Oggi parliamo con… Federico Maria Rivalta

Intervista a cura di Stefania Ghelfi Tani

Buongiorno Federico e grazie per averci concesso un po’ del tuo tempo! Raccontaci di te. Chi sei? Quando è nato il tuo amore per la scrittura?

Sono un uomo di quasi 57 anni che a 50 ha finalmente capito cosa avrebbe fatto da grande: lo scrittore. L’amore per la scrittura come quello per la lettura, credo sia nato insieme a me. Il problema è che l’ho scoperto un pochino avanti negli anni. Purtroppo non avevo molti indizi per capirlo prima: fino a diciotto anni gli unici libri che avevo letto erano quelli obbligatori a scuola. Un ragazzo che cresce a Iliade, Eneide, Odissea, I promessi sposi e La divina commedia che rapporto vuoi che abbia con i libri? Non capivo come potessero piacere. Finita l’università mi capitò per caso in mano un romanzo. Ricordo che lo aprii più per sentire l’odore della carta che non per leggerlo. Incuriosito dal titolo lessi la prima pagina. Sorpreso da non avere la necessità di usare un dizionario per comprendere il testo, arrivai fino a pagina due.

Sono convinto che chiunque arrivi a pagina due di quel libro rimanga affascinato al punto da diventare un lettore seriale. Così successe a me. Da quel giorno avrò letto più di dieci libri al mese. Alcuni due volte. E tra quelli che lessi due volte c’era anche quel libro: era il Deserto dei tartari di Dino Buzzati.

Ogni volta che ne finivo uno mi dicevo: ora comincio il mio. E un giorno, di qualche anno fa, l’ho fatto.

Il suo successo di vendite su Amazon ha fatto il resto.

 

 Oltre alla scrittura hai altri interessi, passioni, hobbies?

Ovviamente la lettura, poi adoro giocare a golf e amo disperatamente i miei due pastori tedeschi. Mi piace viaggiare e ogni volta che ho la possibilità, scappo. Te lo dico subito: in cucina sono un disastro totale.


Da Milano ai Colli Euganei…è migliorata la qualità della tua vita?

La qualità della mia di sicuro, ma non rinnego assolutamente i miei primi 46 anni a Milano. Credo che nella vita si cambi. Prima non avrei lasciato Milano nemmeno per New York. Oggi mi sento bene solo se sono lontano dalla città.


Dove scrivi? Hai un posto preferito dove trovi ispirazione?

Forse non è molto romantico ma devo confessare di scrivere un po’ dappertutto: sul tavolo in cucina, a letto mentre aspetto di prendere sonno, in treno, in aereo e perfino nei bar se ho dietro il notebook.

 

Come nascono le tue storie, quanto rubi alla fantasia e quanto c’è di autobiografico?

Di autobiografico ci sono solo alcuni episodi trascurabili. La fantasia è il vero motore della mia scrittura.


Quanto c’è di te nel protagonista Riccardo Ranieri, a parte la data di nascita?

Non voglio millantare credito: lui è nato nel 1969, io sono del ’59. Ciò premesso credo Riccardo incarni l’uomo che io avrei voluto essere e che solo in parte sono riuscito ad essere. Nella realtà credo di avere più tratti in comune con la procuratrice Giulia Dal Nero, l’altro protagonista delle avventure.


Sei un giocatore di golf come Riccardo?

Sì. E, come lui, perdo quasi sempre.


Un ristretto in tazza grande”, “Come tracce sulla sabbia” e “Il segno mancante”, dacci tre buoni motivi per leggerli

Sono tutti e tre dei gialli dalla trama solida e avvincente. La cifra stilistica è l’ironia che insieme con la comicità di alcune situazioni, regalano spesso un sorriso. Insomma, a giudicare dalle recensioni sono tutti e tre quel genere di libro capace di farti far tardi la notte e di aver voglia di riprenderlo in mano appena possibile.

Una precisazione…“Come tracce nella sabbia” era nato con un altro titolo: “Come sabbia nelle mutande”. Avevo scelto il titolo “copiando” un’espressione usata da un commentatore di rugby che la utilizzò per rispondere alla domanda del telecronista:

“Come ti sembra quel giocatore che sta entrando?”

“Il mio giudizio conta poco ma per i compagni è come avere sabbia nelle mutande!”
Mi colpì e mi piacque al punto da farne il titolo.
Poi, quando Amazon Publishing si è proposta come editore, mi ha convinto a modificare il titolo che avrebbe potuto dare l’idea di qualcosa di diverso dal tipo di romanzo che è.

 

Stili solitamente una scaletta o ti fai condurre dalla narrazione?

La scaletta c’è sempre. Nel caso di Come tracce sulla sabbia” poi, era già tutto scritto nella mia testa.


Hai trovato difficoltà nella stesura di questi romanzi?

Non parlerei di difficoltà, quanto piuttosto di lacrime e sangue! Ogni capitolo, ogni pagina, ogni riga nasconde un patrimonio personale di cultura, esperienza, emozione, pensiero. Parlare di difficoltà è riduttivo.

 

Ami avere musica di sottofondo? E se sì quale genere ami?

Amo la musica ma, quando scrivo, sono talmente concentrato che mi risulta indifferente che ci sia o meno: ascolto solo i miei pensieri.

 

Come lettore quali libri acquisti, cosa ami leggere? E se devi regalare un libro come lo scegli?

Mi piace leggere di tutto e vado a periodi. Ultimamente resto nel genere che scrivo, quindi gialli e, se possibile, divertenti.

 

Uno o più autori che ami particolarmente e perché?

Malvaldi, perché è capace di scrivere il genere che mi piace.

 

Prossimi progetti letterari in divenire?

Sono a metà del quarto libro della stessa serie.

 

Un consiglio a chi ha il suo romanzo ancora chiuso nel cassetto?

Il consiglio è di aprire quel cassetto. Però attenzione, prima di cominciare suggerisco di farsi alcune domande:

  • Sono pronto?
  • Ho delle idee?
  • Ho letto tanti libri?

Se le risposte sono affermative allora si può passare al secondo stadio:

-Voglio piacere ai lettori o è importante che piaccia a me?

-Voglio stupire con effetti speciali per attirare l’attenzione o scrivo come mangio e se piace bene se no pazienza?

-Mi chiedo se ho conoscenze tra gli editori o sono convinto che se il libro sarà bello troverà la sua strada anche da solo?

 

Se le opzioni scelte sono le seconde, non vi resta che cominciare a scrivere!

 

Grazie per la bella chiacchierata. Ora, come tradizione di Giallo e Cucina ti chiediamo di salutarci con una citazione ed una ricetta di cucina che ami!

 Visto il tema ho pensato a una citazione di Arthur Schopenhauer:

Vi sono due tipi di scrittori: coloro che scrivono per amore della cosa, e coloro che scrivono per scrivere.

 

Siccome sono un giallista scelgo il risotto alla milanese. Sulla ricetta non “voglio” essere molto preciso per lasciare suspense ma credo che uno degli ingredienti sia proprio il riso!

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