno, conditele con un giro d’olio ed infornate a 200°C per circa 20 minuti.

Servite le melanzane ben calde.

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