I Riceracconti di Marilù

Uffa, non ne posso più!
Mio marito s’è fatto crescere la barba, saranno ormai un paio d’anni. Dice che ha fatto, non so, un fioretto o una promessa e che la taglierà prima o poi.  Io non ho idea di cosa ci sia all’origine e spero tanto che “l’evento” si manifesti il prima possibile.
C’è un senso estetico in ogni cosa, la mia vorrebbe essere una domanda.
In tutte le cose? Proprio tutte?
Per esempio nella barba di mio marito? 
Parliamone. È brutta, lascia scorie nei lavandini al mattino, dubito fortemente favorisca l’igiene complessiva. Eppure a mio figlio non dispiace… (ma lo conosciamo ormai il nostro piccolo traditore appartenente alla confraternita dei maschi, buoni solo a guardare le partite alla tele, le partite al campo , le partite sul telefono… mettetegli dinnanzi una qualsiasi roba tonda che rotola e li avrete irrimediabilmente persi…).
All’inizio pensavo fosse solo colpa di Sky così come per l’omicidio è colpa del fabbricante di pistole o lo stupro della minigonna,  in realtà ci dev’essere nel maschio una semplice  menomazione neuronale.
Torniamo al senso estetico delle cose, la barba forse no ma che dire di un paio di baffi alla Freddy Mercury? Macho, omo e bi- allo stesso tempo, vale quindi per ogni stagione. Non vi da la stessa idea?
Calcio. Pensate alle scarpette da calcio di mio figlio, arancio fluo, e confrontatele nella memoria con le vecchie Adidas nere con le righine bianche viste fino ieri.
Tanto rigore e poche righe, nessun colore, ma talento da dimostrare.

Lo stesso talento che ha dovuto dimostrare André Agassi a Wimbledon presentandosi con un per lui improbabile completino bianco a discapito del solito multicolor cangiante verde acido e capello al vento mechato. Eppure ha vinto. In bianco, come in una nuvola di panna montata; colore o rigore?
Nelle giacche pastello con le spalline tipo Miami Vice, nelle morbide pieghe blu di Armani, nel rigore minimalista di Jil Sander o l’etnico essenziale di Gigli, in tutte queste rappresentazioni di stile vive un’estetica differente che ha avuto per anni seguaci incalliti, accomunati da un fideismo che portava quasi a classificare le persone .
Negli ultimi secoli, una volta scoperto che la terra girava attorno al sole e che era rotonda, ci siamo dedicati nuovamente ai temi della percezione sensibile e della ricerca di una estetica o meglio della critica estetica . Se esista un bello soggettivo diverso da quello oggettivo  e se il secondo sia appannaggio esclusivo della natura e quindi della sua semplicità e se la ricerca di un tratto ancestrale comune ai nostri ricordi riconduca infine al bello.
Natura, naturale, la ricerca della semplicità sembra il nuovo mantra che sta crescendo nella nostra società. Nella moda spariscono le convenzioni, i bancari non portano più la cravatta o scrivono libri ,  l’amministratore della Fiat porta sempre lo stesso pullover.
Anche nel nostro quotidiano e nella nostra alimentazione  il  “bio” e il “ vegetariano”  stanno  declinando via via verso  il vegano che sembra il loro confine naturale.
Ma se per la cravatta perduta di mio marito ci si può stare (anche se personalmente la ritengo in alcune circostanze imprescindibile) e se il bancario che scrive libri gialli al massimo è o non è bravo,  per il vegano ho il timore , dovuto a mia scarsa conoscenza, che ciò possa rappresentare una forma di radicalismo che spero non sia tendenzialmente  intollerante.
Quale  senso estetico nel ritorno alla natura e nella  ricerca e recupero delle origini ?
Un po’ ce lo insegna Emidio Pepe, un vignaiolo,  che ci riporta per terra, o meglio alla terra .
Non è sicuramente uno sprovveduto se è vero che le sue bottiglie sono in lista nei ristoranti di Bastianich da quarant’anni ed una sua bottiglia di Montepulciano ha battuto all’asta oltre 4.000€ a New York.
Ma è ancora un contadino che del rigore e del ritorno alle origini ha fatto il suo timbro. Azienda di confine fra Marche ed Abruzzo, fondata alla fine dell’ottocento, capoazienda e capofamiglia ancora in sella e legato alla tradizione. Pesticidi zero, al limite il “verderame”, nessun prodotto chimico,  potatura e selezione a mano, nessun procedimento meccanico in vigna, piante vecchissime, in cantina né legni pregiati ne macchine né lieviti particolari , un affinamento lunghissimo in bottiglia come un tempo. Dimenticavo : pigiatura con i piedi… fatevi un giro sul suo sito e leggete.
Nel marchigiano si sono storicizzate ed identificate negli stessi valori negli anni molte aziende che hanno precorso la via del biologico e una scelta di lavoro meno facile nel rispetto per la natura; nella zona di Offida , fra le altre, Ciù Ciù e Aurora.
Ed in epoca di Vinitaly ricordiamo anche che si è affermata  a Cerea, poco distante da Verona, una rassegna chiamata “ViniVeri” dove gli eredi di quell’anarchico di Veronelli e di Josko Gravner mostrano che è possibile un ritorno alla terra in una economia sostenibile.
Nel frattempo m’è venuta fame..
 
Fusilli melanzane e ricotta
 
Sufficientemente veloce per fare bella figura con poco tempo a disposizione e restare al tempo stesso a chiacchierare  con i propri ospiti, non serve una particolare concentrazione (ricordati però di salare l’acqua quando bolle…)
 
Cosa serve per 6 persone:

 

  • Mezzo kilo di pasta secca ( i fusilli lunghi bucati ) oppure, meglio,  quella fresca . E allora cercheremo per esempio i fusilli Cilentani , insomma fate voi ma considerate che ne servono almeno 750g.
  • 4 melanzane nere lunghe, una piantina in vasetto di basilico, una confezione di pomodorini datterini ed un barattolino di passata, due spicchi d’ aglio, peperoncino piccante, olio da frittura, carta assorbente, sale
  • Almeno mezzo kilo di ricotta fresca, fatevela dare cremosa,  ricotta forte da grattugia .

 

 
Partiamo:

 

  • Melanzane a fettine sottili, salale e riposale ( quanto? Non so. Se lo chiedessi a mia madre mi risponderebbe “non riposo nemmeno io, perché dovrebbero farlo le melanzane…”). Prepara l’olio che si scaldi bene
  • Metti sul fuoco la padella più grande che hai (dovrà alla fine contenere il tutto), un filo d’olio, gli spicchi d’aglio e quando è caldo aggiungi i pomodorini spaccati in due, pizzico di sale,  controlla che non brucino ma “passino”, quando l’olio è diventato un bell’arancione e i pomodori ti sembrano appassiti bene aggiungi un po’ di passata di pomodoro, sale e peperoncino a creare un sughetto.
  • Nel mentre butta le melanzane a friggere e quindi poi scolale e falle asciugare bene sulla assorbente. Pizzico di sale ( occhio che abbiamo già salato anche il pomodoro, regolatevi)
  • Togli la padella delle melanzane e metti su la pentola d’acqua per la pasta, nel frattempo il pomodoro sta andando lento (che dici, togliamo ora l’aglio?)
  • “Mamma butta la pasta”, ti sei ricordata il sale? Hai letto quanti minuti prima di gettare la confezione? È già pronta? Allora era quella fresca..

 

 
Terminiamo :

 

  • Nella padellona del pomodoro buttiamo la pasta scolata un po’ al dente, poi la ricotta fresca (tutta o anche meno a tuo piacimento ) e manteca mescolando due minuti a fiamma bassa, aggiungi le melanzane scolate bene.
  • Passa ora il tutto nella terrina di portata, copri con un filo d’olio buono, il basilico fresco e una grattugiata grossolana di ricotta stagionata .

 

 
Beviamo:
dopo tutto il parlare che abbiamo fatto sui vini biologici , biodinamici e “vini veri”  mi sarebbe piaciuto bere un Barricadero di Aurora, non fosse altro che per quel suo nome che ricorda le canzoni di Giovanni Lindo Ferretti all’epoca nei CCCP ( a proposito , ma che fine ha fatto Ferretti? Mah!)
Ma è troppo impegnativa la bottiglia e spinto il prezzo per una pastasciutta. Viriamo allora, sempre Aurora, su un Rosso Piceno, meno di 10€ e gira bene anche sui salumi e formaggi che servirai a seguire.
 
A presto,
sempre vostra Marilù.

 

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