Finalmente in Italia L’ultimo appello di Ken Oder

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Ken Oder | 384 pp. | Amazon | Kobo | iTunes | Versione cartacea

 

L’ultimo appello, il romanzo d’esordio dell’autore americano Ken Oder diventato in breve tempo un bestseller negli Stati Uniti, è finalmente disponibile per tutti i lettori italiani.

Ambientato nella Virginia degli anni ’60, questo legal thriller è, al tempo stesso, uno spaccato storico dell’America di quel periodo e un lucido viaggio all’interno del sistema giudiziario e dei suoi punti deboli.

L’autore ha delineato un protagonista indimenticabile, l’avvocato Nate Abbitt, un antieroe che si troverà a lottare per la giustizia e per il suo riscatto personale, affrontando tutte le difficoltà di un ambiente corrotto che lui stesso, in passato, ha contribuito a rendere tale.

Quando Abbitt si renderà conto degli errori commessi e di ciò che ha perduto, inizierà un affascinante viaggio di redenzione che accompagnerà il lettore fino all’ultima pagina.

 

Nel 2014, la versione originale de L’ultimo appello è stata finalista negli Stati Uniti al “Premio Libro dell’anno Indiefab” della Foreward Reviews.

L’ultimo appello è disponibile sia in formato ebook su Kobo e iTunes che in versione cartacea su Amazon.

SINOSSI DE “L’ULTIMO APPELLO”

 

Cinque maggio 1968: quando due uomini si incontrano nel penitenziario di Stato della Virginia in una stanza per le visite di massima sicurezza, hanno solo una cosa in comune: entrambi vogliono le loro vite indietro.
Da un lato del divisorio in vetro siede Kenneth Deatherage, condannato a morte per lo stupro e l’omicidio brutale di una giovane donna. La giuria ha concordato con l’arringa conclusiva del procuratore: tutte le prove indicano Deatherage come il killer. Ma Deatherage afferma che le prove sono state costruite ad hoc. Egli sostiene che il giudice e il suo stesso avvocato abbiano truccato il processo contro di lui.
Dall’altro lato del divisorio siede Nate Abbitt, che era stato un procuratore di successo fino a quando provò a superare con l’alcool la crisi di mezza età che stava attraversando. Tornato finalmente in carreggiata, Nate aveva però ormai perso la sua carriera, il suo matrimonio trentennale e il rispetto di sé. Così si dedicò alla difesa penale, l’unico incarico che avrebbe potuto ottenere.
Quando il tribunale lo nomina per rappresentare Deatherage in appello, Nate non crede alla storia del complotto dietro la decisione di mandare Deatherage alla sedia elettrica. Ma, nel momento in cui la sua indagine svelerà alcuni indizi di corruzione all’interno del sistema giudiziario della contea, egli stesso si ritroverà accusato di omicidio da parte degli stessi poteri che avevano dichiarato colpevole il suo cliente.
Per salvare se stesso, Nate rischierà la propria vita e la vita degli altri, e nel corso del processo scoprirà che lui e Deatherage hanno in comune molto più di quanto egli non voglia ammettere.

Frasi tratte dal libro

 “Nate scrutò il volto di Deatherage un’ultima volta. Sembrava che stesse dicendo la verità, ma Nate aveva condannato bravi bugiardi sulla base di molte meno prove in confronto a quelle che incastravano Deatherage.

“Vedrò cosa riesco a scoprire.” Appese il telefono e chiuse la valigetta.

L’espressione di Deatherage era piena di speranza. Alzò la mano in un silenzioso saluto. Nate ricambiò con un gesto esitante.”

 “Nate non aveva mai visto George così stanco. “E tu, George? Hai ceduto alla frustrazione per il sistema della giustizia?”

Un debole sorriso attraversò il volto di George. “Io no, Nate. Devo ammettere che sono stato tentato. L’onere dell’accusa è troppo grande. I giudici d’appello interpretano la Costituzione ignorando i diritti delle vittime e proteggendo il colpevole dal minimo rischio d’ingiustizia. Sai come si dice: meglio cento uomini colpevoli in libertà che un uomo innocente in prigione.” George fece una smorfia. “Dillo alle vittime dei cento uomini colpevoli. Sono frustrato, ma non ho ceduto. Non oltrepasso i limiti. Non infrango la legge.”

 “Le darò un’altra possibilità” disse Nate. “Andrò di nuovo a Bloxton per indagare sulla sua versione dei fatti. Se mi ha mentito anche questa volta, ho chiuso con lei.”

“Grazie per restarmi vicino. Mi dispiace averle mentito. Non succederà mai più. Le ho detto la verità questa volta, tutta la verità.”

Link per l’acquisto de L’ultimo appello:

https://store.kobobooks.com/it-it/ebook/l-ultimo-appello (Kobo)

https://itunes.apple.com/it/book/id1135618435 (iTunes)

https://www.amazon.it/Lultimo-appello-Ken-Oder/dp/1507151322 (Versione cartacea)

L’autore

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Ken Oder è nato in Virginia nella zona costiera vicino ai fiumi York e James, dove le installazioni militari della prima e della seconda guerra mondiale alimentarono la crescita di centri urbani come Norfolk, Hampton e Newport News. Suo padre lavorò prima per il Navy Mine Depot a Yorktown e poi come commerciante di Hudson, finché non ricevette la chiamata al ministero della predicazione. Quando divenne ministro della Chiesa Metodista di Mount Moriah nel 1960, la famiglia si trasferì a White Hall, in Virginia, un paesino di campagna di circa cinquanta persone ai piedi dei monti Blue Ridge.

Le montagne e la cultura rurale segnavano un contrasto stridente con le movimentate pianure costiere ma, una volta superato lo shock, Ken iniziò ad amare quel posto. Le montagne e le valli sono di una bellezza spettacolare e la gente del luogo è premurosa, gentile e piuttosto coraggiosa. White Hall divenne la sua casa e l’affetto e il rispetto per quel luogo e la sua gente non lo hanno mai abbandonato.

Ken e sua moglie si sono trasferiti a Los Angeles nel 1975, dove lui ha lavorato in campo legale e come dirigente fino alla pensione. Oggi entrambi vivono accanto ai loro figli e nipoti in California, ma un pezzo del suo cuore non ha mai lasciato White Hall e lo dimostra il fatto che quel posto e quel tempo passato emergono sempre nelle sue storie.

Segui Ken Oder sui social network:

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Website: http://www.kenoder.com/

CAPITOLO DI APERTURA DE “L’ULTIMO APPELLO”

CAPITOLO 1

Il prigioniero

5 maggio 1968

Una guardia carceraria condusse Nate Abbitt in una stanza chiamata “Visite A – Massima Sicurezza” e chiuse la porta. La stanza era suddivisa in più parti da vetri insonorizzati, con banchi allineati al divisorio centrale e telefoni appesi alle pareti su ciascun lato. Nate si sedette al tavolo e tirò fuori dei documenti dalla sua valigetta. Passando sotto il blocco di celle, aveva udito tuoni e fulmini che poi si affievolirono a mano a mano che si allontanava. Chiuse gli occhi e si portò la mano tra i corti capelli grigi.  La porta a sbarre dall’altro lato del divisorio si aprì e Kenneth Deatherage entrò nella stanza. Indossava una tuta carceraria color kaki, aveva circa venticinque anni, altezza media, il viso tondo e florido e unti capelli rossi che gli cadevano sulle spalle. Aveva i polsi ammanettati dietro la schiena, mentre una lunga catena gli scendeva fino alle caviglie. Una guardia chiuse a chiave la porta. Deatherage si avvicinò ad essa, infilò le mani attraverso le sbarre e fissò Nate mentre la guardia gli toglieva le manette. Gli occhi azzurri di Deatherage non lasciavano trapelare alcuna traccia dei crimini di cui era accusato – aggressione, stupro, omicidio. La guardia si allontanò, Deatherage si sedette sulla sedia e afferrò il telefono. Nate prese il telefono dall’altra parte.  “Chi è lei?” disse Deatherage. “Nate Abbitt.” “Cosa vuole?” “Ha ricevuto la mia lettera di presentazione?” “Non voglio firmare per la posta. E loro non me la danno senza che io abbia firmato.” “Sono un avvocato. La corte mi ha chiesto di rappresentarla.”“Cosa è successo a Swiller?” “Randolph Swiller è morto per un attacco di cuore il mese scorso.” Deatherage fece una pausa. “Ha presentato la richiesta di appello prima di morire?”“No.” “Hanno fissato una nuova data di esecuzione?”“No. La data di esecuzione è stata rinviata a tempo indeterminato. Swiller glielo ha spiegato, vero?”

“Non ho più visto Swiller da quando mi hanno buttato dentro questo buco. Il direttore mi ha detto che hanno spostato la data, ma non mi ha spiegato il perché.”

“Al momento ci sono numerosi casi pendenti davanti alla Corte Suprema degli Stati Uniti che sta valutando la costituzionalità della pena di morte. È stata decisa la sospensione nazionale di tutte le esecuzioni finché la corte non avrà deliberato al riguardo. Per questo tutte le date di esecuzione in Virginia sono state rinviate a tempo indeterminato.”

Deatherage sembrò sorpreso. “Fino a quando rimanderanno le esecuzioni?”

“Il tribunale non prenderà una decisione prima di un anno o due.”

“Un anno o due.” Il corpo imponente di Deatherage si sistemò sulla sedia. Ridacchiò. “Che mi venga un accidente! Un anno o due.”

Nate mise su un vassoio di metallo una richiesta per la corte, una lettera e una penna poi, attraverso un’apertura del vetro, spinse il vassoio verso Deatherage.

“La corte mi ha chiesto di occuparmi del suo caso, ma è necessario il suo consenso. Ho preparato questi documenti. Nella richiesta per la corte lei dichiara di voler essere rappresentato da me. Se la firma, io la presenterò alla corte e inizierò a rivedere il suo caso. La lettera, invece, è da parte sua e indirizzata all’ufficio di Swiller per chiedere all’incaricato di mandarmi la documentazione del suo ex avvocato. L’ufficio non può rilasciarmi i documenti senza il suo consenso perché l’obbligo di segretezza nel rapporto avvocato-cliente li protegge dalla divulgazione.”

Deatherage seguì con gli occhi la cicatrice che percorreva la fronte di Nate per poi scendere lungo il lato della mascella. “Cosa è successo alla sua faccia?”

“Ho avuto un incidente in auto.” Nate indicò la richiesta e la lettera. “Legga i documenti e mi dica cosa intende fare.”

Deatherage fissò la cicatrice di Nate per qualche istante e poi guardò i documenti. Muoveva le labbra mentre il suo dito scorreva sotto ogni riga. Quando arrivò all’ultima pagina, diede un’occhiata veloce al nome di Nate. “Nathan A. Abbitt. Ho già sentito il suo nome da qualche parte.”

“Ero un procuratore. Ho perseguito alcuni degli uomini che si trovano qui con lei.”

Deatherage aggrottò la fronte. “Lei è quell’avvocato disonesto, quello della contea di Selk che hanno rimosso dall’incarico di legale della contea.”

Nate non mostrò nulla a Deatherage, dal suo volto non trapelò alcun cambiamento di espressione, né di colore e nessun segno di disagio.

“Lei è quello che ha mandato Jimmy Deeks nel braccio della morte.”

Nate non disse nulla.

“Accusano Jimmy Deeks di aver infilato una pallottola nella testa del padre mentre dormiva, ma Deeks afferma di non averlo fatto.”

“Deeks sta mentendo.” Nate indicò di nuovo i documenti. “Decida cosa vuol fare.”

Deatherage si sporse in avanti e puntò il dito verso Nate. “Deeks dice che lei è un disonesto. Dice che ha incastrato un uomo, un ritardato. Dice che ha convinto il ritardato a firmare una falsa confessione in cui dichiarava di aver ucciso qualcuno, quando invece non lo aveva fatto. Deeks mi ha detto che il vecchio giudice della contea di Selk l’ha beccata e le ha tolto l’incarico di avvocato della contea. Il vecchio giudice ha cercato di mantenere segreto quello che lei ha combinato, ma Deeks dice che nella contea di Selk tutti lo sanno.”

“Quel caso non ha nulla a che fare con lei.”

“Non ho il diritto di sapere se ha incastrato un uomo?”

“Ha il diritto di rifiutare il mio incarico. Lo rifiuti ed io andrò via. La corte le assegnerà un altro avvocato.”

Deatherage fissò Nate a lungo.

“Faccia la sua scelta,” disse Nate.

“Lei era un avvocato di successo della contea. Perché è passato dall’altra parte?”

“Devo rifarmi una vita.”

“Perché ha accettato di seguire il mio caso?”

“La costituzione le riconosce il diritto ad avere un legale.”

“Pensa che l’abbia uccisa, non è vero?”

“Non lo so. Non mi importa.”

Deatherage rimase in silenzio.

“Prenda una decisione,” disse Nate.

“Non lo so, signore. Lei mi sembra un po’ scoraggiato. Quanti anni ha?”

“Cinquantasei.”

“Sembra più vecchio. Ha l’aria stanca ed esausta, come se non avesse più nulla per cui lottare. Per quanto tempo è stato un avvocato della contea?”

“Ventisei anni.”

“E quanti uomini ha mandato in questo inferno?”

“Non ho tenuto il conto.”

“Quanti ne ha mandati nel braccio della morte?”

Nate valutò se rispondere alla domanda. Poi disse: “Quattro.”

“Sono morti con la sedia elettrica?”

“Tutti tranne Deeks. Ha beneficiato della moratoria, la stessa che ha ottenuto lei.”

“Ha assistito alle esecuzioni?”

“Soltanto a un paio.”

Gli occhi di Deatherage fissavano la profonda cicatrice di Nate. “Dunque, li ha visti compiere le esecuzioni. Questo gioca a suo favore, suppongo. Sa cosa vuol dire quando tirano la leva e iniettano il liquido letale nel corpo di un uomo. Nessuno può rimanere a guardarli giustiziare un uomo e non voler far nulla per fermarli.”

Nate ricambiò lo sguardo fisso di Deatherage e non disse nulla.

Deatherage proseguì: “Se ha incastrato il ritardato, sa come si fa. Questo è un altro punto a suo favore. Inoltre è da escludere che lavori per loro. L’hanno rimossa dal suo incarico alla contea, dunque non si fidano più di lei. Probabilmente è l’unica persona che potrebbero inviare qui che non lavora per loro.”

“Faccia la sua scelta,” disse ancora una volta Nate.

Deatherage guardò i documenti. In lontananza si sentiva un fragore di tuoni quasi impercettibile. Firmò la richiesta e la lettera e li spinse dall’altra parte del vetro attraverso la fessura. Nate fissò per un attimo quella richiesta che metteva ufficialmente lui tra Deatherage e la sedia elettrica.

“Mi hanno incastrato,” disse Deatherage. “Swiller, il giudice Herring, lo sceriffo e Dio sa chi altro, l’intera squadra della contea di Buck ha truccato il processo per condannarmi. Non l’ho uccisa.”

Nate mise i documenti nella sua borsa. “Ci rivedremo dopo che avrò rivisto l’intera documentazione.” Riattaccò il telefono. Deatherage aggiunse qualcos’altro, ma Nate non poteva più sentirlo attraverso il vetro insonorizzato. Non gli importava cosa Deatherage avesse da dire.

Nate lasciò la sala “Visite A – Massima Sicurezza” e tornò alla scrivania della guardia. La guardia era un uomo basso e tarchiato, dalle sopracciglia folte. Spinse un registro sulla scrivania in direzione di Nate, il quale lo firmò e indicò l’orario della sua uscita.

“È stato uno dei suoi clienti a farla?” chiese la guardia.

“Che cosa?”

“Quella grande e vecchia cicatrice. Uno dei suoi clienti l’ha sfregiata?”

Nate si allontanò dalla guardia, aprì la porta della prigione e lasciò il penitenziario sotto una pioggia battente.

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