Oggi parliamo con… Anna Maria Falchi. Intervista a cura di Alessandro Noseda.

Buongiorno Anna e grazie per averci concesso un po’ del tuo tempo! Quando, come e perché è  nato il tuo amore per la scrittura?

Credo proprio di averla sempre amata. Ho iniziato a farlo fin dai primi giorni di scuola, quando trascorrevo intere giornate a scrivere perché poterlo fare mi sembrava addirittura un miracolo.

Da grande ho scoperto che scrivere mi calma. Sono una persona molto emotiva, uso la scrittura per placare l’agitazione, riordinare i pensieri ed esprimere agli altri ciò che provo o ciò che penso, senza farmi cogliere dalla fretta di finire la frase. La scrittura per me è un rifugio, è benessere, è il piacere di stare da sola con le mie parole, di fantasticare, la scrittura per me è libertà.

Molto più difficile è stata invece la decisione di far leggere i miei scritti e renderli pubblici, fino a tre anni fa non mi era mai passata per la testa l’idea di pubblicare qualcosa, meno che mai un romanzo.

 

Carta o p.c.? Hai un posto dove trovi ispirazione o scrivi ovunque?

Indubbiamente p.c. e per un motivo molto pratico: ho una calligrafia illeggibile. Talvolta nemmeno io riesco a ‘tradurre’ ciò che ho scritto solo il giorno prima. Sarebbe una vera tortura rileggere un mio manoscritto. A volte prendo appunti su fogli di fortuna e, se riesco a decifrarli, quando torno a casa li copio su un file. Ho decine di cartelle che raccolgono frasi, aneddoti, brevi pensieri o anche avvenimenti particolari che ho paura di dimenticare.

Decidi una scaletta che segui o ti fai condurre dalla narrazione?

Quando scrivo mi lascio condurre e a volte trascinare dalla narrazione. In genere la storia che voglio raccontare è già nella mia testa, devo solo trovare il tempo di scriverla. Poi però leggo e rileggo il testo decine di volte. Correggo, aggiungo, taglio e asciugo fino a ottenere un narrazione fluida e chiara. Quando e se decido di tentare la pubblicazione, allora faccio leggere la prima bozza ad alcuni amici fidati e soprattutto sinceri. Se la storia funziona, se piace, se riesco a far provare lo stesso piacere che ho provato io nello scriverla, allora intervengo sul testo.

 

“L’isola delle lepri” ti sta dando grandi soddisfazioni. Dacci tre buone ragioni per leggerlo.

Non è mai facile parlare del proprio romanzo con il giusto distacco. Lo farò attraverso le parole di alcuni miei lettori e di alcune recensioni. È una storia a tratti feroce, crudele ma raccontata con delicatezza. È un romanzo che ha il ‘sapore del focolare, della capacità di tramandare una storia di padre in figlio, pagina dopo pagina’. È una storia narrata con una scrittura semplice, con una prosa elegante. È una storia raccontata con il cuore, sincera, appassionata. Forse ne son venute fuori quattro, che faccio lascio?

 

Come lettrice quali libri acquisti, cosa ami leggere? E se devi regalare un libro come lo scegli?

Amo soprattutto gli autori italiani, classici ma anche contemporanei, sebbene alcuni scaffali della mia libreria siano dedicati alla letteratura straniera, in particolare sud americana e spagnola.

Amo le storie che scavano nell’animo umano, i personaggi devono prendere forma nella mia mente e divenire reali, mentre  leggo mi capita di immaginare anche il tono della loro voce. Non amo le storie scontate, o quelle troppo lontane dalla realtà o ancora trattate con superficialità; non amo i romanzi scritti per accontentare le aspettative del lettore, preferisco quelli che mi stupiscono e che, magari, alla fine del libro, mi lasciano con un sorriso sulle labbra, ma anche con l’amaro in bocca. In genere regalo solo libri che ho già letto e che mi hanno appassionato. Non posso rischiare di regalare un romanzo senza sapere di cosa parla, magari solo per averne sentito parlare, è da irresponsabili. Con un libro si regalano sensazioni, emozioni, è un regalo che deve essere scelto con cura. Di solito regalo libri solo a persone che conosco molto bene.

 

Ora a cosa stai lavorando?

Tra pochi giorni, il 24 marzo, esce il mio secondo romanzo, La spiaggia di quarzo (Ugo Guanda Editore). Sono molto emozionata, ma anche molto preoccupata. La pubblicazione di un libro è un momento importante, prendi coscienza del distacco, realizzi che quella storia non è più solo tua e dovrai gestire il peso della condivisione. In ogni modo sono contenta.

Sto lavorando ad alcuni racconti brevi, vedremo.

 

Uno o più autori che ami particolarmente e perché?

Amo fortemente la Ginzburg, per quel suo modo di scrivere limpido e diretto. Adoro Laura Bosio, la sua scrittura è forza e dolcezza al tempo stesso, e poi ancora Michela Murgia, Paola Mastrocola.

Tra gli autori apprezzo molto Marco Vichi, Marcello Fois, Fabio Genovesi, Giancarlo Carofiglio, Sergio Atzeni, Beppe Fenoglio, Georges Simenon ma ce ne sarebbero ancora tanti altri. Mi piace cambiare le letture a seconda del luogo, del momento, del mio stato d’animo.

 

Tra i nostri lettori, molti scrittori. Un consiglio a chi ha il proprio romanzo ancora chiuso nel cassetto?

Trovate il coraggio di separarvene. Aprite quel cassetto e fatevi leggere. Non voglio generare false aspettative, ma se la storia narrata è bella e scritta bene prima o poi sarà apprezzata. Però fatelo solo quando vi sentirete pronti per affrontare il giudizio vero e senza sconti, quello del lettore.

 

Grazie per la bella chiacchierata. Ora, come tradizione di Giallo e Cucina ti chiediamo di salutarci con una citazione ed una ricetta di cucina che ami!

Sono vegetariana da una vita, ho smesso di mangiare carne fin da bambina. Mia nonna era contadina , allevava gli animali che io accudivo con amore fino a che non finivano a cuocere nel sugo di un tegame.

Un piatto che mi viene particolarmente bene sono le melanzane alla parmigiana. Taglio a fette sottili le melanzane, le friggo con cura e le lascio riposare affinché rimangano molto asciutte,  poi le condisco con pomodoro e parmigiano in abbondanza, le adoro.

Una citazione? Ama la vita che vivi, vivi la vita che ami (Bob Marley)

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