Stasera, al cinema… Zona d’Ombra – Una scomoda verità

Zona d’Ombra – Una scomoda verità  – Recensione di Anna Trovati

 

Zona d’Ombra – Una scomoda verità: si intitola così il  film con Will Smith diretto da Peter Landesman che ho visto recentemente. Tratto da una storia vera, è la vicenda di Bennet Omalu, patologo forense nigeriano, residente negli Stati Uniti. Religioso, idealista, altruista Omalu è uno che parla con i cadaveri da sottoporre ad esame autoptico chiedendo collaborazione per scoprire la verità.  Un giorno, nel suo laboratorio di Pittsburgh, arriva Mike Iron Webster, leggenda del football statunitense. È morto a soli 50 anni, in condizioni drammatiche e in povertà . Il medico scopre qualcosa di strano nel suo cervello, apparentemente, senza problemi; capisce che i sintomi che accusava l’atleta, come deliri mentali, allucinazioni ecc., possono essere il frutto dei continui micro-traumi cranici, circa 25.000, che un giocatore professionista subisce nella sua carriera. Ma quanti possono esserci come Webster? E come può accogliere una notizia del genere il colosso della National Football League, potentato dello sport più famoso negli States? Comincia così una dura Battaglia tra l’etico e perseverante Omalu e la “Resistenza” della NFL .

La storia che porta al cinema Peter Landesman,  è tratta dall’articolo di Jeanne Marie Laskas per GQ ”un dottore cambiò il football per sempre”. Una  vicenda molto interessante e drammatica, che in Italia non si conosce tanto, ma che contiene tutti i “detonatori”  di una grande storia: il conflitto d’interessi, L’etica professionale contro il business, il mito del “self made man” e, nello specifico, gli Usa  paese dell’Opportunità.

Zona d’Ombra – Una scomoda verità ha un grandissimo potenziale: prima di essere una cronaca sportiva e scientifica, è la storia di un uomo e della sua lotta personale, professionale e sociale. L’altra faccia   del racconto è la lotta di Omalu per diventare cittadino americano, paese che lui ama alla follia, ma dal quale si sente tradito. Will Smith offre una recitazione intensa e dolorosa: spesso i primi piani lo inquadrano mostrando l’intensità della sua interpretazione, gli occhi sempre concentrati, a volte umidi di rabbia e delusione , a volte fieri e coraggiosi…

C’è una battuta molto bella, di quelle che ti segnano come una sberla in faccia citata all’interno del film: “L’NFL possiede un intero giorno della settimana”. Anche al di là delle implicazioni oscure, gli sport nazionali, qualunque essi siano, spesso prendono il dominio di parte del tempo di un uomo, diventando dei rituali, ma soprattutto delle attività di così elevata rilevanza economica che in certi casi, come quello di Zona d’Ombra, possono deragliare e fagocitare i protagonisti. Come si spiega bene nella pellicola, se si venisse a sapere di possibili correlazione tra il football e la CTE, la “encefalopatia traumatica cronica”, migliaia di genitori priverebbero i propri figli del noto sport, minando alla base un sistema estremamente redditizio.

Il tema del film è molto forte: in questa pellicola l’ombra è solo una parola nel titolo. I cattivi sono i cattivi e i buoni sono buoni. Omalu è il classico eroe senza macchia e il film lo dipinge come un santo e ne narra le gesta. Il tutto risulta piuttosto didascalico. Resto anche un po’ delusa dalla mancanza di approfondimento del rapporto con la moglie, una di quelle che non ti mollano, ( Gugu Mbata Raw) che gli darà poi due figlie.

Un film per chi ha voglia di non staccare per forza il cervello , ma desidera conoscere questa grande , triste, dura storia vera su Sport e Salute.

Buona Visione,

Anna Trovati

 

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