Oggi parliamo con… Piera Carlomagno (a cura di A. Noseda)

Incontriamo per un caffè nella sua Salerno Piera Carlomagno ora in libreria con “L’anello debole “.

Buongiorno Piera e grazie per il tuo tempo! –

Grazie a te, è sempre una fortuna passare il tempo parlando di libri e scrittura. Anche di cucina, certo

Ci racconti di te? Chi sei e perché leggi e scrivi? –

Sono una giornalista professionista. Leggo da quando i miei nonni mi regalarono “Fabiola” di Wiseman e “Il principe e il povero” di Mark Twain. Avevo otto anni e rimasi incantata da quelle storie. Ricordo di aver guardato le copertine continuamente mentre leggevo, tanto era forte quell’esperienza di associare, nella mia mente, parole a immagini. Cercavo conferme nelle uniche figure presenti. Poi devi sapere che ero timidissima, non parlavo, la voce non mi usciva proprio. E quindi scrivevo per mettere in ordine idee e pensieri. Finché non ho deciso di scrivere per lavoro e sono diventata giornalista. Ma il mio sogno era scrivere un romanzo. Mi sembrava impossibile, invece poi l’ho fatto.

In tre righe, di cosa parla “L’anello debole “? –

“L’anello debole”, pubblicato da CentoAutori, è il mio secondo romanzo giallo. Parla di una donna bellissima trovata ammazzata in un quartiere popolare di Napoli dove nessuno sa chi sia. Lei viene da un altro ambiente e sarà questo il primo mistero della nuova indagine del commissario Baricco, torinese che lavora nella città dell’accoglienza per eccellenza. I suoi informatori sono “i sussurri e le grida dei vicoli”, i suoi collaboratori un avvocato e una giornalista de Il Mattino.

Tre buoni motivi per cui va assolutamente letto? –

E’ una finestra su una Napoli poco conosciuta; al Lomellina in giallo dove ho vinto uno dei quattro premi per questo romanzo, mi hanno detto che è un giallo con le atmosfere della commedia di Eduardo; ha un intreccio interessante e un linguaggio accattivante e poi… non c’è niente di simile in circolazione.

Tre libri che sono per te un benchmark? –

“La caduta” di Albert Camus, “Opinioni di un clown” di Heinrich Boll, “Il lupo della steppa” di Hermann Hesse.

Prossimi progetti? –

E’ appena uscito “L’invito” in ebook, romanzo breve pubblicato dalla Compagnia editoriale Aliberti, nella collana LOVE. E’ un romanzo che unisce il rosso della passione con il nero dell’anima, un passion-noir dico io. A giugno ci saranno miei racconti in due antologie e il terzo giallo con protagonista il commissario Baricco è già pronto.

Un consiglio ad un collega che ha il suo racconto nel cassetto? –

E’ già nel cassetto? Allora mandalo a piccole, ma serie case editrici, non pagare mai per pubblicare, partecipa a concorsi. Nel cassetto c’è solo il sogno? Scrivi, senza risparmiarti, senza nasconderti, metti su carta il meglio e il peggio di te. E leggi. Sempre.

Grazie per la chiacchierata. Come consuetudine di Giallo e Cucina ti chiediamo una ricetta e una citazione che ami!

Ahi! Non cucino quasi mai e non ho buona memoria. So fare bene il gateau, con le patate rosse, le uova, il latte, il formaggio, il sale e il pepe. La citazione? “Tu non sei esattamente il tipo di persona che ci si aspetterebbe di vedere in un posto come questo”. E’ l’incipit di “Le mille luci di New York” di McInerney. Crea aspettative intriganti.

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