I riceracconti di Marilù

Sto davanti alla tele, un anonimo mercoledì sera omologato come tutto l’inverno, con i miei che guardano la partita ed io esiliata a vedere “Chi l’ha visto”.

Nessuno mi può disturbare, se chiama la Marghe risponderò domani, mia sorella non esiste, figuriamoci mio cognato…l’unica che passa il filtro è mia mamma, ma me la deve “portare” Enri facendo l’unico sforzo settimanale, quello di sollevarsi dal divano.

Lo ammetto è la mia droga, la giustificazione collettiva del farsi gli affaracci altrui, il poter commentare le vite degli altri senza dover soffrire in pudore. Potrei guardarlo per ore, studiare la giornalista/conduttrice che tesse la sua tela stringendo via via verso la vittima designata. Colpevole reale o meno sarà la nostra vittima settimanale, il nostro monsieur Maloussene, la nostra necessità romanzesca. Può un assassino essere ridicolo?

Negli anni la ricerca del familiare scomparso si è trasformata.

In origine sembrava la parodia del “riusciranno i nostri eroi a …” di Ettore Scola, poi con questo nuovo taglio si è trasformato il tutto in un noir fatto di vittime sacrificate, carnefici familiari, vicende di danaro e infine devianze sessuali.

Diamine, tutto quello che si può cercare in un libro: passioni , tradimenti, sangue e mistero. Se poi il lietofine è dato in diretta… successo assicurato! A volte la vicenda viene risolta dai carabinieri o con la confessione del reo. Se  però ciò accade lontano dalla trasmissione o nei periodi di sosta…sembra quasi che la giornalista se ne dolga. In fondo anche a noi piace l’immediatezza della soluzione rispetto al problema. È come il ghiaccio sulla botta, se lo metti domani non serve a nulla. Il parmigiano a caldo…

La trasmissione scorre via, il colpo di scena di una telefonata ed il rassicurante monito “ti troveremo”, colpevole o fuggitivo che tu sia. Si, perché, alla fine in un mercoledì sera omologato, a noi interessa andare a letto e dormire, se non sereni almeno con l’ipotesi di serenità.

Venerdì se ne è andato per un momento Umberto Eco, forse sarà solo sonno arretrato.

È però definitivamente cessata la “bustina di Minerva” in fondo all’Espresso che, per me, era la prima cosa che cercavo nella rivista. Uno sguardo sulle cose e sul mondo diverso, non una voce fuori dal coro o “sopra” il coro, ma un  punto di vista critico, intelligente e divertente.

Vorrei ricordarlo così, con un estratto della prima “bustina “ in assoluto:

“ L’intitolo alla bustina di Minerva, senza riferimenti alla dea della sapienza, bensì ai fiammiferi. Quando capita che la bustina abbia il lembo interno vergine di pubblicità, gli uomini pensosi usano appuntarvi idee vaganti, numeri di telefono di donne che un giorno sarà opportuno amare, titoli di libri da comperare, o da evitare. Valentino Bompiani scriveva (e forse scrive ancora) le idee che gli passavano per la testa sul retro delle scatole di raffinatissime sigarette turche. Credo conservi migliaia di ritagli di scatole nei suoi archivi, e molte delle sue iniziative editoriali sono cominciate così. Dal numero delle schede accumulate felicemente, direi che il fumo non fa male. (…)
Per intanto bustine: sull’ultimo libro non letto, sull’intuizione che ci ha attraversato la mente in autostrada mentre si frenava per non finire in coda a un Tir, sull’essere e il nulla, sui passi celebri di Fred Astaire. Poi si vedrà. (…)
Primo pensiero. Sto seguendo il Colombo televisivo, né intendo rubare il mestiere al titolare della rubrica apposita. Semplicemente (e accade ogni qual volta si rilegge la storia di Colombo) stupisce quanto si possa andare lontano con una idea sbagliata. Anzi, con un pacchetto di idee tutte sbagliate: sbagliato il calcolo delle dimensioni della terra, sbagliato il credito dato a certi cartografi, sbagliato il progetto di redenzione dei selvaggi asiatici, sbagliato persino l’investimento economico (…)

 

La carbonara “sbagliata” di Heinz Beck con un Martini “sbagliato”

 

Preparazione un po’ lunga ma che si può ovviare all’insaputa dello chef senza farne menzione con nessuno. Per l’originale almeno un paio d’ore ( recuperando nei tempi di cottura gli spazi per le altre lavorazioni) se si è bravi.

 

Cosa serve:

 

  • Occorrente per una pasta fresca all’uovo ( alternativa comprarla fatta) > un uovo ogni etto di farina. Se la voglio più “gialla” e uso un misto di farine doppio0 e semola aumento le uova, ma solo in tuorlo. Per esempio per 4 persone 250g di farina, 3 rossi ed un uovo intero. 20 minuti + 30’ di riposo. Fontana di farina, rompi le uova al centro, pizzico di sale e infila le mani…impasta per bene con il tipico gesto che ricordiamo tutti. Quando hai terminato avvolgi la pallotta nella pellicola e metti a riposare in frigo. È ovvio che 20 minuti di lavorazione e mezzora di riposo sono il minimo legale… più la lavori meglio è e riposare anche un’ora.
  • Per il ripieno un uovo per commensale + uno per la tavola, pecorino romano da grattugiare ( 100g. per 6 persone), sale, pepe bianco, 10ml di panna montata neutra. Frusto i rossi + l’intero con il formaggio per un composto omogeneo che una volta ottenuto termino aggiungendo la panna per crearne una crema morbida.
  • Per il condimento > 100g di guanciale per 6 persone, una zucchina, 50g di pecorino, qualche cucchiaio d’olio buono, un po’ di salsa di vitello che prepariamo a parte. Il guanciale a dadini o striscioline molto molto piccoli va passato in antiaderente sino a farlo asciugare e diventare croccante, l’ultimo minuto scola il grasso colato e sfuma con un goccio di bianco. Anche le zucchine le salto fiamma alta con un cucchiaio d’olio e sale alla fine . Solo un attimo perché le avrò fatte a pezzi micro.
  • Per la salsa > compra dei ritagli di vitello (un kg. compreso l’osso) che passi in forno a 200° con un filo d’olio fin che cambia colore. Rimettilo ora sul fornello e passalo ora a fiamma onesta aggiungendo cipolla, sedano, carota, pomodorini sale pepe e rosmarino, finito di rosolare abbassa la fiamma , copri con acqua e lascia andare in ebollizione per molto tempo , come per un brodo. 2 ore bastano. A cottura ultimata passalo in un filtro e raccogli la salsa. ( la carne cotta non buttarla, domani minuscole polpette…)

 

Preparazione:

 

  • Stendo la pasta nella macchinetta passandola e ripassandola almeno 4 volte. Una lingua lunga. Come a fare i tortellini ed infatti faremo con il ripieno tante piccole palline adagiate sulla pasta che chiuderemo a libretto e con la rotellina ricaveremo tanti piccoli tortelli.

La dimensione è quella solita per chiuderli rigirandoli nell’indice. Mi raccomando niente aria all’interno.

Acqua a bollire, scotto veloce per farli venire a galla. Tanto pasta e uovo sono freschi e questo deve cuocere ma non troppo . Che rimanga cremoso e non uovo strapazzato.

  • A questo punto prendo il piatto , stendo un velo con il  fondo ottenuto con il vitello, metto i tortelli , i croccanti di guanciale, la zucchina ed una spolverata di pecorino e pepe.

 

Beviamo contro corrente un Martini sbagliato:

 

  • 1/3 martini rosso, 1/3 bitter campari, 1/3 prosecco almeno dry, una fetta di arancia matura, ghiaccio.

 

A presto.

Sempre Vostra,

Marilù

 

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