Un caffè con Robespierre – Adriana Assini

Trama

Parigi 1793. Va in scena uno scorcio di Rivoluzione, carico di glorie e di spine. Nella città sulla Senna sventola il tricolore della Repubblica, i Caffè brulicano di gente e di idee, e le piazze, teatro di balli e di feste popolari, si trasformano a volte in luoghi di supplizio, dove è Madame la ghigliottina a farla da padrona. E in autunno, mentre cadono le prime foglie, cade anche la testa di Marie-Antoinette, la regina straniera mai amata dai francesi. Un tempo al servizio della fastosa corte di Versailles, l’irrequieta Manon, rinomata modista, e suo marito Bertrand, cuoco raffinato, vengono travolti dal nuovo corso della Storia, ritrovandosi sempre più estranei l’una all’altro: lui, ancorato al passato, fedele ai riti e ai dettami dell’Ancien Régime; lei, soggiogata dal fascino del credo giacobino, attratta da quel mondo più libero predicato da Maximilien de Robespierre, capo carismatico del governo rivoluzionario, che abita a due passi dalla sua casa. Costretto a difficili prove, speranze e colpi di scena, l’amore tra Manon e Bertrand corre sul filo di una corda, rischiando di finire nella polvere.

Continua a leggere

Oggi parliamo con… Valeria Corciolani

Intrevista a cura di Adriana Rezzonico

Grazie mille Valeria per avermi ricevuta! Confesso che comprerei in un blocco unico i tuoi lavori visto che per me la copertina attira molto. Le grafiche sono molto belle e già la mente fantastica. Di chi è la colpa?

Ahahah, belle vero?! Sono frutto del lavoro vivace e accurato dei grafici di EmmaBook: se ne parla insieme, si valuta, si prova, si ragiona e… voilà! In realtà credo che siano così ben riuscite perché chi studia la copertina ha letto davvero il romanzo, conoscendone così il cuore e il “colore” (con anche una buona dose di intuizione per i gusti dell’autore, diciamolo 😉 ).

Tu nasci a CHIAVARI e già sei fortunata poi cosa fa Valeria da piccola?

Già, Liguria, mare aspro e colline argentate. Fortunata sì, ma come siamo fortunati noi tutti italiani a vivere in un paese denso di arte, cultura, paesaggi mozzafiato e cucina fantastica. Peccato che sembriamo proprio non rendercene conto e non lo valorizziamo abbastanza. Un vero delitto.

Valeria da piccola? Eh, restando in ambito bestiario leggende familiari narrano che Valeria da piccola era un po’ una iena, una bimba del genere “mi spezzo ma non mi piego” per intenderci, che disegnava sui muri di casa e su ogni superficie libera appena i genitori non guardavano, che leggeva di nascosto sotto alle coperte sino a notte fonda e che non sarebbe uscita mai dall’acqua nella speranza che le si palmassero i piedi come le rane.

Lettura Disegno Acqua e Rane, sono grandi passioni che non mi hanno abbandonata mai,  anche se ora per disegnare sui muri chiedo il permesso ;).

Le tue storie si intrecciano tra borghi liguri, buona cucina e trame accattivanti. E’ già un buon punto di partenza. Ma come nascono in realtà?

Continua a leggere

Il Ganglio. Un supertestimone, il sequestro Orlandi e un gruppo di potere occulto negli anni della guerra fredda in Vaticano – Fabrizio Peronaci

Trama

Resti fuori, non suoni al citofono. Componga il mio numero di cellulare e lo lasci squillare quattro volte. Qualcuno verrà ad aprirle.” Inizia come una spy-story il racconto di Fabrizio Peronaci su uno dei più famosi cold case italiani: la scomparsa di Emanuela Orlandi, nel giugno del 1983, preceduta di un mese da quella di Mirella Gregori. A fissare l’inquietante appuntamento è Marco Fassoni Accetti, ambiguo personaggio che, tre decenni dopo, si autoaccusa di aver avuto un ruolo preminente nel duplice sequestro, all’interno di un progetto più ampio, nato nel periodo finale della Guerra Fredda. Un gruppo clandestino, un ganglio interno alla diplomazia vaticana che, con il supporto di laici, elementi dei servizi segreti e della malavita romana, svolgeva azioni di pressione e dossieraggio contro la politica anticomunista di papa Giovanni Paolo II e per assumere il controllo dello Ior. Da qui parte “Il Ganglio”, viaggio nei luoghi oscuri del Vaticano, alla ricerca delle verità che ancora si nascondono dentro le mura leonine. Prima fra tutte la risoluzione del rebus dei codici utilizzati dai sequestratori, in gran parte relativi al terzo segreto di Fatima, collegato con i retroscena dell’attentato al papa, le controverse “confessioni” di Ali Agca e la pista bulgara.

Continua a leggere

Stasera, al cinema… Qualcosa di nuovo di Cristina Comencini

Recensione del film Qualcosa di nuovo di Cristina Comencini a cura di Stefania Ghelfi Tani

 

Cristina Comencini, Paola Cortellesi, Micaela Ramazzotti: un trio eccellente per un film delizioso.

Un film fatto da donne per le donne…dove l’unica voce maschile è…

lo scoprirete!

Ho iniziato a sorridere e ridere sin dal primo fotogramma e non ho più smesso fino alla fine del primo tempo; ho continuato a sorridere durante la seconda parte, soffermandomi però anche a riflettere.

Maria, la Ramazzotti, è il disordine, la follia, l’entusiasmo, l’istinto; Lucia, la Cortellesi, è l’ordine,  l’intransigenza, la morigeratezza, la razionalità. Maria è il colore, Paola è il nero…anche negli abiti di scena.

Diversissime ma amiche sempre, comunque e nonostante tutto. La Comencini ci parla dell’amicizia tra donne, non semplice, delle nuove quarantenni e del loro essere single, di ciò che si costruisce e di ciò che si disfa perché a questa età c’è già un passato, ci sono delusioni e dolori, c’è un fragile ma vivo presente ed un futuro incognito.

Luca, la controparte maschile, è interpretato da Eduardo Valdarnini, rappresenta quel qualcosa di nuovo che romperà la routine, i ruoli e gli equilibri grazie all’energia, alla linfa vitale e alle sue parole semplici che colpiscono nel segno. Sarà lui a costringere le protagoniste a guardarsi dentro.

Tratto da “La scena”, un lavoro teatrale della Comencini, questa pellicola ci regala minuti di spensieratezza e una fine analisi di un’età che fugge.

Un gioco divertente, dolce, amaro, passionale. Dialoghi e linguaggio del corpo favolosamente interpretati dalle due protagoniste che reggono il film in modo selvaggiamente raffinato.

La regista elabora temi come quelli della ricerca di un’identità, di una libertà individuale, di una maturità consapevole. Si parla di competizione, debolezze, equivoci, timori, legami. Forte il contrasto reso da istinto vs razionalità. Costruire o semplicemente buttarsi? Sopravvivere o vivere? Andare sul sicuro o rischiare? Parlare o agire? Due donne , due amiche che si completano.

Ottime le doti canore di Paola Cortellesi, raffinata la scelta della colonna sonora

Forse sono rimasta leggermente delusa da un finale non degno di nota, un epilogo che non mi ha lasciato molto.

Una narrazione che diverte con grande garbo.

Buona visione e buon divertimento!

 

Farro e Cannella #2

E oggi impariamo a conoscere il SESAMO 

 

Semi molto preziosi e pregiati più di quanto noi conosciamo.

Ricchi di proteine e carboidrati.Vengono usati per la prevenzione dell’osteoporosi in quanto ricco di CALCIO E POTASSIO, fosforo, magnesio.Si usa molto come integratore anche per i bimbi dai 2 anni in poi.Dalla spremitura a freddo dei semi si ottiene un prezioso olio.Aiuta a combattere le malattie cardiocircolari e favorisce l’aumento di piastrine nel sangue.

Il prezioso olio viene usato come antibatterico e visto che è ricco di OMEGA 3 si aggiunge a insalate, zuppe.

I semi vengono anche uniti al muesli per integrare.

Le donne lo usano come prezioso alleato in bellezza.Uniti allo shampoo rafforza i capelli e funge da antiforfora.In cosmetica viene unito alle creme perchè è molto leggero non unge e idrata in profondità.

E’ da considerare un alimento ricco in quanto 100 gr di semi contengono 570 calorie.

Continua a leggere

Oggi parliamo con… Giada Trebeschi

Buongiorno Giada e grazie per averci concesso parte del tuo tempo. Siamo molto curiosi di conoscerti un po’ meglio quindi passo subito alle domande . (a cura di Miriam Salladini)

 

 1)Come nasce la sua passione per la scrittura?

Dalla lettura. E dal fatto che mi piace raccontare delle belle storie.

2)Da bambina qual era il suo sogno nel cassetto?

Fare la ballerina, ovviamente!

3)Quali sono i suoi hobby?

Mi occupo d’arte e teatro. E poi ballo, soprattutto il tango.

4)Le andrebbe di parlarci del suo libro “La Dama Rossa”?

L’idea per “La Dama Rossa” nasce nel momento in cui ho trovato gli incartamenti che descrivevano il ritrovamento dello scheletro di una donna che era stata murata viva agli inizi del ´500. Lo scheletro,
trovato negli anni ’30 del secolo scorso, è stato subito traslato al museo criminologico di Roma dove si trova tutt’ora. La doppia linea temporale rinascimento/fascismo di una storia così terribile e
misteriosa insieme non poteva che solleticare la mia fantasia di romanziere.

 5)Quanti e quali altri libri ha scritto? Ce n’è uno a cui si sente  particolarmente legata?

Continua a leggere

Una mattina di ottobre – Virginia Baily

Trama

L’alba color acciaio è fredda come la pioggia sottile che si deposita silenziosa tra i suoi capelli e le scivola lungo il collo. Chiara Ravello però ha smesso di farci caso nell’istante in cui si è inoltrata nel quartiere ebraico. Ha come la sensazione che quei vicoli siano stati svuotati di vita e non rimanga che l’eco di una sofferenza muta. Quando sbuca in una piazza, Chiara vede un camion sul quale sono ammassate diverse persone. Tra di esse, nota una madre seduta accanto al figlio. Le due donne si fissano per alcuni secondi. Non si scambiano nemmeno una parola, basta quello sguardo. Chiara capisce e, all’improvviso, incurante del pericolo, inizia a gridare che quel bambino è suo nipote. Con sua grande sorpresa, i soldati fanno scendere il piccolo e mettono in moto il camion, lasciandoli soli, mano nella mano. Sono passati trent’anni dal rastrellamento del ghetto di Roma e, all’apparenza, Chiara conduce un’esistenza felice. Abita in un bell’appartamento in centro, ha un lavoro che ama, è circondata da amici sinceri. Tuttavia su di lei grava il peso del rimpianto per quanto accaduto con Daniele, il bambino che ha cresciuto come se fosse suo e che poi, una volta adulto, è svanito nel nulla, spezzandole il cuore. E, quando si presenta alla sua porta una ragazza che sostiene di essere la figlia di Daniele, per Chiara arriva il momento di fare i conti con gli errori commessi, con le scelte sbagliate, con i segreti taciuti troppo a lungo.

Continua a leggere

Oggi parliamo con… Adriana Assini

Qualche giorno fa ho contattato Adriana Assini, scrittrice di romanzi storici di fama internazionale, per intervistarla sul suo nuovo libro “Un caffè con Robespierre” edito da Scrittura &Scritture e lei con molta gentilezza e disponibilità ha accettato. (a cura di Miriam Salladini)

Buongiorno Adriana, è un onore per me intervistarla soprattutto perché la seguo e so che è molto impegnata. Ho letto il suo nuovo libro e ne sono rimasta davvero  affascinata sia per i rimandi storici alla rivoluzione che per i riferimenti agli aspetti culinari francesi dell’epoca. Passo subito alle domande:

 

-Vuole parlarci delle sue passioni oltre la scrittura?

 

Oltre alla penna, uso i pennelli. Innamorata dei colori, affascinata da miti, favole e leggende, dipingo soltanto acquerelli, che di tanto in tanto porto in giro qua e là in Italia e in Europa. L’ultima mostra in ordine di tempo, una collettiva che ha avuto luogo a Bruxelles nel febbraio di quest’anno, e che si è conclusa nella prestigiosa sede del Parlamento Europeo. A parte la pittura, sono una viaggiatrice indefessa, con un debole per la musica rock.

 

-Il suo ultimo libro “Un caffè con Robespierre” parte dalla decapitazione di Maria Antonietta, c’è un motivo particolare che l’ha portata a scegliere questo episodio anziché un altro?

 

Credo che la decapitazione di una donna aggiunga drammaticità a un evento già di per sé  tragico e contribuisca a dare subito al lettore un’idea forte e chiara del periodo storico che si va a raccontare e delle tensioni che lo attraversano. Peraltro, la tanto chiacchierata sovrana aveva avuto un ruolo non secondario nella precipitazione degli eventi: è vero che non pronunciò mai la famosa frase, riferita al popolo in rivolta, “Non hanno pane? Che mangino brioche!”, ma è ancora più vero che per anni si era resa colpevole di sprechi immani e imperdonabili egoismi, puntando i piedi perfino dopo l’Ottantanove quando, sollecitata assieme a suo marito a rinunciare ai privilegi regali, rispose tramando contro il legittimo governo rivoluzionario, avvalendosi della complicità con la natia Austria. Oltretutto, Marie-Antoinette ha un piccolo ma rilevante ruolo anche nella vita privata dei coniugi Blondel, protagonisti del romanzo.

 

-Il titolo del libro è stato scelto da lei? In che modo Robespierre c’entra con questo romanzo?

Continua a leggere

I riceracconti di Marilù

Sento  un aroma amaro ogni volta che ritorno a casa .

Mi assale assieme al sale e alla salsedine che mi porto sulla pelle dopo una giornata al mare.

Non credo sia normale, almeno lo spero. Penso che gli altri, i miei amici , non provino nausea riavvicinandosi al proprio paese e alla propria terra dopo un breve o anche lungo viaggio .

Non che importi che sia stata in un luogo vicino o serva che sia lontano, è il ritorno.

Eppure casa mia è bellissima, bianca e piena dei miei ricordi, dei miei viaggi e del mio disordine.

Mi sono convinta che la causa sia l’abitare in uno dei posti meno interessanti del nostro Paese, senza vestigia storiche, senza bellezze naturali, alle cronache solo per le sparate folkloristiche di un nuovo sindaco.

Effettivamente era dai tempi dell’alluvione del ‘51 che non si parlava del Polesine, adesso ha imperversato sui giornali questa storia dei matrimoni tra l’uomo ed il cavallo ed i nostri territori sono tornati alle cronache.

Continua a leggere

Oggi Parliamo con… Laura Veroni

Oggi la mia intervista si svolge a VILLA TOEPLITZ, dove incontro LAURA VERONI una scrittrice appunto di VARESE. Mi riceve con un sorriso che incanta e mentre prendiamo un caffè si racconta.Io sto leggendo il tuo ultimo lavoro DELITTI DI VARESE che per altro non si trova già più in nessuna libreria e che è in ristampa. (a cura di Adriana Rezzonico)

Come nascono i tuoi libri?

In primis dalla fantasia, ma prendo anche spunto dalla realtà, da situazioni viste o vissute, da esperienze raccontate da altre persone. Per quanto riguarda i noir, mi rifaccio a volte alla cronaca o ai film che ho visto o ancora a libri letti. Mi sono fagocitata di thriller di autori conosciuti e non. Ho fatto un periodo in cui non esistevano altri generi. Ogni volta che andavo in libreria, mi soffermavo a leggere le quarte di copertina dei thriller, poi acquistavo quello che mi intrigava di più. Confesso che spesso venivo attratta dal titolo e dalla copertina che sono pur sempre un bel biglietto da visita. C’è stato un tempo in cui leggevo un thriller dietro l’altro, tanto da arrivare a confondere trame e personaggi, non dando tregua alla lettura. Tra gli italiani, ho molto amato il primo Giorgio Faletti, quello di “Io uccido” e “Niente di vero tranne gli occhi”, per intenderci. Mi piace molto anche Carrisi.
Tornando alla tua domanda, a volte i miei libri nascono anche da sogni che faccio. Ho scritto racconti derivanti da incubi notturni, racconti anche parecchio truculenti. Sogno molto e sempre a colori. Ho una mente costantemente in fermento. Della serie: non riposo mai.
Da ragazza adoravo Dario Argento, anche se mi faceva morire di paura. Ah, ecco, non te l’ho detto, ma sono una fifona. Vedo sempre i thriller e gli horror con le mani davanti agli occhi, poi mi faccio raccontare le scene per filo e per segno, mentre si svolgono, facendo arrabbiare chi mi è di fianco, perché non sto zitta un momento. Chiedi a mia figlia! Poi ho il vizio di dire sempre la mia. <<Per me l’assassino è quello!>> e rovino quasi sempre il film, perché, la maggior parte delle volte, indovino. I miei figli mi chiedono sempre come faccia a capirlo. Io rispondo: <<Perché, se avessi scritto io la sceneggiatura, avrei fatto così>>.
Sono cresciuta col pallino del noir. Avevo una nonna che mi raccontava sempre storie di fantasmi e di morti viventi. Te la immagini una bambina di sei anni nel lettone con la nonna, la finestra con le imposte socchiuse, la luce della luna che filtra nella stanza, l’atmosfera giusta, di quelle da farsela addosso. Poi mia nonna si addormentava, mentre io avevo una paura del diavolo e non riuscivo a dormire. Però adoravo le sue storie, gliele chiedevo sempre. Non sono cresciuta a Biancaneve e Cappuccetto Rosso, per intenderci. Quelle le ho riservate ai mie figli.
Guarda che a me piace chiacchierare e potrei andare avanti all’infinito a raccontartene! Meglio che mi fermi e passi alla domanda successiva.

 

Tu sei insegnante, quanto ha influito il tuo lavoro?

Continua a leggere